Aviaria: Della Marta, a rischio altri parchi, impossibile fare prevenzione sugli animali

Secondo il direttore dell'Istituto Zooprofilattico di Roma dopo la chiusura del laghetto di Villa Pamphili bisogna tenere sotto osservazione la situazione negli altri parchi 

“Il dato comune è che gli anatidi sono serbatoio del virus, mentre l’aviaria è generalmente letale nelle specie allevate, come polli, galline, tacchini”. Per Ugo Della Marta, direttore dell’Istituto Zooprofilattico di Roma, intervistato da ‘La Repubblica’, il focolaio di Villa Pamphilj è anomalo.

Alla famiglia degli anatidi appartengono i germani reali – considerati gli untori dell’epidemia di aviaria – ma anche le oche e i cigni, come quelli periti nel parco nei giorni scorsi. 

“La biologia non è una scienza esatta – spiega Della Marta – dipende dalle condizioni fisiche degli animali. E forse ci troviamo davanti a cigni e oche particolarmente fragili”.

È possibile che il virus sia mutato, diventato più patogeno? 

“Il sequenziamento è ancora in corso. Quello che sappiamo con certezza e che il focolaio all’allevamento di Ostia Antica è un virus diverso rispetto a quello che in questo momento sta mettendo in ginocchio gli allevatori del Nord Italia. Girano tantissimi ceppi, siamo nel mezzo di un’epidemia di aviaria come non se ne vedevano da decenni. L’Europa è piena di animali selvatici risultati positivi al virus, e parliamo di aviaria ad alta patogenicità, come quella che abbiamo rilevato nei parchi”.

Come si sono contagiati gli ospiti del laghetto?

“È molto probabile che sia stato un uccello migratore: gli specchi d’acqua sono un richiamo formidabile, un vero e proprio magnete per le anatre selvatiche, che si posano e interagiscono con gli altri animali. E se sono infetti, il passaggio del virus è molto rapido”.

Lo stesso che ha infettato le galline a Ostia

“Per dirlo servirebbero capacità divinatorie! Attendiamo prima il sequenziamento. È certamente un’ipotesi, data la vicinanza dei luoghi”.

Dopo Villa Pamphilj, sono a rischio anche gli altri parchi? 

“Non si può escludere. È impossibile fermare un germano reale o qualsiasi uccello migratorio, anche perché generalmente non mostrano sintomi”.

Asintomatici, dunque? 

“Sì. I serbatoi di aviaria sono le oche, i germani reali, mentre i gabbiani possono sviluppare la malattia e il piccione è una specie refrattaria. E questo rende molto difficile la prevenzione, in particolare in aree come un parco pubblico”.

Perché? 

“Nei periodi di rischio aviaria, come questo, gli allevatori sono obbligati a tenere ai riparo i loro animali, chiuderli al chiuso, cosi che non costituiscano un rischiamo per quelli selvatici. Ma è un’operazione pressoché impossibile da fare in un laghetto di un parco cittadino. In questo caso l’unica iniziativa che possiamo prendere, di concerto con la Asl, è la sorveglianza attiva nell’area infetta, limitando, laddove possibile, la movimentazione di persone. E cercare di prelevare gli uccelli vivi per fare campionamenti”.

Ci sono rischi per l’uomo? 

“L’aviaria può passare all’uomo solo per contatto diretto con materiale biologico infetto. Uova e carne di pollame non sono pericolosi. Ma vanno ovviamente ben cotti, anche per evitare altri patogeni come la salmonellosi”.

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