Si concentrano anche in provincia di Frosinone le ricerche di Shahadat Hossain, nato in Bangladesh il 10 maggio 1983, l’uomo ricercato per il triplice omicidio avvenuto nella serata di ieri a Roma. La Procura della Repubblica di Roma ha autorizzato la diffusione del suo identikit per agevolarne il rintraccio.
“Come disposto dalla Procura di Roma che sta coordinando l’attività di indagine della Squadra Mobile sul triplice omicidio perpetrato” afferma la Polizia “si divulga agli organi di stampa e sui canali social della Polizia di Stato la foto del presunto autore del delitto, identificato per Shahadat Hossain, nato in Bangladesh il 10 maggio 1983”. Foto e generalità sono state pubblicate anche sul canale Whatsapp della Polizia. “Chiunque avesse indicazioni o informazioni utili al rintraccio del presunto autore” aggiunge la nota, deve “contattare l’utenza 3346903295 della Squadra Mobile”.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il ricercato aveva trovato ospitalita’ presso alcuni connazionali nel Frusinate. Gli stessi sono gia’ stati ascoltati dagli investigatori e avrebbero riferito di non aver avuto alcun contatto con lui negli ultimi giorni. Le ricerche sono in corso in tutto il Lazio, con particolare attenzione alla provincia di Frosinone, dove l’uomo aveva alcuni riferimenti. Dalle verifiche e’ inoltre emerso che nel 2025 Hossain aveva presentato richiesta di permesso di soggiorno presso la Questura di Frosinone. L’istanza, tuttavia, non era stata accolta e il titolo di soggiorno non gli era stato rilasciato.
Il movente che sembra prendere sempre più piede è quello sentimentale e passionale. Gli investigatori, infatti, non escludono alcuna pista e resta aperta anche l’ipotesi che possa essersi tolto la vita, dopo essere riuscito a far perdere le proprie tracce. Secondo quanto ricostruito dalla squadra mobile di Roma, il killer avrebbe dapprima ucciso con una mannaia la donna e la figlia all’interno dell’appartamento di via Montiglio, cercando successivamente di eliminare le tracce di sangue presenti nell’abitazione. Intorno alle 22 il marito della donna è rientrato insieme al figlio ventenne. A quel punto il presunto assassino, che si era nascosto dietro una porta, avrebbe aggredito entrambi. Il padre è stato ucciso, mentre il giovane, gravemente ferito, è riuscito a sopravvivere.Le vittime sono Kamal Uddin Babul, 39 anni, la moglie Jahan Hosne Momotay, 38 anni, e la loro bambina Islam Arowa, tutti di origini bengalesi. Una famiglia descritta da tutti come riservata, laboriosa e perfettamente integrata nel quartiere. L’uomo viveva in Italia da circa quindici anni e lavorava davanti a un supermercato della zona Boccea, aiutando i clienti con i carrelli della spesa. La moglie e i figli lo avevano raggiunto soltanto da un paio d’anni. Determinante per le indagini la testimonianza del figlio maggiore, Amir Hossain Ayan, unico sopravvissuto alla strage. Nonostante una profonda ferita all’addome e la forte perdita di sangue, il ventenne è riuscito a trascinarsi fino in strada per chiedere aiuto. A soccorrerlo è stato un vicino di casa che ha immediatamente allertato il 112.Alcuni residenti hanno raccontato di aver visto un uomo allontanarsi a piedi con gli abiti sporchi di sangue pochi istanti dopo il delitto.
Gli investigatori della Squadra Mobile di Roma stanno verificando ogni suo possibile spostamento. Le attività investigative interessano non solo Roma e la provincia di Frosinone, ma sono state estese anche all’estero, in particolare nel Regno Unito, dove l’uomo potrebbe aver avuto contatti. Nel frattempo gli agenti hanno recuperato e sequestrato una mannaia ritenuta compatibile con l’arma del delitto e hanno repertato una maglia blu, presumibilmente indossata dal killer durante l’aggressione, ritrovata nella parte finale di via Montiglio. L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Roma con il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini.Emergono intanto ulteriori elementi sulla figura del ricercato. In passato sarebbe stato impegnato politicamente all’interno del Bangladesh Nationalist Party (BNP), ricoprendo incarichi di rilievo nell’organizzazione italiana e nel comitato estero del movimento. Al vaglio degli investigatori anche il contenuto dei suoi profili social. Particolare attenzione è rivolta a un messaggio pubblicato su Facebook il 25 giugno, poche ore prima della strage, nel quale si leggeva: “Un uomo non muore da solo” e “dovresti morire con i tuoi cari quando muori”. Un post che, dopo il triplice omicidio, è stato sommerso dai commenti di indignazione. Le autopsie sui corpi delle tre vittime saranno eseguite nei prossimi giorni presso l’Istituto di Medicina legale dell’Università Cattolica. Sulla tragedia è intervenuto anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che ha espresso il cordoglio dell’intera città. “Siamo vicini ai familiari e agli amici delle vittime e rivolgiamo un pensiero particolare al giovane figlio sopravvissuto”.