Festa del Cinema: Palanhiuk, Dakota Fanning e I 35 anni di Borotalco

L’incontro con l’autore americano, la masterclass con l’attrice ad Alice nella Città e i 35 del film di culto di Verdone

Sergio e Nadia, 35 anni dopo, ecco Eleonora Giorgi e Carlo Verdone in posa per il photocall di Borotalco © Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

La Festa del Cinema di Roma ha ospitato oggi Chuck Palanhiuk, lo scrittore americano è protagonista di un incontro ravvicinato e ha parlato con la stampa in conferenza. Quasi contemporaneamente, l’attrice Dakota Fanning ha presentato il film Stand By Me e la sua masterclass ad Alice nella Città. All’Auditorium si sono anche celebrati i 35 anni di Borotalco, il film di culto di Carlo Verdone.

Chuck Palanhiuk ha parlato, inevitabilmente, di Fight Club. “In realtà il libro è stato un fallimento, aveva venduto meno di 5mila copie e nei cinema il film rimase in sala poche settimane e costò moltissimo. Fight Club costò il posto di lavoro ad alcuni dirigenti di Fox, ottenne pessime critiche, Rex Reed scrisse: Questo film troverà il suo target all’inferno, lì è dove appartiene. Solo dopo un paio d’anni, grazie a una splendida edizione in dvd, il film iniziò a essere visto. Sembra un successo, ma per un lunghissimo periodo fu un fallimento, è stato più a lungo un fallimento che un successo”.

La storia continuò poi in versione fumetto: “Fight Club, libro e film, ha avuto un grandissimo seguito, sapevo che dovevo fare un sequel, ma in pagina o in film sarebbe stato un fallimento e ho deciso di farlo in versione graphic novel, poi volevo lavorare con alcuni artisti. Era anche un modo di avere un altro modo di dire le cose, potevo dire cose che nel film e nel libero sarebbero stati offensivi e teneri. Ogni mezzo ha una forza e nel fumetto la forza è totalmente diversa”.

I libri non sono fatti per il cinema: “Io voglio scrivere libri, volevo scrivere libri che non sarebbero mai diventati film, i film devono sempre dare un ritorno in termini di profitti. Mentre i libri sono sempre una forma consensuale di intrattenimento, c’è sempre qualcuno che sfoglia e deve avere un livello di educazione per capirne il senso. Il mio obiettivo era scrivere libri che non sarebbero diventati i film. Soprattutto in Fight Club
libro e il film riescono a vivere da soli, qualcuno può avere delle preferenze”.

Lo scrittore fuori dagli schemi appare super disponibile e racconta anche degli svenimenti legati alla lettura del romanzo breve Budella:

“Mi ricordo di averlo letto a Milano e tre uomini sono svenuti. Un uomo piangeva ed era arrabbiato e mi urlò: Hai letto questo per umiliarmi? Per farmi svenire? E mi sono sentito male per lui. Un altro uomo, invece… c’è uno scherzo sui calamari, io scrivo: se vi dicono di cosa sanno, non vorreste più mangiarli e quest’uomo mi disse infuriato: io mi guadagno da vivere nell’industria di calamari”.

Si sorride e fa sorridere: “Ripeto il mio lavoro è dimostrarvi quanto queste storie possono essere potenti”. Palanhiuk cita Shirley Jackson: “Scrisse La Lotteria e le persone furono così indignate dal racconto che cancellarono il loro abbonamento al New Yorker. E io mi sono sempre chiesto, come posso indignare oggi le persone allo stesso modo? Quindi ho scritto Budella”.

Palanhiuk non voleva però scioccare: “Ripeto volevo dimostrare quanto le storie potessero essere potenti, senza attori, sceneggiature. Quelle storie raccontate davanti a un camino che ti spaventano così tanto che le ricordi per sempre, il mio obiettivo è ricreare quella forza per un pubblico adulto. Non è qualcosa di negativo. Se solo sentisse quello che mi raccontano veramente le persone…”.

Dopo averci fatto sorridere e aver confermato che Invisible Monsters sarà presto un film (realizzato dalla stessa équipe della serie TV horror American Horror Story), Palanhiuk ha raccontato di come è diventato scrittore: dopo essere stato mandato via dalla sua scuola di scrittura frequentata da “moglie di dentista” perché aveva scritto romanzi troppo osé, ma la sua vita è stata determinata da alcuni incontri ad hoc che l’hanno fatto diventare uno scrittore fra i più amati nel mondo. E che riesce ancora a essere super disponibile con i fan e i giornalisti.

Quasi in contemporanea con Chuck Palanhiuk, Dakota Fanning, ha parlato al pubblico prima della sua masterclass con i “ragazzi” di Alice nella Città.

La star americana era presente per parlare con i giovani nel festival parallelo della Festa del Cinema: “Il film che ho presentato è per tutti, è di appeal per tutti. Che cosa direi per i giovani, gli direi di rispondere a tutte le domande che mi faranno, non le ho tutte, ma risponderò a tutto”.

Dakota Fanning, invece, è stata protagonista di una masterclass ad Alice nella Città, l’attrice ha parlato molto del suo film Stand By Me, dedicato a una ragazza autistica che decide di presentare, costi quel che costi, una sceneggiatura ispirata a Star Trek.

Anche se ha soli 23 anni, Dakota Fanning ha dovuto gestire la fama da bambina, ma non si sente di aver dovuto rinunciare alla sua infanzia:

“Ho sempre amato quello che faccio, anzi mi risento che sia visto così che deve aver avuto per forza un impatto negativo su di me, non ha toccato la mia infanzia. Avevo nove anni quando ho dovuto vivere a Città del Messico, dove ho conosciuto persone che non avrei incontrato altrimenti. A 14 ho vissuto a Hong Kong, aver trovato la mia strada a un’età così piccola ti porta ad avere più anni davanti. Ho amici che appartengono allo showbiz e alla mia famiglia”.

Carlo Verdone, invece, ha celebrato i 35 anni del suo Borotalco insieme alla protagonista Elenora Giorgi e agli Stadio, autori della colonna sonora insieme al compianto Lucio Dalla. Il film è stato restaurato da Infinity, il canale ondemand di Mediaset.

Quello di Borotalco fu un’importante prova per Verdone, era il primo film con un unico personaggio dall’inizio alla fine del film per l’attore romano e segnò un’epoca. “Era un film che non dovevo sbagliare, mi ricordo la prima al cinema Corso, ero nervosissimo, poi uscì il pubblico e un uomo disse: sono morto dalle risate e ho pensato: forse ce l’abbamo fatta”.

Su chi sarebbero oggi Sergio e Nadia, Carlo Verdone ed Elenora Giorgi non sono d’accordo. “Non so chi potrebbero essere, nella scena della chiacchierata con gli amici oggi ci sarebbe un depresso, uno in analisi, la società è cambiata e i problemi sono altri. I giovani degli anni ’80 e oggi sono diversi”.

Per l’attrice, invece, “Sergio e Nadia esistono ancora oggi, Carlo ha scelto un film che ha varcato le generazioni, io oggi vengo ancora taggata su Facebook ed è ancora oggi i giovani s’identificano in quello che ha scritto”.

Verdone inizia un discorso più amplio su come sia cambiata la fruizione del film e le nostre generazioni. Per altro il regista romano ha confermato che fra qualche anno potremmo vedere una serie TV ispirata al mitico Borotalco.

Il film di culto è costruito con battute ad hoc, il segreto del suo successo, Verdone ancora oggi non se lo spiega: “Sto facendo interviste come se fosse un film in uscita, sento di aver fatto qualcosa che è rimasto nel tempo, e provo una malinconia per gli attori e i collaboratori che non ci sono più”.

Verdone ha raccontato poi un aneddoto riguardo il poster del primo film quando Lucio Dalla lo chiamò infuriato perché il suo nome era più grande di quello dell’attore romano sui poster, racconta come alcune battute ad hoc nacquero sul momento, come quella delle olive greche.

https://www.youtube.com/watch?v=JiF44RVoekA

“Quando scoprimmo che Borotalco andava bene in tutta Italia, andai da Cecchi Gori e lui era infuriato. Mi disse che ci avevano fatto causa perché borotalco era un marchio registrato, si presentò con gli incassi del film e capirono che non c’era nulla da temere. Il titolo l’avevo scelto proprio perché rappresentava qualcosa di leggero come una nuvola di borotalco”. Lo rappresenta ancora oggi.

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