In fuga da Kabul con una P sulla mano: così si sono salvate le attiviste afgane di Pangea

In attesa di raggiungere l'Italia, fanno sapere dalla Onlus milanese, ci sono circa 200 persone: una quarantina di collaboratrici tra i 30 e i 45 anni, da insegnanti a responsabili dei progetti, più i loro familiari, tra cui diversi bambini.

photo credit: Pangea

Si sono salvate grazie a una ‘P’ disegnata sul palmo della mano come segno di riconoscimento, dopo giorni di paura e violenza, le attiviste afghane dell’ong Pangea che nella notte sono riuscite a raggiungere l’aeroporto di Kabul per lasciare il Paese caduto in mano a talebani e partire alla volta dell’Italia.

Alcune di loro sono già arrivate a Roma, mentre altre arriveranno nelle prossime ore. In attesa di raggiungere l’Italia, fanno sapere dalla Onlus milanese, ci sono circa 200 persone: una quarantina di collaboratrici tra i 30 e i 45 anni, da insegnanti a responsabili dei progetti, più i loro familiari, tra cui diversi bambini. L’annuncio del lieto fine per le giovani afghane è arrivato questa mattina, dopo giornate di apprensione per la loro sorte.

“Le attiviste di Pangea sono state forti e hanno resistito. Hanno combattuto come leonesse per entrare in quell’aeroporto. Da questa mattina all’alba le donne di Pangea e loro famiglie sono tutte all’interno dell’aeroporto di Kabul. Alcune sono già state imbarcate! Le abbiamo salvate insieme!” ha reso noto la stessa organizzazione, che ha diffuso via social le immagini dell’arrivo all’alba all’aeroporto. “Alcune donne di Pangea – ha proseguito la Onlus in una storia Instagram – sono anche state picchiate dai talebani. Vedere le foto con i loro lividi è stato straziante. I bambini hanno assistito a scene di violenza inaudita e sono molto spaventati”. Giorni definiti “difficili”, durante i quali “le donne dello staff di Pangea e le loro famiglie sono rimaste intrappolate nella folla per ore, senza acqua, anche con bambini piccolissimi tra le braccia”.

A raccontare lo stratagemma della ‘P’, utilizzato dalle attiviste per farsi riconoscere dai militari italiani che poi le hanno accompagnate nello scalo della capitale afghana è stato il presidente della stessa Pangea, Luca Lo Presti, dicendosi “felice” di aver messo in sicurezza le ragazze.

Intanto le cantanti Fiorella Mannoia, Emma, Alessandra Amoroso, Giorgia, Elisa, Gianna Nannini, Laura Pausini, hanno scelto di donare 200.000 euro a favore di tutte le donne e bambine afghane che hanno bisogno di essere messe in salvo, sostenendo la Fondazione Pangea. “Pangea resterà accanto agli ultimi, il resto spetta alla politica internazionale. I tempi significano vita”, ha affermato ancora il presidente della Onlus, presente a Kabul dal 2003 con il progetto ‘Emergenza Afghanistan’.

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