Un secolo di Vittorio Gassman. L’uomo, oltre il mito, rivive in una mostra

Dal 9 aprile al 29 giugno la prima vera grande esposizione dedicata a uno dei più grandi geni della storia moderna

Un nome, un mito. Per sempre. Vittorio Gassman è stato molto più di un attore, mostro sacro del cinema italiano, rivoluzionario del teatro, concentrato attivo di carisma, passione e fragilità umana. E che non fu mai impallato, come recita l’epitaffio sulla sua tomba al cimitero del Verano di Roma, sempre curata e ben visibile dopo pochi metri sulla sinistra, per chi entra dal Piazzale del Verano. Il 1 settembre saranno 100 anni dalla nascita di quello che può trasversalmente e senza fare torti alcuni, essere considerato come uno dei più grandi uomini di spettacolo della storia recente.

Ed è per questo che, nei giorni in cui l’Italia celebra un secolo dalla nascita di un altro fuoriclasse, amico e collega, compagno di tante giocate a tennis e abbuffate dello stesso Gassman, Ugo Tognazzi, ecco che all’Auditorium Parco della Musica si apre la mostra Vittorio Gassman – Il centenario, in programma dal 9 aprile al 29 giugno 2022. Giorno quest’ultimo, correva l’anno 2000, in cui il grande Vittorio, il Mattatore per eccellenza, ci lasciava, tradito nel sonno in una notte d’estate da un cuore fino a quel momento generoso e pulsante.  Si tratta, non poteva essere altrimenti, della prima grande mostra a lui mai dedicata, per rendere omaggio a un gigante del Novecento profondamente radicato nell’immaginario collettivo. Senza dubbio uno dei personaggi italiani più amati dal pubblico, italiano e internazionale.

Oltre mille metri quadri espositivi per raccontare l’attore, il regista, lo scrittore, il maestro. Le gioie, le paure, il buio e la luce. Attraverso materiali privati inediti e testimonianze professionali, immagini e materiali audiovisivi di prima mano, curiosità e oggetti personali, la mostra ripercorre l’intera parabola umana e artistica di Gassman che per tutta la vita inseguì l’eccellenza in tutti i campi, assumendo a tratti un atteggiamento maniacale. Un’esposizione, curata da Alessandro Nicosia, Diletta d’Andrea Gassmann, l’ultima e più duratura moglie (insieme dal 1970 al 2000, ma si erano conosciuti due anni prima, quando la relazione di lei con Luciano Salce entrò in crisi) e Alessandro Gassmann, il primo figlio maschio, avuto nel pieno della maturità del grande Mattatore. Alessandro, attore di successo che fin troppo bene ha saputo scrollarsi di dosso l’ingombrante eredità paterna, quella figura mitica ed epica allo stesso tempo.

Dentro c’è tutto Gassman. L’uomo tanto istrionico e spesso rude ai limiti dell’intrattabile fuori, quanto fragile e complesso dentro. Il Gassman innamorato, sempre amato dalle donne. Che sono tante, almeno sei quelle importanti, scolpite nella sua vita così intensa e sanguigna. La raffinata e imponente Nora Ricci, primo vero grande amore di gioventù, compagna degli anni milanesi che svezzarono il giovane Vittorio e da cui nacque la primogenita Paola, a sua volta grande interprete del teatro italiano. E poi Shelley Winters, la bombastica diva americana, da cui il Mattatore ebbe Vittoria, la seconda figlia, quasi sempre vissuta al di là dell’Atlantico.

Ancora un’attrice di talento, Anna Maria Ferrero, che con Gassman condivise tanti palcoscenici e sette lunghi anni, Annette Stroyberg, la danese dagli occhi di ghiaccio. E poi Juliette Mayniel, il simbolo della Nouvelle Vague francese, occhi da gatta, che a Vittorio diede Alessandro negli anni della maturità del Gassman uomo, già entrato con disinvoltura nel mondo del cinema e consacrato al successo dal Sorpasso a costo di accantonare, ma solo temporaneamente, l’amato teatro. E poi Diletta, la terza e ultima moglie con cui Vittorio ebbe, anno di grazia 1980, l’ultimo figlio, Jacopo e che con il Mattatore, in una sorta di devozione, condivise anche gli ultimi anni, fino alla fine. Caricandosi sulle spalle anche quel grande male oscuro che colpì Vittorio quando l’età avanzava. Una depressione subdola e meschina che a un certo punto entrò nella vita di Gassman, per non uscirne più, salvo brevi periodi.

E infine il Gassman quotidiano, che con il volante e i motori aveva un rapporto a dir poco burrascoso, il Gassman ragazzo degli anni di Corso Trieste e via Adige, degli amorazzi pruriginosi di via delle Isole, del liceo Tasso, delle decine di sigarette al giorno, delle grandi bevute e delle ebbrezze serali, delle feste alcoliche nella grande villa all’Aventino e dei fumosi night negli anni 50, dei canti della Divina Commedia recitati a memoria. Tutto questo e molto altro è stato Vittorio. Non fu mai impallato.

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