17 Giugno 2021
Il meteo a Roma

RSA: il pericolo viene dall’esterno

Secondo il quotidiano Domani le RSA vanno chiuse perchè fonte certa di contagi e focolai di Covid. Ne nasce un sostanziale dibattito fra un politologo e un sociologo

Ecco che il focus torna “sbadatamente” sulle Case di Riposo.  Come se il passato letale che ha cancellato un’intera generazione di anziani non avesse insegnato niente.

Le RSA tornano ad essere additate come una delle possibili maggior fonti di  contagio Covid. I pochi vecchietti rimasti in vita rappresentano, evidentemente, il pericolo di infezione  principale per un mondo già intriso dal virus.

Sostiene Mario Giro (politologo) su il quotidiano DomaniCase di riposo e Rsa vanno chiuse. Non si tratta di una posizione ideologica ma di onesta constatazione: i numeri degli anziani morti in istituto, e che continuano a morirvi, sono troppo alti per non trarne le dovute conseguenze.”

Noi ci teniamo a ricordare cha la catastrofe RSA nacque da una scelta ben precisa e “fredda” che sottovoce stipulava che per l’accesso alle Terapie Intensive andava data la precedenza a chi aveva maggiori probabilità di sopravvivenza”. Così l’anziano positivo non veniva curato in ospedale ma, rimandato a sirene spiegate alla RSA di origine. Tali strutture mai e poi mai sono organizzate come cliniche ma come (e lo dice la sigla) Residenze Sanitarie Assistenziali con un impronta di supporto per Anziani non autosufficienti, che necessitano di assistenza medica, infermieristica o riabilitativa, generica o specializzata. Nella maggior parte dei casi nulla hanno a che fare con i primordiali “ospizi” o “anticamere del fine vita”.

Non entriamo in polemica con il Domani e suoi emuli ma, rappresentare le RSA come l’inferno culturale, umano, istituzionale e malato non rientra nel nostro credo e nella lettura del vivere attuale.

Ci troviamo, pertanto d’accordo con la risposta data da Cristiano Gori (sociologo) e ricordiamo ai colleghi che di queste cose scrivono, che fra il 1° e il 4 marzo i vari DPCM vietavano gli incontri e le visite a parenti/familiari ricoverati in qual si voglia struttura. Ma in realtà molti presidi avevano già sbarrato le porte.

E da allora i nostri vecchi o i nostri malati non li abbiamo più visti. Nè da vivi nè da morti.

Raccontiamola giusta: se oggi ci sono luoghi protetti e “schermati” dall’impazzimento del Covid sono anche quelle “non case” dove l’anziano vive una vita, ripetitiva si, ma, relativamente sicura. Il dolore si fa pungente nei familiari che da quasi un anno non possono vedere, parlare, abbracciare il proprio genitore. Non facciamo, quindi, filosofie buoniste e non corrispondenti alla realtà.

Chi per mille ragioni di carattere medico-familiare ha ricoverato un proprio parente in struttura viene dal Domani  additato come un crudele e cinico opportunista.  A supporto di questa tesi vengono citate varie alternative, come: i cohousing, case in comune e convivenze; domiciliarità, case e condomini protetti.

Ma la campana suona una realtà ben diversa e non unidirezionale. Ci sono gli anziani non autosufficienti che necessitano di monitoraggi continui, anziani con insufficienze respiratorie che possono diventare fatali nell’arco di un sospiro, anziani con vari gradi di Alzheimer che richiedono assistenza continuativa, anziani soli al mondo che scelgono coscientemente la struttura protetta, ecc. Le soluzioni di cui sopra sono in gran parte destinate a singoli o gruppi di persone relativamente autosufficienti e immuni da infermità altamente invalidanti. Le percentuali parlano chiaro e sono pochissimi i lettori cui si può imputare disfattismo e incuria tali da usare le RSA come depositi in cui abbandonare i più bisognosi. (Paragonare, poi, gli Orfanotrofi alle RSA fa, semplicemente orrore, tanto sono distanti le due realtà. Altrettanto asserire con sicumera che i primi sono ormai frutto di un epoca passata è un grave errore informativo. C’è si una legge del 2000 che prevede la chiusura dei siti più fatiscenti e propone altre formule di affido: case famiglie e comunità educative/terapeutiche. Queste comunità sono i moderni e modernizzati orfanotrofi per i quali non esistono banche dati e ci si deve affidare a grossolani conti per arrivare al numero di 30/35.000 minori fuori famiglia.) Si i decessi, negli istituti, ci sono stati e in numero spaventoso, ma quanti si potevano evitare se fin da subito le linee guida fossero state chiare e severe!. E invece per mesi la stragrande maggioranza delle RSA è stata abbandonata dalle Istituzioni senza gli adeguati DPI (dispositivi di protezione individuale), nè mascherine, nè tute anticontagio nè distanziamenti. Perchè? Ma perchè tutt’Italia brancolava nel fumo di una realtà sconosciuta.

Solo oggi, ottobre 2020, le mascherine sono obbligatorie, solo oggi il distanziamento è fatto certo; solo oggi si colpevolizzano gli assembramenti e si chiudono i centri commerciali.

Quindi va da sè che il grave pericolo Covid viene dai comportamenti menefreghisti di molti come dalla movida o dai pienoni sui mezzi pubblici. Quindi da focolai esterni agli Istituti. Ci pare che questo sia più che sufficiente ad escludere le RSA dal novero dei potenziali e importanti focolai di contaminazione.

Se poi il Domani vuol scivolare sul piano dei buoni sentimenti e sui giudizi morali, bè non ci pare questa la sua reale mission e nuovamente ci dissociamo.

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