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Wajib – Invito al matrimonio, al cinema la Palestina di oggi

Un road movie per le vie di Nazareth con protagonisti un padre e un figlio, interpretati da due attori che lo sono nella vita reale. La regista e l’attore protagonista presentano il film

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di Chiara Laganà | 2018-04-24 24/04/2018 ore 12:26

Wajib - Invito al matrimonio, padre e figlio al centro del bellissimo film sulla Palestina di oggi

Wajiib – Invito al matrimonio è un bellissimo film che racconta la Palestina di oggi, racconta di Shad, che da anni vive in Italia e torna a Nazareth per distribuire gli inviti del matrimonio della sorella, Amal, insieme al padre, Abu Shadi, che Nazareth non l’ha mai lasciata. Wajib – Invito al matrimonio vi aspetta da oggi al cinema, distribuito da Satine Film, la regista Annemarie Jacir e il protagonista Salek Bakri ci presentano il film.

Annemarie Jacir dirige in Wajib – Invito al matrimonio una coppia di attori che sono anche padre e figlio nella vita, un fatto che accresce le emozioni sin dalla prima inquadratura. Padre e figlio guidano a Nazareth per consegnare gli inviti al matrimonio della sorella/figlia porta a porta, come la tradizione impone, non è un caso che il titolo del film in arabo voglia dire “dovere”, Salek Bakri ci ha spiegato com’è stato recitare accanto al padre Mohammed: 

“Recitare con mio padre non è stato facile, ma in generale mi è piaciuto. È stata una sfida per via della storia, non sono dei grandi amici, litigano, discutono e hanno delle visioni diverse della vita, come parlare, come pensare, litigano per tutto. E la storia della madre, il figlio è d’accordo con lei e questo lo rende molto arrabbiato perché l’ha lasciato per un altro uomo, soprattutto per una comunità come quella di Nazareth. Il suo unico figlio non lo capisce e non è dalla sua parte, ci sono molte contraddizioni fra loro ed è difficile recitare con tuo padre una parte del genere, ma allo stesso tempo ha dato al film profondità, verità e libertà. Mio padre e io non siamo come Abu Shadi e Shadi, ma abbiamo aggiunto del materiale per questi ruoli”.

Anche per la regista, Annemarie Jacir, è stato molto interessante dirigere una coppia di padre-figlio in questo ruolo così particolare:

“È stato meraviglioso e difficile come regista e per loro in quanto attori, dovevano mettersi a nudo davanti alla camera del regista, in quanto famiglia hai molto che ti trascini con te. La vita reale spesso riflette il cinema, per esempio, Ahmed aveva smesso di fumare e ha dovuto riprendere per il set e fumava di nascosto, quindi il film si è riflesso nella realtà”.

Annemarie Jacir, regista e sceneggiatrice del film, dirige una storia maschile dopo aver portato sullo schermo molte storie al femminile:

“Non mi piace dirlo, forse perché è un cliché, penso che gli uomini non si parlano come noi donne. L’ho osservato nella mia famiglia e in quella di mio marito, quando il padre l’ha chiamato per chiedergli di aiutarlo a consegnare gli inviti del matrimonio della sorella (una tradizione palestinese, ndr) e lui l’ha dovuto fare e sono andata con loro. Per cinque giorni, casa per casa, li ho osservati, hanno una famiglia, ma li ho osservati e mi sono interessata a questa storia: quello che si deve dire, ma non c’è l’opportunità di farlo, ma dentro una macchina i due personaggi sono bloccati”.

Per Annemarie Jacir è stato molto importante realizzare un film del genere:

“In questo momento, il cinema è sempre importante raccontare delle storie, le proprie storie, soprattutto in quanto palestinesi. Spesso non abbiamo avuto il diritto di farlo, la scena del cinema palestinese è in crescita, ci sono molti registi giovani, molto sta succedendo… Raccontare le nostre storie e avere il diritto di farlo è importante, questo spezza il nostro isolamento ed è importante”.

Wajib – Invito al matrimonio può essere considerato un ritratto della Palestina di oggi:

“Forse rappresenta due diverse generazioni, ma in quella del padre ci sono persone diverse da Abu Shadi, ci sono persone che sono combattenti, collaboratori e non si può dire che rappresenta un’intera generazione, neanche Shadi rappresenta. Non sono quanto siano un’immagine della Palestina, è sempre difficile rispondere, posso dire che rispetto entrambi i personaggi: il padre per la sua tenacia per restare a Nazareth nonostante tutte le difficoltà personali e politiche che vive, non apprezzo che speri che la spia lo aiuti per la promozione. Apprezzo Shadi per le sue visioni chiare in politica, per me giuste, ma non mi piace che sia fuggito in Italia, ha abbandonato il suo sogno di aprire un cineclub”.

Il conflitto generazionale riflette la Palestina, ma è un tema allo stesso tempo universale:

“È bello sentirtelo dire – racconta la regista – ma se sei molto specifico, diventi universale, per me era importante che fossero padre e figlio, che fosse girato a Nazareth, ma c’è una connessione emotiva universale e c’è solo quando si è molto specifici”.

Curiosamente Shadi è venuto a vivere in Italia, dove ha trovato anche una fidanzata, e il bell’attore palestinese Salek Bakri ha girato qui un film:

“Amo l’Italia, c’è una storia d’amore fra noi: è iniziata con Heather e poi Salvo e io tendo a credere che non è ancora finita. C’è un bacio all’Italia in Wajib e continuerò a diffondere il mio amore per l’Italia, credo che questa storia d’amore è infinita, continuerà a crescere finché il sole splenderà sull’umanità”. 

In Wajib – Invito al matrimonio, il film di Annemarie Jacir è più universale e non palestinese:

“Certo, credo che gli artisti, qualsiasi artista, scrittore, musicista… il suo approccio all’arte deve essere universale, è universale perché l’arte lo è. In questo specifico caso, il rapporto padre-figlio è universale, ognuno può identificarsi in questo rapporto viva in Svezia o in Somalia, amore e odio sono gli stessi ovunque, i problemi fra padre e figlio sono gli stessi ovunque, non finiranno mai, è la nostra eredità come umani, questa contraddizione rende la nostra vita interessante e produttiva e ci permette di creare arte”.

Il finale di Wajib – Invito al matrimonio è aperto, senza svelarlo per Bacri rappresenta:

“È più interessante lasciarlo aperto, allo stesso tempo è chiuso. Si chiude con tante domande, se il figlio resterà a Nazareth, perdonerà il padre? O al contrario, questo è più interessante, ci lascia con un cuore aperto e ci chiediamo cosa succederà, anche in noi è rimasto qualcosa di non concluso, questo è importante anche per me come spettatore, mi piace farmi domande ed emozionarmi, questa è la cosa più bella che il cinema ti può dare… non lasciarci quando le luci si accendono”. 

Ed è quest’emozione che si vive guardando il bellissimo Wajib – Invito al matrimonio, un altro piccolo capolavoro distribuito da Satine Film, da oggi al cinema.

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A proposito dell'autore

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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