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Made in Italy, Luciano Ligabue presenta il suo terzo film

Al cinema dal 25 gennaio con Stefano Accorsi e Kasia Smutniak, a 20 anni da Radiofreccia

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di Chiara Laganà | 2018-01-22 22/01/2018 ore 18:00

Made in Italy è il terzo film di Luciano Ligabue con Stefano Accorsi e Kasia Smutniak © Chico De Luigi

Made in Italy è il terzo film di Luciano Ligabue e ha il titolo identico all’ultimo album del cantautore romagnolo. Ligabue ha presentato la sua ultima fatica da regista insieme ai protagonisti del film Stefano Accorsi e Kasia Smutniak.

Stefano Accorsi e Luciano Ligabue tornano insieme a 20 anni da Radiofreccia, lo splendido esordio alla regia del cantante, in un nuovo film ispirato all’omonimo album pubblicato nel 2016. Dal 1998 a oggi, siamo tutti diversi e il cambiamento è uno dei temi al centro del film:

“Il cambiamento ci fa paura, soprattutto se ti ancori al movimento naturale della vita. Cambia il modo di guardare le cose, come reagiamo agli eventi, ma siamo resistenti al cambiamento”.

Come capita a Riko e Sara, i protagonisti di Made in Italy e la coppia al centro di Mi chiamano tutti Riko, la canzone che ha “partorito” il personaggio interpretato di Stefano Accorsi: “La crisi fra loro due è legata all’inquietudine di Riko, lui vuole cambiare perché è diverso lo sguardo che ha sulle cose”.

Made in Italy è legato al suo album omonimo, “Made in Italy è nato come un progetto balordo, anche se è anacronistico fare un concept album in questi anni, si ascolta in modo diverso ed era quello che volevo fare”. Tre film per il cantautore italiano, la colpa è di Domenico Procacci, il produttore di Fandango che ha lavorato insieme a lui ai tempi di Radiofreccia. Il motivo dell’assenza potrebbe essere un altro: “Fare un film è faticosissimo, sono abituato alle emozioni che fluiscono, invece nel film si progettano”.

Il film Made in Italy è anche un ritratto del nostro Paese, con persone che fanno lo stesso lavoro da sempre, che passa un weekend a Roma o fa il viaggio di nozze nel nostro Paese.

“Ho iniziato a parlare d’Italia nella canzone Buonanotte all’Italia, poi ne Il sale della terra e Il muro del suono, ho le stesse intenzioni e l’amore per il mio Paese non diminuisce nonostante i difetti irrisolti. Volevo raccontarlo negli occhi di chi ha meno sentimenti di me, Riko ha rapporti forti con le sue radici e il suo Paese, oggi nessuno va in vacanza o in viaggio di nozze in Italia, siamo rassegnati al mal funzionamento. Questo film è sentimentale, volevo raccontare gli stati d’animo di un gruppo di persone, non m’interessava l’aspetto drammaturgico, volevo raccontare un gruppo di amici, di persone per bene”.

Come lo sono i suoi protagonisti, la parrucchiera Sara e l’impiegato in una salumeria Riko, il regista ha ammesso di essersi innamorato della “sua” Sara, del personaggio interpretato da Kasia Smutniak.

“Non è stato facile interpretarla, è una donna forte, lei sa, è una risolta. Mi era chiaro il mondo di Luciano e la sua musica mi è servita sul set”.

Diverso il ruolo di Stefano Accorsi che per Ligabue era già stato Freccia 20 anni fa: “Riko è un uomo che sta in questa vita, lo troviamo in un momento di crisi, il film racconta la sua vita e la sua storia d’amore. Cambia la sua vita, cambia il suo punto di vista. Trovo raro mettere in scena queste persone e Luciano è una grande firma, racconta una storia che è maturata in lui per molto tempo”.

Luciano Ligabue, in questo film, continua a parlare di gente semplice e della provincia: “Sono un personaggio pubblico da 30 anni, ma i miei amici sono quelli dell’infanzia, in questo film volevo dare voce a loro perché non hanno mai l’occasione di farlo”.

E la provincia non ha la minima intenzione di abbandonarla: “Il mio raggio d’azione è limitato geograficamente”, ha spiegato il regista e cantautore che per la colonna sonora del film ha ricantato Non ho che te, una canzone dedicata a chi ha perso il lavoro: “Il film è un’analisi sociale di chi come Riko perde il lavoro, perde l’identità e quanto fragile diventi quando perdi te stesso”.

Ma non chiamatelo un film generazionale: “M’interessano le storie specifiche, se poi la gente si riconosce allora diventa un ritratto generazionale”.

Rispetto a Radiofreccia, è cambiato anche lo stile di regia per Ligabue, meno camera a terra e più primi piani: “Ho fatto una scelta specifica che è funzionata anche grazie a Stefano e Kasia. Volevo raccontare la storia di una persona, degli operai… poco rappresentati”.

Made in Italy si apre con un ballo interpretato da Stefano Accorsi, coreografato da Luca Tommassini, nel film i protagonisti dividono la scena con altri attori, fra cui spicca Fausto Maria Sciarappa, nel ruolo di Carnevale, l’amico di una vita: “L’incontro con Luciano è stato folgorante, c’è una sua canzone G di Giungla, la preferita di mia figlia, che recita Non basta restare. Ho vissuto questo cambiamento quando sono andato a vivere a Londra negli anni ’90”.

Insieme a lui, Walter Leonardi, Filippo Dini, Alessia Giuliani, Gianluca Gobbi, al cinema anche con il biopic su Fabrizio De Andrè – Il Principe Libero e Tobia De Angelis, il fratello di Matilda De Angelis.

Made In Italy vi aspetta al cinema dal 25 gennaio, prodotto da Fandango e distribuito da Medusa Film.

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A proposito dell'autore

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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