Crollano i prezzi del petrolio sui mercati internazionali dopo l’annuncio di una tregua tra Stati Uniti e Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz. La decisione, comunicata dal presidente americano Donald Trump, ha avuto un impatto immediato sulle quotazioni, facendo rientrare le tensioni che nelle ultime settimane avevano spinto il greggio verso l’alto.
Il prezzo del Brent crude oil con consegna a giugno è crollato di circa il 16%, scendendo intorno ai 92 dollari al barile, il livello più basso da metà marzo. Andamento analogo per il West Texas Intermediate (WTI) con consegna a maggio, che ha registrato un ribasso simile.
Il petrolio resta uno degli indicatori più sensibili per i mercati: il suo andamento incide direttamente sull’inflazione e sulle prospettive economiche globali, motivo per cui ogni sviluppo geopolitico viene immediatamente riflesso nei prezzi.
Alla base del calo c’è l’accordo raggiunto tra Washington e Teheran a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum fissato dalla Casa Bianca. Gli Stati Uniti avevano minacciato attacchi su larga scala contro il settore energetico iraniano se non fosse stato riaperto lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il transito di petrolio e gas a livello mondiale.
Durante le fasi più acute della crisi, il passaggio attraverso lo stretto era stato di fatto bloccato dall’Iran, causando un’impennata delle quotazioni. Ora, con la tregua di due settimane, la situazione sembra temporaneamente stabilizzarsi. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha confermato che il traffico marittimo potrà riprendere in sicurezza per la durata dell’accordo.
Resta però alta l’attenzione degli operatori: la tregua è limitata nel tempo e i mercati continueranno a monitorare ogni segnale di escalation o, al contrario, di distensione. Per ora, la reazione è chiara: meno tensioni geopolitiche, più petrolio disponibile, prezzi in discesa.