A un’ora da Roma, uno degli ossari più incredibili del mondo tra culto popolare e tradizioni arcaiche – FOTOGALLERY

Da qualche mese ha riaperto il Cimitero delle Fontanelle di Napoli. Le foto di Radiocolonna

Si trova a solo un’ora di treno da Roma. O poco più di due ore, per i tanti turisti low budget che viaggiano per le strade del nostro Paese. Il luogo è tra i più suggestivi di tutta Italia, un gioiello che rievoca credenze popolari, scenari gotici e tanta storia locale.

Ad aprile il Cimitero delle Fontanelle di Napoli ha riaperto dopo sette anni di chiusura. Nonostante i teschi attirino e suggestionino lo spettatore più di qualsiasi altra cosa, la sua storia non è sempre stata legata alla sua funzione cimiteriale. Per secoli, infatti, da queste cavità è stato estratto il tufo utilizzato per costruire edifici, palazzi e infrastrutture della città. Quando Napoli è stata colpita dalle grandi epidemie e dalle ricorrenti emergenze sanitarie dell’età moderna, gli enormi spazi sotterranei sono stati utilizzati per accogliere migliaia di resti umani provenienti da fosse comuni, ospedali e cimiteri ormai saturi.

Il luogo è diventato celebre soprattutto per il culto delle anime “pezzentelle”. Per buona parte del Novecento era normale incontrare persone che si recavano alle Fontanelle per “adottare” un teschio. Alcuni sceglievano una particolare calotta cranica, la pulivano dalla polvere, le sistemavano accanto un lumino o un rosario e tornavano periodicamente a farle visita. Nella tradizione popolare si credeva che quelle anime dimenticate potessero ricambiare le preghiere con protezione o piccoli favori. Alcuni, addirittura, si portavano il teschio a casa.

Intorno ad alcuni teschi sono nate vere e proprie storie popolari. Il caso più famoso è quello del cosiddetto Capitano, uno dei crani più conosciuti dell’ossario. Per anni molti visitatori gli hanno lasciato ex voto, biglietti e richieste di grazia, contribuendo a costruire una fama che ancora oggi viene raccontata dalle guide turistiche. Un’altra figura nota è quella della Sposa, associata a racconti e leggende che circolavano tra i frequentatori del sito.

Negli anni Sessanta le autorità ecclesiastiche sono poi intervenute per limitare le pratiche considerate troppo vicine alla superstizione. Come ha spiegato una delle ottime guide del complesso, a Napoli ciò che è vietato in realtà è sconsigliato, così questo culto delle anime del purgatorio è rimasto ma in forme più sobrie e meno appariscenti.

La chiusura del complesso per diversi anni ha alimentato il timore che il Cimitero delle Fontanelle perdesse parte della sua attrattiva. È accaduto il contrario. Da quando è tornato visitabile, il sito è rientrato stabilmente negli itinerari dedicati alla Napoli storica. Quartieri come Materdei e Sanità negli ultimi anni hanno conosciuto una forte crescita turistica grazie anche al recupero di numerosi luoghi culturali.

Le fotografie di Radiocolonna raccontano un luogo che conserva il fascino delle sue storie popolari ma che oggi appare molto diverso da quello che ricordavano i visitatori di qualche decennio fa. Restano i lunghi corridoi scavati nel tufo, le migliaia di teschi ordinati negli ossari e le vicende delle anime pezzentelle che hanno reso celebre il sito e che continueranno a stupire i viaggiatori di tutto il mondo.

Le foto di Radiocolonna:

 

 

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