Alisya e Sarah non potevano uscire. Non potevano aprire le persiane. Potevano solo guardare la televisione. È il quadro che il procuratore capo di Sulmona, Luciano D’Angelo, ha tracciato questa mattina in conferenza stampa, descrivendo le condizioni in cui le due sorelle hanno trascorso i quattordici giorni di permanenza nell’abitazione di una lontana parente ottantenne a Formia.
La svolta nelle indagini è arrivata da una videochiamata. La madre delle ragazze, Valentina Dacunto — poi fermata all’alba del 22 giugno con l’accusa di sequestro di persona insieme al compagno e al padre, aveva contattato un numero di telefono già sotto osservazione degli investigatori, intestato a uno straniero. Quella chiamata ha permesso di localizzare le ragazze e chiudere il cerchio.