Sta diventando un fenomeno preoccupante e in forte crescita quello degli studenti che aggrediscono i professori; frutto di una rabbia e di un vuoto interiore che si uniscono in una mescola perversa che non lascia scampo all’aggressore e all’ignaro bersaglio.
Sono di pochissimi giorni fa gli ultimi episodi che hanno avuto per teatro 2 scuole di Roma e provincia: coltelli, caschi con telecamera, spray urticanti, sassi pronti per colpire e fare male e, sempre, in tasca il telefonino per riprendere e far girare i momenti dell’attacco. Sicuramente atti premeditati e a lungo covati, magari davanti al pc che vomita odio per l’autorità costituita e incita all’azione breve e intensa.
Ma cosa hanno questi figli di un deserto educativo e di una totale mancanza di analisi e di empatia? Molti psicologi dell’età evolutiva evidenziano come i ragazzi di oggi crescano spesso all’interno di dinamiche familiari che, come unica forma di educazione, vedono solamente l’ossessiva protezione dei figli da ogni fallimento e da ogni delusione: ragazzi che crescono, per gran parte della vita di formazione, con il salvagente in vita o con la bici con le rotelle restano ragazzi/bambini cui nessuno insegna a pedalare in autonomia. Questo crea un narcisismo fragile, intollerante alle critiche e al disvalore di sè per ogni insuccesso o rimprovero e che alla prima delusione si trasforma in violenza fisica o verbale pur di ribadire la propria immaginaria superiorità. Superiorità che in casa viene ribadita e confermata e che va difesa anche con brutalità e sopraffazione dagli stessi genitori che mai accettano di vedere il loro “bambino” sminuito e offeso.
L’emozione di grandi e piccoli non conosce mediazioni e passa, quindi, dalla rabbia o frustrazione all’azione diretta e violenta. L’autorità rappresentata dal prof è come un sasso sotto le rotelle della bici e va rimosso all’istante.
Il punto nevralgico della questione, sul quale molti esperti concordano, è rappresentato dal lassismo e dall’iperprotettività delle famiglie che diventano le cause principali di questa deriva della crescita e della maturazione.
Il problema non è solo l’assenza di regole, ma un cambiamento radicale nel modo di fare i genitori, che psicologi e sociologi definiscono come il passaggio dalla famiglia “etica” (basata su regole e doveri) alla famiglia “affettiva” (basata sulla tutela assoluta della felicità del figlio). E’ ovvio che sia molto più semplice questa forma di educazione: basta concedere senza mai affrontare realtà e problemi. Di cosa parla questo tipo famiglia disfunzionale durante la cena? Probabilmente di un nulla che comprende motivi aspirazionali volti sempre e comunque all’apparire e mai all’essere.
Lo sappiamo tutti che la scuola di oggi è in forte crisi e che va rimodulata e adattata a nuovi sistemi educativi, ma questo non giustifica le famiglie dei ragazzi aggressivi ad allontanare da loro il concetto del NO e inculcare il concetto che la colpa è sempre degli altri: dei professori, del sistema e delle compagnie.
Sarà anche in crisi la scuola, ma non le va addossato il compito di guidare e “civilizzare” ragazzi che non sono stati educati alla vita