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Festa del Cinema di Roma al via con Christoph Waltz e Rosamund Pike

Primo giorno per il festival della Capitale con il due volte premio Oscar e il film d’apertura Hostiles

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di Chiara Laganà | 2017-10-26 26/10/2017 ore 21:04

Il sorriso di Christoph Waltz dentro la sala Petrassi © (Photo by Ernesto S. Ruscio/Getty Images)

È iniziata la 12esima edizione della Festa del Cinema di Roma, il primo giorno è stato all’insegna dell’incontro con il due volte premio Oscar Christoph Waltz e il film d’apertura Hostiles, presentato da Scott Cooper, la protagonista Rosamund Pike e l’attore indigeno Wes Studi.

Partiamo da Hostiles, il film western ambientato al termine dell’800 ritrae un gruppo di soldati accompagnati da una tribù di Cheyenne e da una vedova, la cui famiglia è stata martoriata dai Comayo. A presentarlo in conferenza stampa la bellissima Rosamunde Pike, eterea, elegantissima fasciata nel suo vestito rosso Valentino. Insieme a lei il regista Scott Cooper, molto disponibile con la stampa e l’attore, di etnia cherokee Wes Studi.

A colpire di Hostiles è come il film sia molto adatto a rappresentare la società in cui viviamo oggi e l’America di Trump, come ha sottolineato lo stesso regista:

“La storia oggi è ancora più rilevante rispetto a quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura. Negli USA di oggi esiste una spaccatura culturale e razziale. Gli USA non sono mai stati così polarizzati, chi vive in questi conglomerati urbani non è il resto del Paese. La nostra nazione è polarizzata, spero che questo film trasmetta un messaggio di inclusione e abbia la capacità di far riflettere la gente”.

Gli “ostili” del film sono i nativi americani combattuti e odiati all’inizio del film dal capitano Blocker, un ottimo Christian Bale:

“Sono considerati ostili perché sono stati costretti a vederli così, quando durante il viaggio vivono la stessa sofferenza, la tragedia capiscono di essere simili. Sono felice se porterò il mio Paese a riflettere”.

Hostiles, seppur riuscito appare un po’ troppo lungo, ma resta un buon western. La protagonista è la vedova Rosalie, un ruolo femminile molto lontano dall’archetipo della donna dei western. La star di Gone Girl ha parlato delle donne di oggi e della sua Rosalie, sempre perfetta in ogni inquadratura.

“Per interpretarla mi sono basata sulla sua storia, mi è difficile parlare di questo personaggio. Lei odia, inizialmente, gli indigeni che hanno ucciso la sua famiglia, ma non trova sollievo nel vederli uccisi”.

Sulle donne oggi, l’eterea Pike, ha le idee chiare: “Abbiamo mostrato al mondo cosa succede quando alziamo la voce. Lei all’inizio è ignorante ma poi impara a conoscere i Cheyenne osservandoli”.

Wes Studi, attore di etnia cherokee, presta il volto al capo della tribù Cheyenne e ha partecipato alla guerra nel Vietnam:

“Lì ho pensato che anni prima gli USA cacciavano dalle campagne persone simili ed è qualcosa che mi ha toccato”.

Sembra proprio che gli USA abbiano bisogno di Hostiles da combattere, per Studi “servono ad arricchire l’economia del Paese”. E l’attore 70enne non “la tocca piano”.

Christoph Waltz, due premi Oscar per Bastardi senza Gloria e Django Unchained, è stato protagonista del pomeriggio della prima giornata della Festa del Cinema di Roma. Il primo incontro ravvicinato, fiore all’occhiello della gestione Monda, è stato con la star austro-tedesca.

Prima ancora di iniziare, Waltz ha sottolineato che non ama i selfie e i social media, in risposta a un giovanissimo fan che voleva scattarsi un autoscatto con lui. Il fan è il figlio della PR Roberta Beta, una delle prime inquiline alla casa del Grande Fratello.

L’attore ha parlato del suo rapporto con Quentin Tarantino che l’ha portato alla fama dopo 35 anni di onorata carriera a cavallo fra Austria e Germania e corredata di ruoli e comparsate TV.

La sala rivede alcuni dei suoi ruoli mitici: il nazista Landa in Bastardi senza Gloria, il dentista Schultz di Django Unchained, Alan in Carnage di Roman Polanski, il perfido Leon Rom de La Leggenda di Tarzan e l’ultimo, il minuscolo Susan Mirkovic in Downsizing, il film che ha aperto Venezia.

Dopo una lunga crociata anti-improvvisazione, Waltz ha parlato del suo rapporto con Quentin Tarantino:

“Ho recitato tutto quello che lui ha scritto, lui è così succedono delle cose nella sua testa, per me la sceneggiatura è tutto”.

Waltz ha continuato a rimbalzare le domande sull’improvvisazione di Monda sottolineando che “sia se il copione è brutto o bello, sono comunque grato che sia arrivato a me. Non credo di migliorare cosa c’è scritto”.

L’attore è diventato famoso per interpretare il cattivo, ma ha precisato che “ha lavorato 35 anni prima di arrivare a Hollywood, ho avuto più di 150 parti e non ho sempre fatto il villain”.

Per il duplice premio Oscar, è il sistema che richiede che lui interpreti solo questo genere di ruoli”. Fino al piccolo “stronzo” di Downsizing:

“Aristotele ha scritto sia commedia che tragedia, la prima è andata perduta, ma la seconda è arrivata a noi, bene tutti i critici sono aristotelici!”.

Waltz ha anche raccontato che il suo idolo è stato per anni Marlon Brando, ma poi ha smesso di guardare i suoi film:

“L’ammirazione non può diventare l’ideologia. Un bravo attore o una brava attrice non deve essere necessariamente una star, si può essere attori rispettando il proprio lavoro. Ogni attore, potenzialmente, ha una parte per cui è perfetto”.

Dopo averlo rivisto sullo schermo, Waltz ha presentato i suoi tre titoli preferiti, due quelli italiani: Il momento della verità di Francesco Rosi e I Vitelloni di Federico Fellini, intervallati da Vivere di Akira Kurosawa.

“Li ho scelti perché i tre protagonisti sono delle persone che vogliono trovare un posto nella società, vogliono lasciare il segno. Il giovane torero di Rosi, dopo essersi allenato dentro una cantina, il funzionario di Kurosawa che fa di tutto per fare aprire un parco giochi e poi muore”.

Per I Vitelloni, il 60enne attore ha raccontato del suo incontro con Federico Fellini:

“L’ho conosciuto a 24 anni, ero un ribelle! L’ho incontrato grazie all’editore tedesco dei suoi libri, faceva dei provini e ritagliò la mia faccia sorridente”.

In chiusura ha parlato del legame dietro cinema e opera: “Proprio ieri ero a Vienna, in un punto a metà strada fra il Museo del Cinema e il Teatro dell’Opera, questa è la posizione che spetterebbe alla settima arte”.

L’attore ha poi firmato qualche autografo, ma non sappiamo se ha accontentato il figlio di Roberta Beta.

Domani la Festa del Cinema di Roma darà il benvenuto ai fratelli Taviani, a Sally Potter e a un incontro con Xavier Dolan, il regista franco-canadese, che come Waltz non ha programmato una conferenza stampa costringerà a lunghe file tutti gli accreditati.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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