Gli attivisti chiedono al Comune un impegno più concreto per rendere dignitosa la permanenza in strada di chi è ancora sfollato, ricordando che sono ormai sei i giorni in cui centinaia di persone — tra cui più di cento bambini — restano fuori dal palazzo
Davanti all’immobile di via di Santa Croce in Gerusalemme, sgomberato dopo l’incendio della scorsa settimana, gli attivisti di Spin Time hanno scelto oggi la via della conferenza stampa per fare il punto su una vicenda che dura ormai da sei giorni. Il tono è quello di chi guarda con cauto ottimismo alla trattativa in corso tra il Comune di Roma e la proprietà dello stabile, ma non rinuncia a chiedere di più per chi, in queste ore, continua a vivere accampato per strada.
“Rivendichiamo con forza che le trattative stanno andando avanti: il Comune ha presentato una proposta concreta, basata sulla valutazione dell’Agenzia del demanio, per l’acquisizione dell’immobile”, hanno spiegato i militanti, sottolineando come questo risultato non sarebbe stato possibile senza la determinazione di chi da giorni resiste in strada e senza la mobilitazione della comunità che si è stretta attorno a Spin Time. Un passaggio, hanno aggiunto, che assume per loro un valore quasi simbolico: la possibilità che un immobile a lungo conteso torni a una gestione pubblica, in quello che definiscono un momento in cui “il diritto alla città è finalmente al centro”. Gli attivisti hanno voluto ringraziare pubblicamente la rete di solidarietà costruita in queste settimane, dai sindacati ai centri sociali, fino alla Chiesa e a tutte le realtà che si sono mobilitate.
“I miglioramenti ottenuti finora sono importanti, ma insufficienti”, sostengono gli attivisti, che chiedono al Comune un impegno più concreto per rendere dignitosa la permanenza in strada di chi è ancora sfollato, ricordando che sono ormai sei i giorni in cui centinaia di persone — tra cui più di cento bambini — restano fuori dal palazzo, esposte al caldo e ai rischi che ne derivano. Tra loro, sottolineano, ci sono anche anziani, malati cronici, persone in trattamento chemioterapico e donne in gravidanza, per i quali chiedono che le condizioni di salute vengano prese sul serio.
Non manca poi un appello più specifico, legato agli animali ancora rimasti all’interno del palazzo, e alla richiesta che venga garantito l’accesso a chi ha bisogno di recuperare le proprie medicine, rimaste dentro l’edificio. “Continueremo a essere qui, a spingere ogni giorno, finché ogni passo avanti sul tavolo non diventerà una risposta vera per chi ancora aspetta in strada di tornare a casa”, hanno concluso gli attivisti, rilanciando l’invito a non abbassare l’attenzione sul presidio e sulle attività culturali che da anni caratterizzano l’esperienza di Spin Time nel cuore della Capitale.