L’Italia delle contraddizioni prende sempre più forma sotto ai nostri occhi e lo fa, zitta zitta, in barba alla logica ambientale e in contrasto con le indicazioni UE. Parliamo del nuovo DDL Caccia già passato al Senato e sulla strada che porta al voto “definitivo” della Camera. Una brusca e dilatata liberalizzazione della legge n. 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica e sull’attività venatoria in genere che, prevedibilmente, si risolverà in una mattanza legalizzata bella e buona.
Il numero dei cacciatori italiani è in netto calo da molti anni: nei 90 le licenze superavano 1,5 milioni e oggi sono scese a 588.000 cioè il 60% in meno rispetto a 40 fa e con un ricambio generazionale pressoché inesistente; ma nonostante questi dati rovinosi a molti capigruppo della maggioranza è venuta la bizzarra idea di metter mano all’attuale legge giudicata troppo datata e non aderente all’evoluzione della fauna selvatica e ha fatto questo blitz a ranghi serrati e compatti degni di ben altre battaglie. A questo DDL, poi e per buona pace di tutti, è stato messo il cappellino della necessità di gestire l’aumento di specie come: cinghiali, nutrie ecc. responsabili di gravi danni alle colture e causa di incidenti stradali, anche se a questo aspetto, si dice, sia stato riservato un ruolo di secondo piano.
Per quanto riguarda il Lazio non esiste un dato ufficiale aggiornato sul numero esatto dei cacciatori attivi, ma le stime più accreditate li collocano nell’ordine di 30.000-40.000 anche in questa circostanza con un crollo verticale, ma, guarda caso, benché siano numeri ridotti, rappresentano un buon bacino di elettori per il centro destra.
Purtroppo la caccia nella nostra regione colpisce quasi sempre i volatili con una predilezione, a dir poco, sconsiderata sui migratori e a pochi altri stanziali.
E’ bene sapere, poi, che, secondo le rilevazioni Eurispes circa il 76% degli italiani si dichiara contrario all’attività venatoria, ma questo dato presentato in Senato non fatto demordere le sanguinarie doppiette e i votanti favorevoli
Anche la Commissione europea ha espresso forti dubbi sul DDL e ventilato procedure di infrazione. Ma noi, ce ne freghiamo, è il caso di dirlo. Pare che alcune modifiche contenute nel testo siano in netta opposizione con il concetto di biodiversità, quella stessa biodiversità tanto celebrata e auspicata quando si è trattato di non provvedere più agli sfalci del verde pubblico che sono diventati, ormai un vero pericolo per gli automobilisti.
I cacciatori saranno i nuovi “bioregolatori” come se sparare agli uccellini di passo fosse necessità nazionale e le regioni, inoltre, saranno libere di scegliere come peggio comportarsi, il calendario venatorio diventerà un’opzione “ad capocchiam” e si potrà sparare anche durante la nidificazione.
Questo “elaborato” fortemente voluto dal Ministro Francesco Lollobrigida, che però non ha apposto la sua firma sempre coerente com’è al “se c’ero dormivo” ci catapulta, nostro malgrado, a tempi molto lontani quando la caccia era motivo di sussistenza e non di puro divertimento e se mai questa scelleratezza dovesse passare sappiate che sarà possibile sparare nei parchi e fin sulle spiagge (ci auguriamo vuote). Dice bene Angelo Bonelli deputato di Avs: “…è un assalto alla natura senza precedenti…” e possiamo davvero concordare con lui nell’indignazione e nel disgusto.
Rivedremo i roccoli e i richiami vivi, rivedremo anche gli spiedi bresciani dove dell’uccellino cotto per ore si mangia tutto, ossa comprese, e dove i piccoli volatili devono pesare circa 15/25 gr. cad.
Ormai la questione, sicuramente malamente illustrata ai cittadini e forse fraintesa dalle opposizioni, dovrà passare sulla scrivania del presidente Mattarella, super partes troppo spesso tirato in ballo





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