15 Giugno 2021
Il meteo a Roma

Caso Regeni: a 2 anni dalla morte l’Italia scende in piazza

Silenzio e compostezza hanno accompagnato le manifestazioni che, in tutta Italia, chiedono la verità sulla morte violenta e sospetta di Giulio Regeni

la manifestazione romana

Giulio Regeni non deve essere consegnato alla memoria e alla commemorazione perché vogliamo giustizia, e non ci accontenteremo di verità di comodo”. Con queste parole del portavoce di Amnesty International si è conclusa a Roma, in piazza Montecitorio, la fiaccolata voluta dall’associazione umanitaria, in accordo con la famiglia del ricercatore italiano.

A due anni esatti dalla scomparsa a il Cairo dello studente friulano e in coincidenza con l’ora dell’ultimo messaggio inviato da Giulio (alle 19.41) oltre 100 piazze, da Nord a Sud, si sono contemporaneamente tinte di giallo. La famiglia, presente all’iniziativa organizzata nella piazza di Fiumicello (Udine), paese natale del giovane, ha confermato che continuerà a impegnarsi fin a quando si arriverà ad una verità giudiziaria che coincida con quella storica. Purtroppo, ancora oggi, le autorità egiziane si ostinano a non rivelare i nomi di chi ha ordinato, di chi ha eseguito, di chi ha coperto e ancora copre il sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio.

In questo secondo anniversario di lutto e di domande senza risposte, iniziative come questa, sono necessarie per tenere accesa la speranza. “Noi proseguiremo a coltivare la speranza e, insistendo giorno dopo giorno, arriveremo al risultato che attendiamo: l’accertamento delle responsabilità per la sparizione, e l’uccisione di Giulio. Arriveremo a quella verità che pretendiamo dal governo egiziano e che il nostro Paese deve richiedere con forze fermezza ”ha dichiarato con forza e fermezza” ha dichiarato Antonio Marchesi,  presidente di Amnesty International Italia.

Ora ci sembra giusto fare un po’ di chiarezza sullo stato delle indagini:
Come è noto, le autorità egiziane hanno scelto la tattica del depistaggio, della perdita di tempo, delle promesse non mantenute. Solamente nel dicembre 2017 l’avvocatessa della famiglia Regeni è riuscita a farsi dare dei documenti dalla procura locale recandosi direttamente al Cairo mentre rimangono ancora indisponibili le immagini riprese il 25 gennaio 2016 dalle telecamere a circuito chiuso installate nella zona della scomparsa di Regeni.
Nonostante questo comportamento decisamente poco collaborativo, lo scorso settembre l’Italia ha deciso di far tornare alla piena operatività la nostra ambasciata al Cairo. Amnesty International ha giudicato prematura tale decisione, rammaricandosi per il fatto che non fossero state adottate ulteriori misure di pressione politica e diplomatica tali da dare sostegno al lavoro investigativo della Procura di Roma e al coraggio dei legali italiani ed egiziani della famiglia Regeni.
All’inizio del 2018 la Procura di Roma ha proceduto all’interrogatorio di Maha Abdelrahman, tutor di Giulio Regeni presso l’università di Cambridge.

Amnesty International ha sempre sostenuto che la verità dovesse essere cercata a tutto tondo e apprezza ogni azione investigativa che aiuti a comprendere il contesto nel quale è maturato l’omicidio di Giulio . Ma eventuali responsabilità di natura morale o civile di altri soggetti non dovrebbero mai essere confuse né equiparate con le responsabilità penali di chi ha compiuto, in Egitto, quell’orrendo omicidio.

 

(Michele La Porta)

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