“C’era tanto sangue intorno alla testa di Ilaria, era prona, faccia a terra”. Con queste parole la madre di Mark Samson ha ricostruito davanti ai giudici dell’aula bunker di Rebibbia quanto accaduto la mattina del 26 marzo dello scorso anno, il giorno dell’omicidio di Ilaria Sula, la studentessa 22enne uccisa con tre coltellate al collo e ritrovata il 2 aprile dentro una valigia gettata in un dirupo di Capranica Prenestina.
La donna, che aveva già patteggiato due anni per concorso in occultamento di cadavere, è stata sentita ieri come testimone assistita nel processo a carico del figlio, reo confesso.
Nel suo racconto, la madre ha descritto i momenti precedenti al delitto: la colazione con due tazzine di caffè, le voci concitate provenienti dalla stanza del figlio, il figlio che le chiedeva di non entrare. Quando finalmente la porta si è aperta, ha visto Mark in lacrime, che tremava. E sul pavimento, il corpo di Ilaria.
Alla domanda se si dovesse chiamare i soccorsi, il figlio avrebbe risposto: “Ilaria non c’è più, mi ha tradito. Se non moriva lei, sarei morto io”. Poi ha chiesto alla madre una valigia e dei vestiti vecchi per pulire. “Gli ho detto: basta che hai levato il grosso”, ha riferito la donna. Dopo che Samson era uscito con il corpo, lei ha terminato le pulizie con candeggina e disinfettante.
“Ho avuto paura e ho pensato prima a mio figlio”, ha detto al termine dell’udienza, chiedendo di potersi avvicinare alla madre di Ilaria, che si è limitata a scuotere il capo. Dura la replica dei genitori della vittima: “Perché quando ha sentito Ilaria urlare non è intervenuta? Magari era ancora viva”. La prossima udienza, in cui sarà sentito Samson, è fissata per il 17 marzo.