Immigrati ma anche imprenditori, Roma in testa alla classifica nazionale

Idos e Cna pubblicano la loro indagine. Mentre tra il 2011 e il 2024 le imprese italiane sono diminuite del 7,9%, quelle guidate da immigrati sono balzate del 46,9%

La Festa degli artigiani di Roma della CNA
La Festa degli artigiani di Roma della CNA

Roma e Milano, entrambe con una percentuale del 9,8, sono le due città dove le imprese fatte da immigrati si inseriscono piú facilmente. Ma quali sono le caratteristiche di queste imprese? Contribuiscono a rendere più innovativo e “internazionale” l’intero sistema di impresa italiano. Sostengono l’occupazione e la mobilità delle persone di origine straniera. Crescono ininterrottamente , anche in contesti economici sfavorevoli. Sono i protagonisti del Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2025, presentato questa mattina a Roma presso la sala “Esperienza Europa-David Sassoli” e realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in collaborazione con la CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa).

Gli immigrati imprenditori: un “dinamismo anticiclico”

Il Rapporto di Idos e Cna evidenzia un marcato “dinamismo anticiclico” dell’imprenditoria straniera in Italia. Mentre tra il 2011 e il 2024 le imprese italiane sono diminuite del 7,9%, quelle guidate da immigrati sono balzate del 46,9% (da 454.029 a 666.767 unità), resistendo a crisi economiche, pandemia e tensioni energetiche. A fine 2024, queste attività rappresentano l’11,3% del totale nazionale.

Il potenziale di crescita resta tuttavia elevato: l’incidenza dei lavoratori autonomi tra gli immigrati (12,9%) è ancora inferiore rispetto ai nati in Italia (20,9%). Anche sul fronte dell’occupazione generata c’è margine di miglioramento: sebbene il 27,0% degli autonomi stranieri assuma dipendenti (dato in linea con la media UE del 28,6%), resta ancora il distacco con il 33,9% registrato tra i nativi.

L’evoluzione dell’imprenditoria immigrata: oltre gli stereotipi

Il Rapporto scardina quattro luoghi comuni fondamentali sul ruolo dei lavoratori stranieri nell’economia italiana:

• Dalla ditta individuale alla società di capitali: Sebbene le ditte individuali siano ancora la maggioranza (72,4%), si assiste a una strutturazione aziendale senza precedenti. Le società di capitali a guida straniera sono cresciute del 223,2% dal 2011, arrivando a rappresentare oltre un quinto del totale (21,1%).

• Imprese che durano nel tempo: Cade il mito dell’attività “mordi e fuggi”. Oggi, il 37% delle imprese immigrate vanta oltre 10 anni di attività, segno di un radicamento profondo nel tessuto economico locale.

• Integrazione nelle filiere produttive: Le aziende immigrate non sono isolate. Il 18% delle imprese manifatturiere italiane acquista da fornitori stranieri (per un valore di 3 miliardi di euro), spesso preferendo servizi avanzati e strategici rispetto a quelli di base.

• Diversificazione dei settori: Si allenta la “specializzazione etnica”. Sebbene resistano forti presenze storiche (es. albanesi nell’edilizia, cinesi nel commercio), esplodono nuovi ambiti post-pandemia: servizi immobiliari (+32,6%), attività scientifiche e tecniche (+18,8%) e ristorazione (+93,6% dal 2011).

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