Una regione che lo scorso anno ha fatto leggermente meglio in termini di crescita economica rispetto alla media nazionale, con un più 0,9% del più 0,7% dell’intero Belpaese. Eppure il Pil regionale ancora non è tornato al livello registrato nel 2007, laddove quello nazionale è risalito a questo traguardo già nel 2022. Risale l’industria, traina l’export, mentre il turismo, dopo il boom post restrizioni da Covid, continua a crescere con ritmi tornati abbastanza in linea con i valori pre 2019. E non c’è stato l’atteso calo delle costruzioni dovuto al venir meno del Superbonus, anche perché le attività del settore pubblico tra Pnrr e Giubileo hanno compensato quelle venute meno nel privato. È la fotografia scattata dalla Banca d’Italia nel suo ultimo rapporto sull’economia regionale del Lazio, presentato oggi presso la sede regionale dell’istituzione a Roma.
Migliora l’occupazione e cala ulteriormente la disoccupazione, ma con una dinamica bivalente che vede aumentare gli occupati ultra cinquantenni e, elemento certamente non positivo, diminuire gli occupati più giovani (15-34 anni). Sulle prospettive, come per l’intero Paese, pesa l’incognita dei dazi commerciali e degli esiti che avrà la partita negoziale con gli Stati Uniti. Con una peculiarità tutta regionale: l’export del Lazio è molto più sbilanciato sulle sulla farmaceutica, segmento finora risparmiato dalla tagliola di Donald Trump. Se così continuerà l’export laziale potrebbe fare un po’ meglio della media, altrimenti no.
L’indicatore trimestrale dell’economia regionale (Iter) elaborato da Bankitalia ha mostrato un aumento dello 0,9 per cento sul 2024, superiore all’anno precedente (+0,5); secondo l’analisi la dinamica è apparsa più vivace nella seconda parte dell’anno. La domanda estera e la spesa pubblica hanno sostenuto i livelli di attività, a fronte di consumi e investimenti più deboli. Dopo la flessione del 2024, l’industria ha mostrato una lieve risalita; l’andamento del settore, a differenza di quanto accaduto a livello nazionale, ha beneficiato dell’impulso fornito dalle esportazioni, soprattutto di prodotti farmaceutici.
La spesa in opere pubbliche ha sostenuto il comparto delle costruzioni, che ha registrato una dinamica positiva nonostante il forte ridimensionamento degli incentivi legati al Superbonus. Il settore dei servizi ha continuato a crescere, sebbene a un ritmo moderato. Le presenze turistiche, pur rallentando dopo il forte recupero post-pandemico, sono comunque aumentate a un ritmo superiore a quelli registrati negli anni pre-Covid.
Le condizioni economiche e finanziarie del settore produttivo appaiono positive: secondo lo studio una quota elevata di imprese ha registrato un utile di esercizio e il livello della liquidità complessivo è ancora alto nel confronto storico. L’ampia disponibilità di risorse interne ha frenato la domanda di prestiti bancari; questi ultimi sono calati, nonostante la diminuzione dei tassi di interesse.
Nel frattempo l’andamento del mercato del lavoro è rimasto favorevole, prosegue Bankitalia: l’occupazione ha continuato a crescere (1,7 per cento), soprattutto nella componente degli autonomi; l’aumento del lavoro dipendente è avvenuto in prevalenza attraverso assunzioni con contratto a tempo indeterminato.
La disoccupazione è calata di circa un punto percentuale, portandosi al 6,3 per cento, un tasso sostanzialmente in linea con la media nazionale. Lo studio presenta anche una analisi sull’esposizione del mercato del lavoro regionale all’intelligenza artificiale: il Lazio si caratterizza per una più diffusa presenza sia di mansioni che potrebbero essere sostituite dalla nuova tecnologia sia di attività che potrebbero invece beneficiarne.