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Moschettieri del Re, il classico di Dumas in una veste “comica” al cinema

Dirige Giovanni Veronesi con un cast ricchissimo: Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Rocco Papaleo, Sergio Rubini. Al cinema il 27 dicembre

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di Chiara Laganà | 2018-12-18 18/12/2018 ore 19:15

oschettieri del Re, Veronesi trasforma il classico di Dumas in commedia interregionale al cinema dal 27 dicembre © Tullio Deorsola

Moschettieri del Re sarà al cinema il 27 dicembre: Giovanni Veronesi ha diretto quattro dei migliori attori italiani nei panni degli spadaccini creati da Alexandre Dumas in una “riscrittura” del classico. 

La “penultima” missione dei moschettieri della regina di Francia, Anna (Margherita Buy), si svolge nel 1625, ma i quattro sono ormai separati e non sono più quelli di una volta. D’Artagnan (Pierfrancesco Favino), Aramis (Sergio Rubini), Athos (Rocco Papaleo) e Porthos (Valerio Mastandrea) riprendono le loro armi e le loro spade. 

Girato in Basilicata, Moschettieri del Re riprende una vecchia idea di Giovanni Veronesi che voleva girare un film ispirato al classico di Dumas già negli anni 80:

“Avevo chiesto a Francesco Nuti di mettere insieme il cast con Carlo Verdone, Massimo Troisi e Roberto Benigni, ma quei quattro non si potevano mettere insieme: ognuno aveva il suo orto”. 

La commedia Moschettieri del Re oggi però può avvalersi di un cast di stelle del cinema italiano. A completare il cast quattro donne con ruoli diversi da protagoniste in un film fortemente maschile: Margherita Buy, Valeria Solarino, Giulia Bevilacqua e Matilde Gioli. Per i ruoli degli immortali D’Artagnan, Aramis, Porthos e Athos, Veronesi ha scelto quattro dei più grandi attori italiani:

“Sono onnicomprensivi, anche nei tempi comici. Valerio ha dei tempi comici eccezionali, Sergio è il mio attore feticcio e non ingombra, è un uomo di profilo, è magrolino, considerato sexy come PierFrancesco adesso, perché ha fatto Sanremo”.

Moschettieri del Re potrebbe essere considerato un film di “supereroi” italiani, e dunque “sfigati”, come li ha definiti Margherita Buy, qui nelle vesti della regina Anna. Per l’attrice è stato un set molto impegnativo:

“Sono fortunata a vivere in quest’epoca, se fossi stata regina avrei abdicato subito: ci mettevo 20 minuti per togliere il vestito del trono. La gente ai tempi moriva per i vestiti, facevano le regine cinque minuti al giorno, per questo dicevano Venite nei miei appartamenti! Sono felice che Giovanni Veronesi sia riuscito a portare a termine un’operazione del genere, un film che non si faceva e che non si farà più anche perché con tutti questi matti! Dai costumi ai cavalli e alle carrozze”.

Veronesi però ha pensato il film per il grande schermo e ha come sottotitolo la penultima missione, ma il regista non pensa né a una serie, né a un sequel:

“Realizzando il film non ho pensato alla fruizione televisiva, ho pensato al cinema, se va su altre piattaforme non è problema mio. È la penultima missione dei Moschettieri non perché banalmente si pensa al sequel, ma mi piaceva e basta, come mi è piaciuto il gruppo con cui ho lavorato”.

Per Valerio Mastandrea, un dimagrito Porthos, il cast è stata l’occasione di ritrovare Veronesi dopo 21 anni dal set di Viola bacia tutti ed è stata la prima volta che ha recitato con Rubini:

“Quando mi ha chiamato gli ho chiesto chi fossero gli altri e ho accettato subito, non lavoravo dal 97 con Veronesi e gli ho detto: Sbrighiamoci, non si sa chi ma prima o poi qualcuno… Sono stato contento che c’era Rocco Papaleo, lo accompagno nelle esperienze insieme, non avevo mai lavorato con Sergio Rubini mentre con Pierfrancesco siamo diversi, ma ci conosciamo da tempo”.

Assente Favino, occupato sul set brasiliano del film ispirato a Buscetta Il traditore di Marco Bellocchio, l’attore ha mandato un messaggio alla stampa. Il set è stato l’occasione per Sergio Rubini di avere un ruolo “importante” diretto da Veronesi dopo i due Manuale d’amore:

“Mettere un cast così insieme è spregiudicato e in controtendenza, non è questa la tendenza del cinema italiano, non ha montato una serie, se non la fai oggi fai schifo, se non fai 12 puntate non sei nessuno”. 

Per Rocco Papaleo è stato il cast a spingerlo ad accettare il ruolo:

“Abito vicino casa di Veronesi potevo andare a piedi in questa città che mi opprime e vivo con fatica, è un bel gruppo di attori e volevo relazionarmi anche per spiegargli come si fa a essere moschettieri e ironici”.

Un film costato più di cinque milioni di euro, la mega produzione di Indiana (in sala con Amici come prima) è stato un lavoro di équipe per il regista e sceneggiatore Giovanni Veronesi: 

“Questo film non si può fare da solo, qui veramente ha funzionato l’équipe, la produzione, la troupe, gli attori c’erano più di 100 fra cavalli, carrozze, maestri d’armi, stunt: governare la banda è stato difficile, da solo non ci sarei riuscito. Ho acchiappato i capireparto più giusti per fare quest’operazione, ringrazio l’aiuto regista Mangiante, una via di mezzo fra produttore e regia. È stato un dispendio di energie e forze era da folli, la follia fa parte del cinema, chi investe dei soldi nel cinema è un folle, li ho trovati in Indiana e nella distribuzione folle: una banda di malati di mente e malati di cinema e abbiamo fatto questo tentativo, il film che è uscito fuori è romantico, poteva essere una farsa: questo era il momento giusto per farlo”.

Veronesi aveva già provato con il colossal con Il mio West 20 anni fa:

“Ho fatto un grave errore, ero partito con lo stesso intento, volevo fare un western a casa mia, ho fatto un film in inglese con Leonardo Pieraccioni, Harvey Keitel, David Bowie, un ibridone che fu reputato un insuccesso economico perché fece la metà dei film dei film di Leonardo all’epoca, mi lasciai prendere la mano a fare un film in inglese con grandi attori”.

A dividere la scena con i quattro moschettieri, quattro donne dell’epoca altrettanto protagoniste: Giulia Bevilacqua nei panni di Milady, Valeria Solarino in quelli di Cicognac, Matilde Gioli quella di Donzella/Olimpia e la già citata regina Buy.

Enigmatico quello di Milady, la donna-braccio destro di Mazzarino interpretata Giulia Bevilacqua:

“È fiera di essere cattiva, sa di portare sfortuna, è contenta che gli altri abbiano paura di lei. Avevo guardato i film, ha un aspetto animalesco, è istintiva, ha un rapporto col sesso aperto e ha un risvolto positivo, si pente di alcuni aspetti, avrà un riscatto”. 

Incinta durante le riprese, l’attrice ha avuto una stunt nell’unica scena d’azione del film, mentre è particolare il ruolo di Cicognac, interpretato da Valeria Solarino, compagna anch nella vita di Veronesi:

“Il mio personaggio se avesse avuta l’età dei Moschettieri si sarebbe unita a loro, è una domatrice di cavalli, Giovanni mi ha costretto a montare senza sella, c’è un momento tagliato in cui scendo da cavallo da dietro che è pericolosissimo”

Moschettieri del Re è una commedia comica “interregionale” con un inedito Checco Zalone a firmare la colonna sonora che può avvalersi del brano di Adriano Celentano Prisencolinensinainciusol dove ognuno dei protagonisti recita con il proprio dialetto/accento di origine, per la milanese Gioli tutto questo ha reso la storia interessante.

Anche se un film al maschile, le quattro donne protagoniste hanno ruoli importanti, come afferma Valeria Solarino:

“È un film maschile, sono moschettieri, anche se sono di parte Giovanni scrive sceneggiature con personaggi rotondi, anche il più piccolo ha il suo senso, ha capito che le donne a qualcosa servono”.

Moschettieri del re è ambientato nel corso delle guerre di religione, il messaggio legato alla commedia Moschettieri del Re è chiaro:

“All’epoca l’Europa era colpita dalle guerre di religione, gli ugonotti venivano torturati perché non cattolici. La metafora c’è, chi la vuole leggere la legga, se no si prende il divertimento, oggi pensiamo di essere eletti perché non ci sono torture e barbarie, qualche secolo fa nell’Europa succedevano le stesse cose, è una riflessione che ho fatto se viene a galla bene”. 

Ispirato al sequel de I Tre Moschettieri, Vent’anni dopo, Veronesi porta sul grande schermo un classico della letteratura mondiale, eroi di intere generazioni di bambini, ma non per i tre attori:

“Non volevo essere un moschettiere da bambino – afferma Mastandrea – non l’ho nemmeno letto, verso i classici ho un grande problema, perché sono scritti corpo 6, arriverà il momento per leggere, ho letto senza finirlo il Don Chisciotte”.

“Valerio farebbe bene a leggere i classici – interviene Rubini – ti fanno andare avanti: il pubblico ha bisogno dei classici, il cinema rende moderni i classici, il cinema d’avventura ci fanno sognare, questo film è un’espressione che parla di questo. Io poi da giovane ero diverso, ero contro il cameratismo, non parlavo di donne e orologi, ho imparato il cameratismo su questo set con questa gente rozza e volgare”.

Moschettieri del Re è un film comico che s’inserisce nel panorama delle (tante) uscite natalizie, può contare su un ottimo Favino supportato dagli altri tre protagonisti, ma resta un esperimento non riuscito che acquisisce senso solo negli ultimi minuti finali. 

Moschettieri del Re vi aspetta al cinema dal 27 dicembre distribuito da Vision Distribution.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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