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Festa del Cinema di Roma 2018: Sigourney Weaver e le star del sesto giorno

Per Millennium – Quello che non uccide Claire Foy e il resto del cast, Green Book con Viggo Mortensen e Stanlio e Ollio con Steve Coogan e John C. Reilly

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di Chiara Laganà | 2018-10-24 24/10/2018 ore 18:31

Sigourney Weaver è la protagonista del sesto giorno della Festa del Cinema di Roma © (Photo by Ernesto S. Ruscio/Getty Images)

Giornata ricca oggi alla Festa del Cinema di Roma, Sigourney Weaver, protagonista di un incontro ravvicinato, Claire Foy e il resto del cast di Millennium – Quello che non uccide; Viggo Mortensen protagonista di Green Book e Steve Coogan e John C. Reilly per il film Stanlio e Ollio.

Una delle anteprime mondiali della Festa del Cinema di Roma è Millennium – Quello che non uccide, ultima trasposizione cinematografica del romanzo di Stieg Larsson, e ha portato all’Auditorium quattro dei suoi protagonisti e il regista Fede Alvarez. 

Claire Foy, Sverrir Gudnason, Sylvia Hoeks, Synnøve Macody Lund e Fede Alvarez hanno presentato il film, che uscirà in sala il prossimo 31 ottobre, l’attrice inglese dopo aver interpretato il ruolo iconico della Regina Elisabetta in The Crown, interpreta un’altra icona Lisbeth Salander:

“La cosa importante quando s’interpreta un personaggio è non renderli come te, penso che per questo motivo Lisbeth sia così straordinaria: non fa niente per riuscire simpatica, per essere attraente o bella, Stieg Larsson quando l’ha creata ha pensato a un personaggio complesso e difficile e che avesse in sé molta morte e una vita difficile. Penso che puoi fidarti del tuo pubblico, se amano un personaggio così anti convenzionale, vedi qualcosa in loro e li ammiro, non ho provato a capirla, penso che questo sia stato l’unico approccio possibile e non riuscirai mai a raggiungere la profondità di questo personaggio”.

Sono stati tantissimi i personaggi interpretati da Sigourney Weaver, l’attrice protagonista di un incontro ravvicinato con il pubblico, l’attrice deve moltissimo al genere sci-fi che le ha regalato il ruolo di Ripley in Alien, forse il più noto della sua carriera:

“Le storie sono sempre state interessanti per me, Ghostbusters, per esempio per me era una storia fantasy di fantasmi. Tutti tendono a inserire i titoli nel genere sci-fi, un genere molto sofisticato oggi perché è dove chiediamo dove andremo e cosa sta succedendo, è una parte molto importante della letteratura. Ho letto un libro l’altro giorno di donne che potevano dare degli elettroshock, non ho mai pensato a fare film di fantascienza. Venivo dal teatro e cercavo drama e commedie, questo mi ha comunque dato una struttura”.

Figlia d’arte, il padre Sylvester è stato un pioniere della TV mentre la madre era l’attrice inglese Elizabeth Inglis, cos’ha imparato da loro per prepararsi a questo mestiere?

“Sono felice che sappiate chi era mio padre, mi ha fatto innamorare di questo mestiere. Lavorava nella TV in presa diretta e tornava a casa felice, sembrava che avesse avuto una buona giornata. Lui mi ha ben disposto a lavorare come attrice, mia madre, al contrario, aveva dovuto abbandonare la carriera e non penso che avesse mai superato la cosa e ne parlava sempre male, mi diceva che è un mondo marcio. Quindi mio padre aveva un atteggiamento positivo, mentre mia madre mi diceva di andarmene appena potevo”.

Sigourney Weaver è anche una figura molto forte nel mondo di Hollywood, per l’attrice è stato un bene che finalmente si sia parlato di #MeToo e del movimento Time’s Up:

“Era ora, è un passo vitale per la lotta all’uguaglianza sul posto di lavoro, un gruppo di donne molto coraggiose ha fatto un passo avanti. L’industria che conosco, penso che volesse cambiare, ognuno si sente più leggero perché ci sono più opportunità per le persone. Io parlo del mio ambito, ma penso che sia una parte di una lotta per ottenere l’uguaglianza in altri posti di lavoro, è stato un ottimo punto di partenza, è stato apprezzato da molti… forse da non tutti, ma dalla maggior parte”.

Weaver è stata diretta da moltissimi registi, Ang Lee, James Cameron e Ridley Scott, l’attrice si è trovata meglio a essere diretta da Lee:

“Ang Lee mi ha capito al volo in Tempesta di ghiaccio, ci siamo solo guardati e ci siamo capiti. Luca Guadagnino mi aveva contattato per uno dei suoi film, ma non ho potuto farlo. Conosciamo il cinema italiano degli ultimi 60 anni, prima di venire qui ho rivisto Roma di Fellini ed è esattamente così”.

Tantissimi ruoli, ma Ripley è un personaggio che sarà sempre legato a Sigourney Weaver:

“È stato il mio primo lavoro, mentre era il secondo di Ridley Scott, adoravo lavorare e avere questi vestiti sudici, ma è stato un ruolo difficile. Quando recitavo Alien mi mancava il teatro, quando arrivai sul set e ho visto il modo di lavorare di Ridley e le creazioni di Geiger e Carlo Rambaldi mi sono resa conto che erano delle cose che non si erano mai viste sul set. Tutta l’esperienza è stata spaventosa, ma il film è stato così innovativo e sono orgogliosa di averne fatto parte”.

Weaver interpretò Dian Fossey in Gorilla nella nebbia, un film che la portò in Africa:

“Ho sempre cercato ruoli diversi, ricordo il lavoro in Africa con una troupe internazionale e mi ricordo di aver lavorato con un gruppo di gorilla studiati da Dian Fossey. Passare del tempo con quei gorilla è stato eccezionale. La cosa più buffa è che non volevo fare ruoli di fantascienza, volevo solo recitare Shakespeare ed essere diretta da Mike Nicholls, dopo quei ruoli ho cercato di cambiare il più possibile e sono ritornata alla fantascienza con Avatar di James Cameron. Quando leggo le critiche a questo genere, leggo solo sugli effetti speciali, ma questi film trattano di ben altro”.

Alta 182 cm Sigourney Weaver non ha mai interpretato il ruolo da fidanzata:

“Appena entravo in una stanza con dei produttori, erano tutti seduti perché ero così alta e nessuno pensava a me come l’interesse amoroso di qualcuno. L’unica eccezione fu Un anno vissuto pericolosamente, ho amato interpretare storie d’amore. Ma all’epoca ho sempre pensato che se non fossi di piccola statura, bionda e con gli occhi azzurri non potevi essere l’interesse amoroso di qualcuno. Sono stata scelta solo da registi con un grande senso di immaginazione, non è mai arrivata dagli studi, ma dalla mente di gente come Peter Weir, Ridley Scott”. 

Viggo Mortensen è alla Festa del Cinema di Roma per presentare Green Book, l’attore americano ha presentato il delizioso film in cui interpreta un italo-americano che divenne amico di un pianista afro-americano negli anni 60. Per interpretarlo l’attore ha anche rispolverato l’italiano:

“Ho letto la sceneggiatura, una delle mille che ricevo, se non è la migliore, la più completa, più strutturata, la migliore per scrittura ci si avvicina. Quello che hanno fatto Pete Farrelly, Nic Villalonga e Brian Currie hanno scritto una storia splendida basata su fatti veri, una storia che mi ha fatto commuovere, sorridere, drammaticamente intesa e dove tutti i personaggi erano perfettamente costruiti. Non solo italo-americano, ce ne sono un paio veramente bravi, ero cosciente che avevo una responsabilità, ma ce l’hai sempre quando interpreti un personaggio realmente esistito e non renderlo una caricatura, sono stato molto nervoso, ma la famiglia Villalonga mi ha aiutato e Nic era sul set, quando piangeva, capivo di aver fatto un buon lavoro”.

L’attore ha poi aggiunto una dichiarazione in italiano:

“Secondo me questo è un invito a fare un viaggio, a ridere, a piangere, forse a riflettere sui limiti delle prime impressioni. Non è una lezione forzata, è una bella storia condivisa del passato che può aiutarci a capire il presente”.

Green Book sarà in sala il prossimo 31 gennaio distribuito da Eagle Pictures, uscirà nel 2019 anche Stanlio e Onlio di Jon S. Baird, interpretato da Steve Coogan e John C. Reilly. I due attori e i registi l’hanno presentato oggi a Roma. 

“Amavo Stanlio e Onlio da bambino – racconta il regista – mi vestivo da Stanlio da bambino e li ho sempre amati. Sono stato sorpreso che nessuno l’avesse fatto prima di me. La loro storia aveva molto più peso narrativo se si affrontava il periodo finale della loro carriera quando avevano problemi di salute ed economici e dovevano affrontare la mortalità. In pochi conoscono quegli anni, quello per me è stato la spinta a fare questo film”.

Stanlio e Onlio uscirà in Italia nel 2019, distribuito da Lucky Red. 

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A proposito dell'autore

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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