Museo Terme Traiano: la ‘’città dipinta’’ e il mosaico ‘’parietale’’ più grande al mondo

Il Colle Oppio nasconde tesori e testimonianze dell’antichità che lasciano stupefatto il pubblico e sollecitano le indagini degli archeologi

Il Colle Oppio, trascurato per molti anni, nasconde tesori e testimonianze dell’antichità ancora da svelare, che già dagli anni Novanta hanno coinvolto archeologi e studiosi, inizialmente per mettere in luce i resti di strutture attribuibili alla Polveriera Camerale, destinata alla produzione del salnitro per la polvere da sparo alla fine del XVIII secolo. Ora nell’ambito del programma PNRR – Caput Mundi è stato possibile proseguire lo scavo archeologico e la valorizzazione dei sotterranei delle Terme di Traiano con il restauro della grande esedra e la creazione del Museo delle Terme di Traiano che custodirà le nuove scoperte. 

Il grande affresco noto come la Città dipinta, che si conserva per circa dieci metri quadrati, fu rinvenuto solo nel 1998 durante gli scavi di recupero e pulizia nelle gallerie sotterranee, dove un susseguirsi di stratificazioni di muri e costruzioni sovrapposte nel tempo, hanno creato una sorta di labirinto, celando opere rimaste sepolte per secoli. Il dipinto raffigura una città con una prospettiva a volo d’uccello, mostrando edifici reali, l’area pubblica con il Foro, il teatro e l’area sacra con il tempio e figurine dorate a simboleggiare la presenza di statue di divinità, senza tralasciare l’area abitativa con l’addensamento di case nelle insule e la presenza di altre figurine dai tratti impressionistici ad animare la vita cittadina, il tutto circondati da mura difensive con torri insolitamente balconate.

“Siamo molto probabilmente di fronte alla fotografia di quella che a tutti gli effetti sembra la rappresentazione di una città reale, anche se non ancora identificata dagli studiosi. – afferma il Sovrintendente Capitolino, Claudio Parisi Presicce – Un dettaglio che spinge gli archeologi nella ricerca della sua identità è la presenza della darsena con le sue imbarcazioni e, quindi, si tratterebbe di una città marittima caratterizzata anche dalle torri balconate. Per la sua posizione e livello di profondità, il dipinto è da attribuire cronologicamente ad un edificio precedente alla costruzione delle Terme di Traiano, verso la fine del I secolo d.C.”

L’area è costantemente climatizzata e il pubblico purtroppo per ragioni conservative deve rimanere a distanza di sicurezza con ingressi a tempo limitato e contingentati nel numero. 

Scendendo ancora di livello a circa 8 metri di profondità su una parete che corre diagonalmente secondo l’orientamento nord sud della Domus Aurea, è possibile ammirare il più grande mosaico parietale dell’antichità dalle minute tessere che lo compongono, elegante e raffinito nei dettagli.  Oggi pur risultando frammentario, a causa dell’asportazione delle tessere per il riutilizzo già in antico, è facilmente riconoscibile l’immagine di una scaenae frons teatrale, articolata in due registri nei quali compaiono statue, tra colonne sormontate da capitelli e decorazioni vegetali o con elementi dionisiaci, mentre in basso vi sono raffigurazioni probabilmente di personaggi reali: tra questi un personaggio femminile identificato come musa e un uomo con mantello a torso nudo e barba definito “il filosofo”. 

“Grazie alle indagini archeologiche più in profondità, appena concluse, condotte nell’ambito del progetto PNRR – Caput Mundi, è stato possibile riportare alla luce un’ulteriore fascia decorata a mosaico, con una veduta di città portuale formata da una serie di edifici affacciati sul mare e riconducibili al motivo delle cosiddette “ville marittime”- spiega il Sovrintendente Capitolino, Claudio Parisi Presicce – Ritengo sia possibile ipotizzare che qui venga raffigurato il Porto voluto da Claudio e terminato nel 64 d.C. proprio sotto Nerone. Si rafforza così l’appartenenza di questi ambienti alla Domus Aurea, in chiave celebrativa e di esaltazione”

Altro elemento che lascia stupefatti è rintracciare ad un libello ancora più in profondità i resti di un rivestimento a grandi lastre marmoree e, al centro della parete, una nicchia, anch’essa decorata in marmo, alta circa 2,20 metri, che aiutano nella ricostruzione di questa enorme aula di rappresentanza dalle eccezionali dimensioni con un’altezza di circa 12 metri. 

Uscendo dallo scavo e tornando in superficie è possibile ammirare il restauro della grande esedra che si innalza sul colle Oppio con i suoi circa trenta metri di diametro e che faceva parte delle grandi terme monumentali, costruite per volere di Traiano, sul cui esempio saranno poi realizzate quelle di Domiziano e di Caracalla. Costruite su progetto di Apollodoro di Damasco, il più celebre architetto dell’epoca per restituire ai cittadini di Roma gli spazi urbani che erano stati sottratti da Nerone con la Domus Aurea, furono inaugurate il 22 giugno del 109 d.C. occupando un’area di circa 60.000 metri quadrati.

L’esedra conserva ancora la presenza delle due file di nicchie destinate ad armadi per libri e documenti, gli antichi volumina, e traccia delle scale che portavano al ballatoio in legno, andato perduto, del secondo livello, mentre i gradoni ospitavano chi si fermava a leggere o ascoltare incontri. Grazie al progetto di riqualificazione, è stato realizzato un nuovo sistema di sedute a cavea per accogliere il pubblico di concerti, conferenze ed eventi.

Nel Museo delle Terme di Traiano sono anche conservate porzioni di tubazione e fistule in piombo che alimentavano l’impianto e le vasche termali con le acque provenienti dalla vicina Cisterna delle Sette Sale. Subito grande successo ha riscosso l’apertura al pubblico in via sperimentale, che ha registrato esauriti i posti fino a dicembre, divisi in piccoli gruppi di 15 partecipanti, per poter monitorare e valutare l’impatto della presenza antropica sulla conservazione delle delicate opere. 

 

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