Dal voto alle donne alla vera parità, un cammino ancora incompiuto

Era il 2 giugno 1948 e le italiane andarono per la prima volta nella storia del Paese a votare, un voto quasi imposto dal volere popolare. La strada fatta da allora è stata tanta ma ancora ne manca perché sia raggiunta una solida parità di genere

Quando un Paese civile e civilizzato si sente chiamato a introdurre le ignobili quote rosa siamo liberi di giudicarlo un Paese ne’ civilizzato e tanto meno civile; un Paese incompiuto con usi e costumi antiquati e vedute ristrette, un Paese conservatore nel senso più negativo del concetto. E questo Paese è l’insieme di tutti noi, della nostra terra, dei nostri mari, della nostra storia e dell’Italia tutta.

Arrossiamo a pensare che la Finlandia portò le donne al voto nel 1906 e l’Italia solamente nel 1948. D’accordo, nel mezzo ci furono le 2 più grandi guerre che si ricordino con tutto il colossale ribaltone di ruoli e necessità che comportarono, ma pensare che le nostre nonne/mamme furono libere di mettere la famosa croce più di 40 dopo la Finlandia ci lascia un po’ sconcertati.

Oggi, che 80 anni sono passati da quel 2 giugno, oltre ai giusti festeggiamenti in memoria e fatta la debita cronaca degli eventi che portarono le donne alle urne varrebbe la pena di accendere un faro sulla strada fatta e sulle sfide che restano ancora da affrontare per una piena parità di opportunità. Intendiamoci bene qui non si parla di femminismo ma di: uguaglianza, equivalenza e equiparazione.

Forse va fatta una premessa fra parità formale, cioè l’uguaglianza riconosciuta dalle leggi, e parità sostanziale, cioè l’effettiva possibilità per tutti di esercitare gli stessi diritti e accedere alle stesse opportunità. Molte delle sfide attuali riguardano proprio il passaggio dalla prima alla seconda definizione e se l’altro giorno dalle riprese messe in rete dell’assemblea di Banca d’Italia ci ha colpito in modo forte la bassa presenza femminile vuol dire che la parità sostanziale è ancora molto lontana. Abbiamo, per la prima volta nella nostra storia repubblicana, una premier donna e di questo siamo onorati e fieri, ma per rafforzare lo zoccolo duro e solido del rispetto dei diritti basilari, dello sviluppo economico e sociale dobbiamo ancora lavorare, immaginare mete più lontane e impegnarci per raggiungerle.

Mi colpisce sempre il lato economico, diciamo, di questa marcia verso la parità: rilevazioni del 2023 dicono che solo il 58% delle italiane ha un conto corrente intestato a proprio nome, mentre ben il 37% non dispone di un conto corrente personale, ma si appoggia a conti cointestati o dipende finanziariamente da altri familiari e che un numero molto risicato prende decisioni su investimenti. Sono cifre che dimostrano quanto siamo indietro nell’informazione finanziaria e, alla fine, anche quante donne preferiscano demandare che approcciare questo tema. Lande sconfinate di ignoranza, di predatoria arroganza, di sottostima del valore dell’altra e dei diversi ruoli che si è chiamati a tamponare.

Le urne quel 2 giugno del ’48 si aprirono per un diritto conquistato, ma non concesso spontaneamente, il suffragio femminile fu il risultato di decenni di impegno da parte di associazioni, attiviste e movimenti che chiedevano pari dignità politica. Ricordarlo ora aiuta a comprendere che molti diritti democratici sono il frutto di lunghe battaglie sociali e che lo slancio di allora, che oggi pare un po’ affievolito, vada ritrovato con la stessa determinazione iniziale perchè nuove e concrete prese di coscienza portino ad un maggior rispetto anche economico di qualunque ruolo venga svolto all’interno della società

ASCOLTA LA VERSIONE AUDIO

© StudioColosseo s.r.l. - studiocolosseo@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014