Incendio Roma: ormai il degrado spaventa più di Nerone

Le fiamme che da settimane divampano nei quartieri della Capitale sono conseguenza delle ritardate soluzioni ai problemi per i quali è necessario l’intervento del governo.

L'incendio al Foro Italico

Roma brucia non proprio come ai tempi di Nerone, ma abbastanza da alimentare la paura in tanti abitanti di alcuni quartieri più esposti alle fiamme, che stanno divampando qua e là ormai da alcune settimane. Una escalation che assume circostanze drammatiche, come capitato sabato a Centocelle, dove hanno preso fuoco i cosiddetti autodemolitori, che da tempo avrebbero dovute essere spostati in aree più lontane dalle abitazioni.

In quale altra città europea vanno a fuoco  autobus, ponti, discariche, depositi di bombole, campi estivi di bambini, i cinghiali passeggiano tra cumuli d’immondizia ad altezza d’uomo e la metropolitana chiude alle nove di sera per un anno e mezzo. Si chiedeva Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, nella sua rubrica sul supplemento settimanale ‘’7’’ di venerdì scorso.

E’ bastato un giorno e la situazione si è aggravata. Un pauroso incendio degli autodemolitori ha terrorizzato gli abitanti di Centocelle e mezza Roma è stata avvolta in una impressionante nube nera. A ottobre, ossia fra tre mesi, è un anno di Roberto Gualtieri sindaco. Gli vanno riconosciute le buone intenzioni, ma la mancanza di risultati rispetto al progressivo degrado della Capitale ha spazientito persino il Vicariato.

Di fronte a una decadenza della Capitale, cominciata nel 2008 con l’ultimo anno di Walter Veltroni e il primo di Gianni Alemanno, proseguita con il quinquennio di Virginia Raggi, e finora immutata con Gualtieri, è giusto domandarsi, come ha scritto Polito, se basti un sindaco per salvare Roma, diventata una non città, dove condurre una vita normale è pressoché impossibile.

E’ la sede del Vaticano, del Quirinale, del Parlamento, del Governo e di tutti i cortei di protesta. Ma sono diventate sempre più difficili tutte le normali funzioni urbane, come passeggiare su un marciapiede, senza imbattersi in una processione di turisti, guidare un’auto, senza restare intrappolati in lunghe code, cercare di dormire, senza gli schiamazzi della movida.

Tant’è che per fermare il degrado e rendere credibile la candidatura di Roma per l’Expo mondiale del 2030, molti romani e i loro amministratori in primis, parrebbero intenzionati ad incamminarsi verso il santuario di Santiago di Compostela. Infatti cresce la  convinzione che solo un miracolo potrebbe salvare Roma o che, in alternativa, magari un esemplare ‘’sacrificio’’ riesca a convincere il Governo, e il premier Mario Draghi, di occuparsi davvero dei problemi della Capitale. Tenuto conto che Roma è da sempre il biglietto da visita dell’Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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