Sky, dopo il gran rumore cala il silenzio

Alla Regione la questione esuberi sembra essere finita nel dimenticatoio. Intanto l'azienda va avanti e i sindacati lanciano l'allarme editoria

La sede di Sky a Roma

Tutto tace. O quasi. La vicenda Sky sembra essere finita nel dimenticatoio, dopo il gran rumore delle settimane scorse. Lo pensano e dicono apertamente dalle parti della Regione Lazio, più precisamente in commissione pluralismo, il cui presidente Giuseppe Cangemi ha più volte sollecitato (qui le anticipazioni di Radiocolonna.it), un pronto intervento trasversale (Comune e Regione) per scongiurare il trasloco di Sky a Milano.

E invece, al di là delle dichiarazioni di solidarietà di circostanza, non si è mosso nulla. Con l’azienda, dicono i ben informati, che sta già chiudendo le valige, mentre porta avanti un confronto sotterraneo con il ministero dello Sviluppo Economico.

Il problema, si dice in commissione, è che è mancato l’asse con il vertice della Regione, ovvero col governatore Nicola Zingaretti. “E’ calata una cortina di silenzio, non si muove più nulla”, dice un membro dell’organo regionale. Un silenzio rotto solo dall’ennesimo allarma dei sindacati dell’editoria e comunicazione, come la Slc-Cgil.

“Non è tempo di rinviare scelte strategiche per il nostro territorio. Le fibrillazioni che si sono aperte nel settore della grande emittenza televisiva richiedono interventi, strategie e risposte comuni. Stiamo parlando di aziende che rendono la nostra comunità più ricca e non più povera, più coesa e non più sfaldata, più rilevante per capacità e relazioni industriali”, hanno scritto.

Sky, con la pesante ristrutturazione annunciata dall’azienda, al di fuori di qualsiasi procedura di legge e in presenza di fatturato e ricavi in crescita, sta costruendo un precedente molto pericoloso per la nostra comunità. Non si colgono le ragioni tecnico produttive di questa accelerazione e del trasferimento a Milano. Si colgono invece i numeri pesantissimi tra esuberi già certificati ed altri mascherati dal trasferimento al Nord e il conseguente impatto sul nostro tessuto economico, sulla vita dei lavoratori e delle loro famiglie”.

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