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Venezia 74, presentata la 32a Settimana della Critica. Il programma

Nella sezione autonoma 9 film, presentati alla stampa oggi a Roma. Ecco i film in Concorso e i cortometraggi di SIC@SIC

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di Chiara Laganà | 2017-07-24 24/07/2017 ore 18:09

L'immagine della 32ª Settimana della critica è opera di Carmine Di Giandomenico

Venezia 74 inizia a presentarsi al pubblico e alla stampa, dopo i nomi delle giurie e le prime indiscrezioni sui film e le star, a Roma è stato presentato oggi il programma della 32esima Settimana della Critica.

Giona A. Nazzaro, delegato per la Settimana della Critica, ha presentato il programma alla stampa. “La Settimana della Critica non corre il rischio della ripetizione, perché come sapete è dedicata soltanto agli esordi. Di anno in anno gli autori e i film selezionati sono nuovi, inediti e sconosciuti. Questa raccolta di talenti, la Settimana della Critica l’ha sempre fatto, lo dimostra i talenti scoperti grazie alla Sic”.

Da Oliver Assayas a Kevin Reynolds, passando per Peter Mullan, Mike Leigh, Bryan Synger e Kenneth Lonergan, premiato con un Oscar per Manchester By The Sea, tutti scoperti dal 1984 a oggi.

“Non ricordo i tantissimi autori italiani che la Settimana della Critica ha scoperto. Questa funzione di prendere mettere in orbita film e registi importanti nel firmamento cinematografico, il compito l’ha assolto la Settimana della Critica con convinzione. Come del resto i film di quest’anno. Il merito della selezione va alla Commissione, presieduta da me”, ha spiegato Nazzaro. A comporre la commissione: Luigi Abiusi, Alberto Anile, Beatrice Fiorentino e Massimo Tria.

“È un compito importante e il mio ringraziamento va a tutte le sigle e gli enti che hanno permesso la realizzazione della SiC. Iniziando con il MiBACT, alla Biennale e al main sponsor la BNL”, ringrazia Nazzaro.

La Settimana della Critica ripete dopo l’anno scorso Sic@Sic, ovvero la rassegna dei corti: “Dai 7 si è passati a 9”. Dopo il ringraziamento alla SIAE. La SIAE assegnerà il Premio del Pubblico”. Gli altri premi sono intitolati al Circolo del Verona, Mario Serandei che premia il film con il miglior contributo tecnico e l’Agnus Dei di Tiziana Rocca.

Una volta presentata la sigla di SIC@SIC, Giona Nazzaro ha presentato i sette cortometraggi italiani, realizzata usando alcuni frammenti del documentario La nave dell’universo. Sono frammenti d’immagine particolarmente indovinati perché SIC@SIC è d’individuare le energie più stimolanti del cinema italiano attuale. Il cinema italiano è specialista nel reiterare l’idea di una crisi, da quando facciamo il cinema c’è la crisi. In realtà per fortuna i talenti tentano di smentirla”.

“I corti dell’anno scorso hanno avuto un grande successo in festival specializzati, alcuni di loro hanno esordito nel lungometraggio. Il cinema italiano sta molto al cuore al Sindacato Critici Cinematografici e alla SIC, il cinema italiano è la riserva di ossigeno alla quale lavoriamo con maggior passione”.

“La selezione di quest’anno è particolarmente interessante” – specifica Nazzaro – “non ci stanno solo i corti narrativi, ma anche i corti sperimentali, i corti saggistici. Oggi il cinema italiano si muove in molte direzioni contemporaneamente”.

La selezione di SIC@SIC si apre con Nausicaa – L’altra odissea di Bepi Vigna: “È uno dei tre autori insieme a Serra e Medda che hanno inventato il personaggio di Nathan Never. È tratto dalla graphic novel di Serio, una versione al femminile del mito di Ulisse e Nausica. È un tratto molto particolare e ci sembrava interessante iniziare SIC@SIC con questo e con persone che non lo fanno”.

Il corto di chiusura è, invece, L’ultimo miracolo di Enrico Pau, il regista di Abbacadora con Angela Finocchiaro, “un successo imprevisto. Enrico, in linea con la poetica del low cost, ha realizzato questo film con gli studenti”.

Ecco gli altri corti in programma:

Adavede di Alain Parroni
Due di Riccardo Giacconi
Les Fantômes de la Veille di Manuel Billi
Il legionario di Hieb Papou
MalaMènti di Francesco Di Leva
Piccole Italiane di Letizia Lamartire
Le visite di Elio Di Pace

Adavede di Alain Parroni è “un film ambientato nella banlieue romana”, la SIC punta su Due di Riccardo Giacconi “un autore molto apprezzato in particolare a Marsiglia, dove i suoi lavori sono sviluppati all’interno di Film Marseille”. Anche il film di Manuel Billi, “Les Fantômes de la Veille, è realizzato in Francia con la collaborazione di Vincent Dieutre, uno dei maggiori cineasti francesi contemporanei”.

Nazzaro cita, poi, MalaMènti di Francesco Di Leva, interpretato da Ciro Petrone e Sergio Rubini. Piccole Italiane di Letizia Lamartire, Le Visite di Elio Di Pace e Il legionario di Hieb Papou. “È un film realizzato da uno studente del Centro di Cinematografia di origine bielorussa, in un periodo in cui tutti parlano, senza cognizione di causa, di Ius Soli. Volevamo dare un segno che il cinema italiano è di chi lo fa, quindi anche di persone non sono nate in Italia, ma contribuiscono molto di più alla nostra identità nazionale di tante persone che pretendono di parlare di esso”.

La selezione della 32esima edizione della SIC è introdotta dalla sigla, i film in programma sono i seguenti:

Pin Cushion, Deborah Haywood (UK – film d’apertura)
Il Cratere, Luca Bellino e Silvia Luzi
Drift, Helena Wittmann (Germania)
Les Garçons Sauvages, Bertrand Mandico (Francia)
Körfez – Il Golfo, Emre Yeksan (Turchia)
Sarah Joue Un Loup Garou, Katharina Wyss (Svizzera, Germania)
Team Hurricane, Annika Berg (Danimarca)
Temporada de Caza, Natalia Garagiola (Argentina, USA, Germania, Francia, Quatar)
Veleno, Diego Olivares (film di chiusura)

Per presentarli Nazzaro cita un detto napoletano, “quando all’acquaiolo si chiede come l’acqua, lui risponde: è pura come la neve”, ed è con quest’introduzione che presenta i film in concorso.

Il film d’apertura è l’inglese Pin Cushion “prodotto e sostenuto dal British Film Institute, è uno strano oggetto che sembra essere pensato da Angela Carter, ma messo in scena con lo spirito del free cinema da Ken Loach e Tony Richardson. C’è uno scontro fra la messa in scena molto barocca e l’ambientazione nella scomparsa della classe operaia britannica e calandola in un conflitto fra donne senza esclusione di colpi. È un film che omaggia i film italiani, omaggia la musica da film italiani, dei gialli italiani. È molto particolare e segnala come il cinema inglese stia abbandonando l’ottica del realismo sociale come produttivo”.

Il “filo rosso femminile” non “è voluta o pianificata, nessuno di noi crede al recinto delle quote, questo film poteva dare il tono a tutta la rassegna. È crudele, colorato e segnala il talento di una regista”.

Il film italiano in concorso è Il Cratere di Luca Bellino e Silvia Luzi, autori del documentario L’arte della Guerra, per la commissione “è un titolo di estremo interesse, si mette in comunicazione con il documentario e il cinema del reale, dall’altro gioca sull’ambiguità di cos’è il documentario, mettendo in discussione il verismo e il neorealismo”. La storia è quella di un padre e la figlia, il padre vorrebbe che la figlia diventasse una star del neomelodico, mentre la ragazza vorrebbe cantare, ma vorrebbe una sua vita. “Il film è giocato su queste due tensioni contrapposte, sullo sfondo una Napoli lontanissima dall’iconografia di una certa napoletanità sia quella cupa, che quella solare. È un film maggiore italiano e lo dico con umiltà”.

Drift di Helena Wittman segna il ritorno del cinema tedesco nella selezione, “è il cinema che i tedeschi non sanno d’avere. Questo qui non risultava, è realizzato da una cineasta, la direttrice alla fotografia anche lei di un documentario che ha già avuto mostre ed esposizioni, come al Moma. Drift è il viaggio di una donna attraverso i due continenti. È un film che si vede con i timpani, come dice Abiusi”.

Les Garçons Sauvages è il film scandalo della 32esima edizione della Settimana della Critica, “ma non gratuitamente, è realizzato da un cineasta che conosce il cinema dentro e fuori. Ama il cinema di Cocteau, Fassbinder e Jeunet”. Per definirlo Nazzaro usa un paragone azzeccato: “Se Adinolfi la sera ha gli incubi, sogna questo film qui”. I protagonisti sono persone che cambiano sesso, che fanno varie cose e “che accettano il cambiamento e il diventare altro come una forma di erotismo”. Mandico aveva già partecipato al Festival con dei Corti nella sezione Orizzonti. “È un atto di fiducia assoluta nei confronti nel cinema, girato in bianco e nero, in pellicola, come dire solo i Capitani Coraggiosi di Kipling che s’innamorano dei mariani di Jean-Pierre Jeunet”.

The Gulf, il film turco in programma “in maniera precisa racconta la Turchia di oggi, ma rifugge gli stilemi del film di denuncia e sociologico”. L’opera prima del regista turco Emre Yeksan non è ambientato né a Istanbul, né nella Turchia rurale, “crea questo paesaggio un po’ fantascientifico in cui non si sa mai cosa succede e il protagonista si smarrisce”. Per Nazzaro è “il finale più bello di quest’edizione”.

Sarah Joue Au Lou Garou, Sarah gioca a fare il lupo mannaro, è un film svizzero “a tutti gli effetti”. È ispirato a un fatto di cronaca ed è “polistratificato” riprende “teatro, l’opera, il cinema ed è un desiderio assoluto di una ragazza che non può mentire”. Il lungometraggio è sia in tedesco che in francese ed è ambientato a Friburgo “lacerato fra l’assoluto di Shakespeare e il romanticismo di Richard Wagner e ha un approccio Nouvelle Vague”, per Nazzaro.

Il danese Team Hurricane è il film punk di quest’edizione di Annika Berg, prodotto dalla stessa produttrice della Palma d’Oro dell’ultimo Festival di Cannes. Diretto dalla regista, autrice di un videoclip di Sia, “è stato un colpo di fulmine” ed è un titolo che va contro la crisi del cinema. “È come una jam session di persone che non sanno suonare, il rumore che viene fuori è il suono del futuro di oggi” realizzato con vari formati e con un cast giovanissimo.

Temporada de Caza è un film argentino diretto da Natalia Garagiola, “è una ragazza che ha già presentato i corti alla Sémaine de la Critique”. Molto particolare, “è singolare, racconta il conflitto di un padre e di un figlio che vuole riconosciuto”. Garagiola film il suo primo lungometraggio come “un atto di wrestling, camera a spalla, molto precisa e un montaggio nervoso, un taglio sempre dove non lo si aspetta. Tutti i raccordi sbagliati, ma è esattamente così che si fanno i film che ci piacciono. Natalia ha un’energia pazzesca, mi è venuta in mente Katherine Bigelow”.

Chiude la 32esima Settimana della Critica Veleno di Diego Olivares, di Minerva e BronsFilm. Veleno compie un’operazione intelligente su alcuni generi del cinema popolare: ci sta dentro Veleno, Giuseppe De Sanctis, la tradizione della sceneggiata partenopea e il cinema civile di Damiani Damiani”.

Ambientato nella Terra dei Fuochi, Veleno può contare su una serie di attori importantissimi capitanati da Luisa Ranieri, “mai vista, recita con il trasporto di una Sophia Loren e Gina Lollobrigida”.

“Vi posso dire che con questi film posso fare appello alla disponibilità, ognuno di questi film ha un’idendità narrativa diversa dall’altro”.

Anche gli altri commissari hanno confermato le loro scelte sui 459 film visti, di questi più di 20 sono realizzati in Italia, e i 110 cortometraggi. Per Abiusi “i film della SIC sono uno sguardo sulla contemporaneità e sulle modalità di espletamento del quotidiano, bisogna fare i conti con le sezioni della Sémaine de la Critique, Panorama e SIC. Con questi stili schizofrenici, formati spaiati, in queste rassegne”.

Per Alberto Anile, “sei, sette su nove dei titoli hanno come filo quello dell’inquietudine giovanile. Questi film sono molto diversi gli uni dagli altri, sono diversi anche all’universo a cui fanno riferimento. Il film turco, quello inglese, quello svizzero non rispecchiano le rispettive filmografie dei Paesi. Come dicevamo l’anno scorso, questa selezione è della TB, questi sono i pezzi belli, sono il lato B del cinema, non mostrato, invece dovrebbe essere quello A”.

Beatrice Fiorentino ha riportato l’attenzione sulla presenza delle donne di questa Settimana della Critica: “Ci sono montatrici, registe, autrici rappresentano un universo femminile che si è messo in gioco. Sono delle storie distanti dal cliché femminile”. La scelta dei film non è stata “programmatica”, la Selezione della Critica della 74esima mostra di Venezia rimette “al centro del discorso il cinema. È un manifesto di cinema, non femminista”.

Massimo Tria, invece, sottolinea come questa selezione “non è pacificata, non è chiusa, inscatolata” e “le provocazioni non sono fini a se stesse”. I film parlano “di conflitto generazionale” come Temporada de Casa, o la “plurisessualità” di Les Garçons Sauvages.

L’immagine dela 32esima Settimana della Critica, in apertura del post, è realizzata Carmine Di Giandomenico, il più veloce fumettista al mondo per il Guinness dei Primati, ed è il maggiore disegnatore dei fumetti in Italia. È una delle firme di punta di Marvel e DC Comics, ha regalato l’immagine alla SIC. “Un disegno che dialoga con la tecnologia con lo sfondo di Venezia e ha realizzato quest’immagine”. Apparirà sulle cartoline in cui il pubblico esprimerà il proprio voto.

“Noi amiamo molto il cinema, siamo tutti figli di Roberto Rossellini: il futuro va accolto. Quest’immagine è un dialogo con il futuro”, ha concluso Nazzaro.

Quest’anno non ci sono né film americani, né film asiatici, il motivo è perché “non c’erano titoli che giustificassero la loro scelta”. Nonostante dall’Asia “abbiamo una generosa attenzione”.

La scelta al femminile dei titoli in Concorso non è stata voluta, ma per Nazzaro, le donne alla regia “viaggiano con un bagaglio leggero, pensano più liberamente e fanno film erotici. Abbiamo anche scelto un film che cambia sesso come Les Garçons Sauvages. Non l’abbiamo fatto per avere più attenzione, ma abbiamo scelto i film”.

Sui film italiani in programma, per Nazzaro i titoli scelti “hanno un dialogo molto forte al documentario”, c’è la voglia “di riportare il cinema nella vita di ogni giorno, si cerca di reinventare il racconto. C’è il desiderio di farlo, non ci piace tutto, ma fare brutti film è privilegio delle democrazie, si possono raccontare storie, chi non fa brutti film non fa cinema”.

“Il talento è quello che vuoi dire è rosselliniano. Parliamo di lui perché ha inventato l’Italia, ce l’ha fatta vedere nei suoi film e nei suoi documentari. Quello che conta è il modo in cui ci si rapporta a questo Paese. Non credo all’esito del film, ma alla strategia che crei differenza. Ci sono tante cose che girano, c’è il desiderio di farlo, questi registi hanno il coltello fra i denti”.

L’appuntamento con Venezia 74 prosegue sul nostro sito. Domani sarà presentata la sezione Giornate degli Autori.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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