La Tari, al secolo tassa sui rifiuti, forse il boccone fiscale più indigesto per i romani. Tanto che, recentemente, il Campidoglio ha dovuto ridurre l’aliquota del 2% per le utenze non domestiche. Il problema è che alla Tari sono allergici non solo i cittadini di Roma, ma quelli di tante altre realtà, metropoli o capoluoghi che siano. Nella Capitale i morosi sono circa 300 mila (nel solo mese di ottobre scorso sono stati notificati, su richiesta di Ama, oltre 72mila avvisi di accertamento esecutivo per omessa dichiarazione, circa la metà rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando furono inviati 145mila avvisi).
C’è per esempio il caso di Chieti, con ottocento casi sospetti, ovvero utenti che usufruiscono del servizio di raccolta dei rifiuti ma che non lo pagano, ovvero utenti sconosciuti al servizio di riscossione. È quanto emerso dall’indagine per la determinazione certa delle utenze avviata dalla società Formula Ambiente, che cura la raccolta dei rifiuti soldi urbani, e dal Comune di Chieti. L’indagine finora ha riguardato il 22% del territorio comunale pari a 5.182 raggiunti. Nel capoluogo teatino durante il 2015 sono state prodotte 26.300 tonnellate di rifiuti a fronte delle quali la raccolta differenziata si è attestata su una percentuale del 60,2% rispetto al 58,7% registrato nel 2014.
E anche a Bari le cose non vanno molto bene. Nel capoluogo pugliese evasione Tari per 7,9 milioni, 4.900 utenze fantasma. Dal primo gennaio allo scorso 30 novembre sono 4.900 le utenze, domestiche e non, che, a Bari, non risultano iscritte alla Tari o che hanno presentato dichiarazioni infedeli, comportando un accertamento complessivo di sette milioni 900mila euro.