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Momenti di trascurabile felicità, il film con Pif di Daniele Luchetti al cinema

Ispirato all’omonimo libro (e a Momenti di trascurabile infelicità) di Francesco Piccolo, nel cast anche Renato Carpentieri e THONY. In sala il 14 marzo

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di Chiara Laganà | 2019-03-7 7/03/2019 ore 17:00

Momenti di trascurabile felicità il film ispirato al best-seller dal 14 marzo

Momenti di trascurabile felicità è il titolo del nuovo film di Daniele Luchetti che ha per protagonisti Pif e THONY. Ispirato all’omonimo romanzo di Francesco Piccolo e al suo “seguito” Momenti di trascurabile infelicità il film arriva in sala il 14 marzo. A completare il cast c’è anche un sempre meraviglioso Renato Carpentieri, i protagonisti e il regista hanno presentato il film.

Paolo è il classico italiano medio e ama porsi domande come “perché il primo taxi della fila non è mai davvero il primo”. Odia lo zenzero, è sposato con Agata ed è un marito e un padre assente. Perde la vita in un incidente automobilistico mentre sta correndo per andare a vedere il match che decide se il Palermo salirà in Serie A. Una volta in Paradiso scopre che c’è stato un disguido, grazie al consumo di centrifughe si è guadagnato il ritorno sulla terra, ma solo per 92 minuti. Ad accompagnarlo nel ritorno nella sua Palermo un impiegato dell’aldilà.

Daniele Luchetti – come molti – si è innamorato dei due libri di Francesco Piccolo Momenti di trascurabile felicità e Momenti di trascurabile infelicità e ha deciso di tradurli per il grande schermo, un’impresa non facile vista la storia particolare e lo stile con il quale sono scritti:

“Quando li leggi, ti ci riconosci, ma non hanno trama. Avevo il desiderio di far fruttare questi momenti per farli passare attraverso un personaggio dal punto di vista narrativo: un’idea che ci è venuta primo giorno di riunione lavorando al soggetto. Abbiamo deciso di sceneggiare i momenti e non leggerli, alcuni funzionavano benissimo, altri no. E allora abbiamo usato lo spunto narrativo del personaggio che è alle prese coi momenti più importanti della sua vita”.

Rispetto ai due libri di Francesco Piccolo, sceneggiatore di L’amica geniale, è stato aggiunto il paradiso raffigurato come un ufficio delle poste con file chilometriche, impiegati disattenti e schermi fissi sul televideo:

“La seconda scelta era capire come fosse questo paradiso, l’idea più sensata era immaginarlo come una sede delle poste con file e numerini. E Renato Carpentieri è l’unico personaggio inventato rispetto ai libri ed è anche quello più fragile, incasinato e che fa più errori di tutti”.

Paolo viene rimandato sulla terra per 92 minuti, cosa farà in quest’ultima ora e mezza che gli resta da vivere? È il punto di partenza del libro di Piccolo, un testo difficile da tradurre in film:

“Ho pensato di starci anni e invece devo dire che in poco tempo ci è venuta l’idea di dare una forza propulsiva a questi frammenti di vita, attraverso l’idea di poter vivere ancora un’ora e 32 minuti. Questo permetteva di mettere questi momenti di trascurabile felicità e infelicità a confronto con la morte”. 

E se i protagonisti avessero la possibilità di tornare sulla terra per 92 minuti cosa farebbero? Difficile sapero per il protagonista Pif:

“Non riesco a pensare a cosa potrei fare o dire, dico tutto quello che penso anche se mi querelano, ma magari diventi l’uomo più saggio del mondo o vai dal cattivo di turno e gli dici tutto o magari farei il superiore”.

La concittadina THONY – recentemente vista in La notte è piccola per noi – vivrebbe gli ultimi 92 minuti liberandosi di tutto quello brutto che ha fatto e mangiando senza sosta:

“Subisco tantissimo il giudizio, per liberarmi da questa cosa, pubblicherei tutte le cose più brutte che ho fatto mangiando qualsiasi cosa. Canzoni che non reputo all’altezza, per liberarsi dalla tensione di essere sempre perfetti”.

Renato Carpentieri, invece, cita Bertold Brecht per raccontare cosa farebbe nei 92 minuti che lo separano dalla sua morte:

Brecht racconta che un suo amico stava per morire, lui era un filosofo e si è messo a risolvere problemi di matematica perché il problema principale non poteva risolverlo. Anch’io mi metterò a risolvere problemi di matematica in quei 92 minuti”.

Paolo è il classico uomo medio per portarlo sullo schermo Luchetti si è ispirato anche ad Alberto Sordi:

“Sono più bacchettone e moralistra di lui – spiega Pif – c’è un momento nel film in cui non ho approvato alcuni gesti, tra cui la doppia fila. A perderci tra me e lui ci perde sicuramente Daniele. Però, e questa la potenza del film, nonostante io sia molto diverso da lui, nonostante abbiamo passato il film a dire ma che superficiale, che stupido, alla fine del film dico io mi ci rivedo, ecco nell’odio per lo zenzero mi ci rivedo tanto”.

L’attore e regista palermitano ha amato girare il film nella sua Palermo “svuotata” da riferimenti alla mafia nella sceneggiatura e nella storia e ha definito così i suoi momenti di trascurabile felicità:

“Fra i grandi eventi ci sono solo momenti di trascurabile felicità, è inevitabile. Questa cosa che ti tira anche fuori il peggio. Faccio un tour teatrale con Francesco Piccolo e chiediamo al pubblico cosa sono per loro i momenti: un uomo si divertiva a dare colpi di telecomando in testa e la moglie accanto rassegnata diceva ‘Fa così…’. O un marito che ha visto ridere per la prima volta la moglie per una scena di Fantozzi, Noi anaffettivi non lo diremmo mai, ma spero che questo momento scatti durante la visione del film”.

L’anaffettività è una caratteristica che lo accomuna a Francesco Piccolo e a Paolo:

“L’anaffettività è una delle mie caratteristiche più grandi, questo personaggio ha una enorme quantità di difetti e credo che sia la cosa più tenera e divertente di Paolo e di qeusto film”.

Luchetti che ha definito questo film come “il ritratto cubista di un uomo medio” ha parlato anche della morte nel film, simile a quella che vediamo in cartoni animati piuttosto che nera e negativa:

“La morte che c’è in questo film è leggera, non è quella vera, eppur spero faccia suscitare riflessioni e bilanci”.

Cita la morte anche Renato Carpentieri, il suo personaggio è un trait d’union fra paradiso e terra. L’attore napoletano si è divertito in un ruolo leggero:

“Mi ci voleva questa parentesi di leggerezza rispetto alle cose normali, ho tentato di intonarmi all’umorismo di Pif e con il tono generale di Daniele Luchetti e  mi sono divertito. Il paradiso non è un granché, sia il luogo che i personaggi che ci sono. Sono più impauriti degli uomini, questo personaggio ha paura di tutto”.

Momenti di trascurabile felicità traduce sul grande schermo un libro che è entrato nel cuore dei mondi e lo fa con due protagonisti bravi e ben diretti in una splendida Palermo, una commedia agrodolce che ci spiega qual è il senso della vita.

Momenti di trascurabile felicità vi aspetta al cinema dal 14 marzo, distribuito da 01 Distribution.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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