Archeologia: gli eredi di Augusto riuniti dal collezionista Mainetti

Dal 2007 la Fondazione Sorgente Group ha acquisito i ritratti dei giovani eredi alla successione imperiale riproponendo la storia della gens Giulia al grande pubblico. Un ruolo particolare ebbero le donne, come Agrippina, ritratta in un prezioso cammeo

L’archeologia riceve sempre più consensi dal pubblico, i reperti sono ammirati come oggetti d’arte, che svolgono l’importante funzione di proporci una documentazione del passato per ricostruire il modo di vita, gli aspetti economici e storici di una civiltà e dei suoi protagonisti.

Con pazienza, attenzione e ricerca la Fondazione Sorgente Group è riuscita a includere nella propria Collezione archeologica i ritratti dei principi designati alla successione imperiale e di alcuni componenti dalla Gens Giulio Claudia. Grazie a numerosissimi prestiti a importanti mostre in Italia e all’estero sono stati apprezzati dalla comunità scientifica e dal grande pubblico, diventando l’occasione per riproporre un periodo della storia romana carico di significati.

“Con l’acquisto del ritratto di Marcello – racconta Valter Mainetti, fondatore con la moglie Paola della Fondazione – è iniziato il percorso di arricchimento della collezione con altri protagonisti della gens Giulia, nella consapevolezza di contribuire alla conoscenza e alla conservazione dei ritratti di personaggi che hanno costruito la storia della nostra città”.

Marcello, infatti, nipote di Augusto perché figlio della sorella Ottavia, fu designato alla successione imperiale sposando la giovane Giulia, unica figlia dell’imperatore. Ma la morte improvvisa lo colpì prematuramente, interrompendo il destino del giovane amato e bellissimo principe. La sua bellezza è evidente nelle fattezze del ritratto imperiale della Fondazione, che è ormai conosciuto anche dal grande pubblico.

“Le celebrazioni per il bimillenario della morte di Augusto nel 2014 – ricorda Paola Mainetti – hanno richiesto in esposizione il ritratto di Marcello non solo a Roma, ma anche al Grand Palais di Parigi, insieme anche ai volti dei principi Gaio e Lucio. Una scelta che conferma la validità di aver riunito i ritratti della Gens Giulia”.

Infatti, nella collezione della Fondazione ci sono anche i volti dei giovani Gaio Cesare e Lucio Cesare, figli di Giulia e Agrippa, quindi, nipoti diretti di Augusto, destinati anche loro a seguire le orme del nonno. La loro freschezza e giovinezza ci fanno comprendere come fosse precoce e impegnativo il percorso per raggiungere il comando di un sempre più vasto impero.

La loro tempra, coraggio e forza venivano fin da subito messe alla prova nei campi di battaglia, nel comandare gli eserciti e affrontare i nemici che spingevano ai confini. Forse tra i più valorosi e amato non solo da Augusto, ma dai suoi stessi soldati, fu il bello e forte Germanico, figlio di Antonia (nata da Marco Antonio e Ottavia) e Druso maggiore (figlio di Livia). La Fondazione Sorgente Group proprio nel dicembre 2019, ha voluto ricordare il bimillenario della sua morte esponendo tutti i ritratti della Gens Giulio Claudia in suo possesso presso lo Spazio Espositivo Tritone, mentre le copie in gesso sono esposte in allestimento permanente presso l’Ara Pacis.

“Abbiamo deciso di realizzare e donare al Museo dell’Ara Pacis le copie in gesso dei nostri ritratti della famiglia di Augusto – rileva Mainetti – perché fossero sempre fruibili al pubblico e per dimostrare come sia importante la collaborazione tra Istituzioni pubbliche e private”

Ma non solo i ritratti maschili sono protagonisti della Collezione. Grandi donne sono state al fianco di questi uomini potenti, protagoniste silenziose, ma spesso determinanti della storia, così come ancora oggi accade. La Domina aveva un ruolo importantissimo nella società romana, soprattutto nella classe aristocratica e in particolar modo durante l’Impero. Purtroppo, “usata” in matrimoni strategici, obbligata a condurre una vita segnata da doveri coniugali e familiari, ma al contempo degna e pronta a dover sostenere il peso di congiure e intrighi e al contempo di vivere nei fasti e negli agi di corte.

Così sempre presenti nelle vicende politiche, molte donne della Gens giulio claudia affiancarono in modo determinante gli uomini al comando. Basti ricordare nella Collezione della Fondazione il volto delicato e fermo di Antonia minore, che divinizzata indossa la corona di alloro con morbidi capelli raccolti in una conocchia alla nuca. Figlia del grande comandante Marco Antonio e di Ottavia, sorella di Augusto, sposò Druso maggiore, figlio di Livia e fratello dell’imperatore Tiberio.

In particolare, il ritratto di Agrippina maggiore, questa volta non in marmo pario come gli altri, ma realizzato a rilievo su un cammeo in sardonica a tre strati, di straordinarie dimensioni è conservato nella Paola and Veronica Mainetti Collection a New York. Il Metropolitan Museum of Art lo ha esposto dal giugno 2013 a giugno 2015. L’intaglio è estremamente preciso, ben conservato, ci restituisce lo splendido profilo di Agrippina, caratterizzata dai capelli raccolti alla nuca con una lunga, morbida ciocca e il boccolo che sfugge alla pettinatura adorna il collo, così come si vede anche nelle emissioni monetali.

Nipote prediletta di Augusto, le fu dato in sposo il coraggioso e giovane Germanico, designato alla successione imperiale. I due giovani si amarono moltissimo e la loro unione portò alla nascita di nove figli, uno dei quali fu il futuro imperatore Caligola. L’amore per il marito la portò ad accompagnarlo nelle imprese militari durante il comando delle legioni del Reno nel 14 d.C. e in Siria nel 18 d.C., rinunciando ai fasti a egli agi di corte.

Sempre accanto all’imperatore era ugualmente rispettata anche dalle truppe e dal popolo romano. Alla morte di Germanico nel 19 d.C., probabilmente avvelenato da Gneo Pisone, mandato da Tiberio in Siria, Agrippina fu colpita da grande dolore e fu lei a riportare le ceneri in Italia per tributargli gli onori funebri. Ma per il suo atteggiamento ostile a Tiberio, Agrippina fu esiliata nell’isola di Ventotene, così come era toccato in sorte a Giulia, e si lasciò morire di fame nel 33 d.C. Sarà il figlio Caligola, divenuto imperatore, a seppellire le sue ceneri nel mausoleo di Augusto e a divinizzarla.

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