Estate ’26: spiagge nel caos e vacanzieri in rivolta

Eccola, servita sul piatto dei ritardi e degli abborracciamenti, l'estate 26: senza certezze e spesso senza lidi travolti da gare dell'ultimo momento. Vacanzieri in rivolta e senza mete sicure

L’estate italiana si apre ancora una volta sotto il segno dell’incertezza. Mentre milioni di vacanzieri vorrebbero affollare le coste, il mondo dei balneari vive sospeso tra sentenze, direttive europee, proroghe contestate e gare che dovrebbero ridisegnare il futuro delle concessioni demaniali.

Il braccio di ferro tra Stato, Unione Europea e imprenditori degli stabilimenti non riguarda più soltanto le spiagge: è diventato uno dei simboli delle difficoltà italiane nel conciliare: interesse pubblico, tutela delle imprese, controllo delle coste ed equilibrio con le normative comunitarie. Ma forse c’è anche di più perchè l’ultima parola spetta ai singoli comuni e ben si sa che le beghe di paese arrivano fin dentro le amministrazioni creando situazioni dannose su molti fronti.

Con articoli precedenti ci siamo dimostrati facili profeti del patatrac attuale perchè, a ben guardare, le premesse c’erano tutte e con strascichi annosi. In tantissimi luoghi di villeggiatura si sono fatti bandi e gare senza aspettare il bando-tipo governativo che viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale e che obbliga il MIT a predisporre lo schema di bando-tipo entro 30 giorni. Il 12 marzo 2026: il decreto entra ufficialmente in vigore; una data che ha il sapore di scherzo e di provocazione dato che in alcune regioni, come nel Lazio, la stagione balneare è iniziata il 1° maggio. Ma come diceva il Marchese del Grillo “quanno se scherza, bisogna esse’ seri” e qua di serio non c’è stato proprio niente: dopo anni di multe Ue per aver disatteso la direttiva Bolkenstein, dopo estati di totale precarietà e bagni in mare sempre in forse, il Governo partorisce questo decreto che ha tutta l’aria di una roba raffazzonata e che mostra tante e tali mancanze da rimanere increduli: dagli indennizzi ai gestori uscenti, alla durata delle concessioni, dal potere decisionale dei comuni, alle reali tempistiche delle gare; il tutto confezionato per aprire contenziosi infiniti e intasare il Tar che, per non sbagliare e fino ad ora, li ha rigettati tutti.

Come ciliegina sulla torta “millegusti” il Campidoglio, sempre sotto data, decide di dare una spallata forte agli abusi demaniali e chiude e fa pulizia di un tal numero di stabilimenti che ad oggi 27 maggio, ad Ostia, risulta aperto solamente un terzo del totale. Il nostro litorale conta storicamente circa 55–72 lidi, ad aprile 2026 le associazioni di categoria parlavano di appena 12 lidi pronti ad aprire; un massacro per vacanzieri, stabilimenti, albergatori, ristoranti e per la città stessa che teme (a ragione) di veder crollare gli introiti.

Ma perché questi rigurgiti di legalità non vengono mai pensati e attuati in tempo utile?

Nella località sopracitata è tale la preoccupazione che è stato indetto per il 14 giugno un “funerale” con bara per commemorare Ostia e il tracollo che l’aspetta.

Molto più furba di noi, ma ci vuol poco, è stata la Spagna che senza avere “aggirato” la direttiva Bolkestein *ha però costruito sistemi giuridici diversi da quello italiano, che hanno consentito una gestione più stabile delle spiagge e meno conflittuale con l’UE.
La Spagna usa un modello che prevede che le spiagge restino sempre e comunque demanio pubblico, ma: le concessioni possono essere molto lunghe, lo Stato mantiene forte controllo urbanistico e ambientale, non esiste il sistema italiano delle proroghe infinite “politiche”e la “scusa furba” spagnola è stata che si trattava di concessioni con forti investimenti strutturali. La Ue l’ha tollerato e guardato con occhio più favorevole di quanto abbia fatto con il NON modello italiano che ha avvallato per decenni le proroghe automatiche delle concessioni rinviando le gare e alimentando l’idea di un diritto acquisito.

*notizia dal Fatto Quotidiano

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