Caso Ranucci, il Riesame dice no alla scarcerazione di Lavitola

Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto la richiesta della difesa e ha confermato la custodia cautelare per Valter Lavitola. Resta in piedi anche l’aggravante del metodo mafioso contestata dalla Procura nell’indagine sull’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci.

Valter Lavitola rimane in carcere. È questa la decisione del Tribunale del Riesame di Roma, chiamato a valutare l’istanza presentata dai difensori dell’indagato per ottenere una modifica della misura cautelare già disposta nei suoi confronti.

Il collegio ha scelto di confermare il provvedimento, respingendo quindi la richiesta della difesa. Lavitola resta così detenuto nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci.

La vicenda giudiziaria ruota attorno alle responsabilità nell’attentato. Secondo quanto emerso dagli atti dell’indagine, Lavitola avrebbe confessato di essere il mandante dell’azione. Una dichiarazione che si inserisce nel quadro investigativo ricostruito dalla Procura e che dovrà essere ulteriormente valutata nel corso del procedimento.

Il Riesame conferma la linea della Procura
Con la decisione del Tribunale del Riesame rimane in vigore la misura cautelare nei confronti di Lavitola. I giudici hanno inoltre confermato l’aggravante del metodo mafioso, contestata dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta.

Si tratta di un elemento particolarmente rilevante nella ricostruzione accusatoria, che mantiene quindi la propria impostazione anche dopo il ricorso presentato dalla difesa.

La decisione del Riesame non chiude naturalmente la vicenda giudiziaria, ma conferma, sul piano cautelare, le valutazioni alla base del provvedimento restrittivo. Saranno ora i successivi passaggi dell’inchiesta e del procedimento a definire ulteriormente la posizione dell’indagato.

Lavitola resta detenuto
Per Lavitola, dunque, non cambia la situazione. La richiesta dei suoi legali non è stata accolta e la custodia cautelare in carcere resta confermata.

L’indagato dovrà quindi rimanere detenuto mentre proseguono gli sviluppi giudiziari legati all’inchiesta sull’attentato a Ranucci. Al centro dell’attenzione della magistratura restano la ricostruzione dell’episodio e le responsabilità che vengono contestate nell’ambito del procedimento.

La conferma dell’aggravante del metodo mafioso rappresenta inoltre un ulteriore elemento dell’attuale quadro accusatorio. Saranno i prossimi atti dell’autorità giudiziaria a delineare l’evoluzione della vicenda e a chiarire la posizione di Lavitola rispetto alle contestazioni formulate dalla Procura.

Al momento, quindi, la decisione del Tribunale del Riesame lascia invariata la misura cautelare: Lavitola resta in carcere in attesa dei successivi sviluppi dell’inchiesta e delle ulteriori decisioni della magistratura.

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