A pochi giorni dal corteo indetto per sabato 19 settembre da Spin Time Lab, arriva la presa di posizione di Arci Roma, che ha scelto di non aderire all’iniziativa pur ribadendo piena solidarietà con le persone sgomberate dallo storico immobile occupato di via di Santa Croce in Gerusalemme e con la battaglia per la ripubblicizzazione dello stabile.
Nella nota diffusa dall’associazione, i circoli, i soci e il comitato provinciale di Arci Roma spiegano di aver attraversato in prima persona, durante il mese di agosto, le giornate vissute in via Santa Croce, partecipando poi alle assemblee preparatorie della due giorni promossa da Spin Time e mettendosi a disposizione per mediare tra le diverse esperienze di lotta che, secondo Arci, non si sentirebbero pienamente rappresentate nel modello di concertazione delineatosi attorno alla vicenda. Da qui la scelta di non aderire al corteo, condividendo le perplessità già espresse in un comunicato firmato da numerose altre vertenze abitative, urbanistiche, ambientali e territoriali della città.
Il cuore della critica di Arci Roma riguarda la necessità di allargare lo sguardo oltre il singolo caso: “Roma non sta tutta dentro una vertenza”, si legge nella nota, che elenca una lunga serie di battaglie in corso in città, dalle lotte contro la speculazione e la privatizzazione dello spazio pubblico, alle mobilitazioni per il diritto alla casa, fino alla contestazione dell’inceneritore di Santa Palomba, dei biodigestori previsti a Casal Selce e Cesano, delle grandi opere considerate inutili a Pietralata e Fiumicino, e del progetto di studentati di lusso agli ex Mercati Generali. Esperienze diverse tra loro, sottolinea l’associazione, ma accomunate da un denominatore comune: la contestazione di “decisioni politiche imposte dall’alto dalla Giunta Gualtieri” e l’assenza di reali strumenti di partecipazione popolare.
Nel testo, Arci Roma esprime preoccupazione per il rischio che le pratiche concertative possano finire per sacrificare “i bisogni di vita degna e di partecipazione” che le lotte territoriali esprimono, a favore di “modelli e alleanze” che, al di là della loro efficacia narrativa, rinuncerebbero a ogni ragionamento sull’intersezionalità e sulla convergenza tra le vertenze, indicate come condizione indispensabile per costruire un modello alternativo di città pubblica. Secondo l’associazione, se da un lato la visibilità ottenuta da Spin Time Lab ha avuto il merito di portare all’attenzione pubblica il ruolo dei fondi immobiliari in quello che viene definito il nuovo “sacco di Roma”, dall’altro la mancata convergenza tra le diverse lotte rischia di rendere meno visibili le dinamiche imposte dal cosiddetto Modello Giubileo, finendo per marginalizzare i territori o consegnarli a logiche di negoziazione clientelare.
Pur ribadendo la scelta di non aderire ufficialmente al corteo, la nota di Arci Roma si chiude con un’apertura al dialogo: l’associazione si dice pronta a “riprendere il dialogo con tutti coloro che come noi vogliono perseguire un nuovo modello di città e di convivenza”, precisando che alcuni soci attraverseranno comunque la piazza nella giornata di sabato. In chiusura, la nota riprende volutamente una frase contenuta nello stesso appello di Spin Time Lab: “Una coalizione plurale può ancora determinare il corso degli eventi, purché sia davvero contro il potere e costituente verso un’idea diversa di società”.