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Opera Senza Autore, von Donnersmarck torna con un film sulla storia della Germania

30 anni di storia tedesca nel terzo lungometraggio del regista di Le vite degli altri, presentato a Venezia e da oggi al cinema

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di Chiara Laganà | 2018-10-5 4/10/2018 ore 17:00
(ultimo aggiornamento il 5 Ottobre 2018 alle ore 14:15)

Opera senza autore è un film sull'arte e racconta 30 anni di storia tedesca. , il regista di Le vite degli Altr Florian Henckel von Donnersmarck torna a parlare di Germania

Opera Senza Autore segna il gradito ritorno di Florian Henckel von Donnersmarck, il regista tedesco premio Oscar per Le Vite degli Altri torna con un film dedicato a 30 anni di storia della Germania, all’arte e ai fantasmi del passato; un lungometraggio che finalmente fa dimenticare The Tourist.

Opera Senza Autore è da oggi al cinema, il regista e il cast hanno presentato il film a Venezia. Protagonista del film è un artista, Kurt Barnert, ritratto dalla sua infanzia fino all’apice della sua carriera: 30 anni di storia di Germania dall’avvento del Nazismo alla divisione delle due Germanie. Dopo The Tourist, von Donnersmarck è tornato a parlare della storia del suo Paese:

“Non è che scelgo la storia, la storia sceglie me, mi sono innamorato dell’idea di fare un’esplorazione della creatività, com’è possibile quest’alchimia, queste persone come Kurt, che può prendere tutte le ferite della sua vita e trasformarle in arte. Ho sempre cercato una storia che andasse in questa direzione, avevo cercato la storia nell’opera classica, poi ho trovato questa storia: un pittore formato dai Nazisti e poi dai comunisti”. 

Kurt è ispirato a Gerhard Richter, uno degli artisti tedeschi contemporanei più quotati, l’arte è centrale nel film del regista:

“Credo che nell’arte libera, se un sistema politico ha un’idea di come deve essere l’arte, l’arte è già perduta. C’è quest’idea di fare arte utilizzando simboli e non messaggi diretti, io non ci credo veramente. Volevo dimostrare che solo quando questa persona può liberarsi può diventare un vero artista”.

Un lungo racconto (188 minuti di durata super scorrevoli) che ricorda l’epopea di Heimat, il capolavoro di Edgar Weitz. Anche oggi la società odierna vorrebbe controllare l’arte:

“Ogni tipo di censura personale può essere un problema, è la stessa paura di essere esclusi, di non poter fare il tuo lavoro. Oggi gli artisti devono aver avuto l’esperienza di qualcosa per creare arte, questo è contro l’idea stessa di arte, è una sorta di censura. L’arte è anche legata all’empatia,  deve essere libera. La libertà di pensiero porta anche alla sofferenza, ma la preferisco rispetto alla censura”.

Kurt è un artista diviso fra i due mondi e due modi di vedere arte, quella nazista e quella socialista:

“Volevo che l’arte socialista fosse legata a una sorta di artigianato e inserire anche l’ideale politico, una volta che Kurt arriva nella Germania Ovest vede tutto nuovo. Hanno dovuto distruggere perché sono andati contro le convenzioni e le regole, quando guardi un vecchio dipinto pensi l’artista sapeva il fatto suo, nell’arte contemporanea non hai neppure questa consolazione. C’è molto non sense, è facile rappresentarlo, la professione del giornalista è fondamentale perché aiuta l’arte a non perdersi in questa mancanza di senso. L’arte ha contribuito moltissimo al processo di guarigione del nostro Paese”.

Opera senza autore, candidato alla Germania per gli Oscar, è un affresco sul mondo dell’arte, ma al centro del film c’è anche un Paese che fa i conti con la propria orrenda storia:

“Volevo parlare con il maggior numero di persone, la scena dell’uccisione dei disabili da parte dei Nazisti. La zia dice a Kurt di non distogliere mai lo sguardo, anche se è qualcosa di doloroso, non volevo renderlo più semplice per le persone che hanno commesso questi orribili crimini. Volevo mostrare la loro sofferenza, non è un film sull’Olocausto, portiamo sullo schermo l’uccisione dei disabili da parte dei nazisti”. 

Fra le protagoniste del film anche due donne, entrambe chiamate Elizabeth, la zia interpretata da Saskia Rosendahl e la compagna di Kurt che ha il volto di Paula Beer:

“Non credo che il mio personaggio volesse dare un bambino al suo compagno, Ellie vuole fortemente avere un bambino. Per me questo film racconta il ruolo centrale dell’amore, trova l’amore della sua vita in Kurt e decide di lasciarsi il padre e il passato alle spalle. Personalmente, seguire Kurt a Düsseldorf è una scelta che manifesta il suo empowerment”.

In Opera senza autore, una volta che Kurt ha finalmente ottenuto successo nega che la sua opera sia legata alla sua vita:

“È una necessità di proteggersi, si mette a nudo nelle sue opere, mostra le ferite, il suo vissuto, non vuole spiegarlo, sa che le persone che vedono l’arte vedranno la forza delle sue opere anche se non sanno esattamente cosa significano i suoi quadri. Lui non ha completamente capito nella sua mente cosa ha espresso nella coscienza artistica, sa che le persone sensibili riconosceranno la sua arte come qualcosa di forte, senza sapere cosa c’è dietro. Spesso gli artisti parlano delle loro opere e finiscono per dire bugie, è l’arte che deve parlare”.

Tom Schilling interpreta Kurt, l’attore tedesco ha parlato del suo ruolo:

“Il mio personaggio è quasi muto, non giudica: il suo talento è di vedere dietro la tenda senza giudicare. La sua arte inventa e mostra qualcosa, non è molto cosciente di quello che fa. Gerhard Richter che ci ha ispirato, dice sempre che le sue opere sono più intelligenti di lui. Come attore, ho approcciato il personaggio provando a non conoscere molto di lui, spero di essere ispirato sul set dalle cose che mi succedono”.

Nel cast c’è anche Sebastian Koch che aveva già lavorato con von Donnersmarck in Le Vite degli Altri:

“Ci sono stati un paio di nazisti che sono stati presi, lui è così intelligente, ha paura, ma conosce il sistema e riesce a sopravvivere ed è ossessionato dal controllo: controlla tutto, si veste come se ancora avesse l’uniforme. Queste persone hanno l’intelligenza per farcela”.

Al centro di Opera senza autore la memoria di un Paese, la Germania ha fatto molto da questo punto di vista ed è stata aiutata in questo anche dal cinema, il produttore Jan Mojto:

“Ho avuto problemi di salute e ho pensato cosa rimarrà di me? Ho pensato che questo film fosse un’ottima cosa da lasciare. È un film complesso, come lo è la società tedesca, ho sempre voluto raccontare la Germania, Florian ha trovato un nuovo modo di parlare della memoria del Paese, questo film è fatto da un regista che descrive di cosa sono fatti i tedeschi di oggi che portano con loro le ferite del loro passato. È un film sulla Germania di oggi, l’unico Paese che ha affrontato il suo passato”.

Opera senza autore è un film che descrive l’anima tedesca, la storia della Germania e dell’Europa, un nuovo punto di vista e un nuovo capitolo sul Novecento. Uno dei più belli visti a Venezia 75, distribuito da 01 Distribution.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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