Roma pronta ad accogliere i profughi afghani, ma in quali strutture?

Associazioni come Sant’Egidio e Mondo Migliore fanno il punto della situazione, si muove anche la Cei. Il Campidoglio pronto a intervenire

Calca all'aeroporto di Kabul

L’associazionismo in queste ore si sta mobilitando per capire dove e come accogliere i profughi afghani. Da poco sono riprese le partenze da Kabul, ma ancora non c’è un piano ben preciso per gli sfollati. Nella sede di Sant’Egidio a Roma si studia come reagire a una possibile emergenza. La piccola comunità afgana che è già è a Roma sta ricevendo migliaia di telefonate da persone che sono nella madrepatria e che vorrebbero arrivare in Europa. Al momento dal Parlamento non sono arrivate indicazioni precise, se non dichiarazioni di solidarietà al popolo afghano.

Sant’Egidio continua a proporre la soluzione dei corridoi umanitari, che nel recente passato ha dimostrato di poter far arrivare in Italia migliaia di persone in modo sicuro. La Comunità ha vari alloggi sparsi per la città, ma questi potrebbero non bastare in caso di un afflusso massiccio. Va detto però che gli afghani considerano l’Italia più che altro una terra di passaggio, e la loro meta è spesso il Nord Europa (Germania e Regno Unito prima di tutto ). In Italia i residenti sono 11 mila circa, di cui poco meno di duemila nel Lazio, e in costante calo da una decina di anni a questa parte.

Per l’immediato, Marco Implagliazzo, presidente di Sant’Egidio, ha richieste ben precise: sospendere tutte le espulsioni di afghani già decretate dai Paesi europei, superare il principio di inammissibilità derivante dal paese terzo sicuro (la Turchia) applicato in Grecia per i cittadini afgani, riesaminare le domande di asilo rigettate. 

Un’altra realtà che nel Lazio in passato ha accolto è Mondo Migliore a Rocca di Papa, che ospitò i migranti della nave Diciotti. Ma in questa cittadella sulle sponde del lago di Castel Gandolfo potrebbero essere ospitati non più di un centinaio di persone, il resto dovrebbe essere trasferito in altre strutture.

Nel frattempo, la Conferenza Episcopale Italiana avrebbe cominciato a chiedere la disponibilità delle diocesi, e quindi anche di quelle in territorio laziale, nel caso ci fosse un afflusso di forti proporzioni. Bisognerà capire anche che cosa intende fare il Comune di Roma. Virginia Raggi ha scritto:“L’Amministrazione capitolina è pronta a sostenere gli eventuali sforzi volti a istituire immediatamente corridoi umanitari. Insieme alle istituzioni italiane ed europee, e alle associazioni private, Roma può dare supporto a chi sta soffrendo. È quello che ho scritto nella lettera inviata oggi al Ministro Luigi Di Maio nella quale ho garantito che Roma Capitale metterà a disposizione le strutture comunali per contribuire all’accoglienza dei rifugiati, delle donne, degli studenti e delle studentesse, dei bambini e di chi è in procinto di essere rimpatriato”

Per il presidente del municipio VIII Amedeo Ciaccheri “Roma deve essere pronta ad accogliere le cittadine e i cittadini afghani in fuga. Ho scritto a Virginia Raggi e al prefetto Piantedosi perché Roma e tutti i suoi territori si attivino all’unisono per costituire al più presto una cabina di regia metropolitana capace di essere pronta a coordinare i servizi istituzionali e attivare la collaborazione con gli organismi non governativi e le associazioni del terzo settore per garantire il diritto di accoglienza di tutte le donne, gli uomini, i bambine e le bambine che sono coinvolti in questa immane tragedia politica e umanitaria”. Come centro di accoglienza potrebbero essere usati i locali della vecchia Fiera di Roma sulla Colombo.

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