Il Bene Mio, il film di Pippo Mezzapesa dal 4 ottobre al cinema

Girato in un paese svuotato e distrutto da un sisma: l’elaborazione del lutto e il ritorno alla vita con protagonista un Sergio Rubini in uno stato di grazia

Sergio Rubini è il protagonista di Il bene mio, il delicato film di Pippo Mezzapesa al cinema il 4 ottobre distribuito da Altre Storie

Il Bene Mio arriva in sala dopo il passaggio alle Giornate degli Autori all’ultimo festival di Venezia. Il secondo film di Pippo Mezzapesa racconta la storia di Elio, ultimo cocciuto abitante rimasto a Provvidenza, un paesino fantasma spazzato via da un terremoto.

Al centro del film la lotta di Elia per non lasciare il suo posto del cuore, la piccola Provvidenza:

Il Bene Mio è un film nato dalla lotta di un uomo che non vuole lasciare il suo paese, contrariamente agli altri. Elia ha deciso di elaborare il dolore rimanendo attaccato a quelle pietre, raccogliendo gli oggetti che rappresentano la vita di ognuno”. 

Elia vorrebbe che la comunità che ha lasciato Provvidenza torni, ma non è un eremita, è un personaggio perennemente in movimento, una persona vitale che vorrebbe riportare la vita in quel luogo. A interpretarlo c’è un Sergio Rubini in uno stato di grazia:

“Mi piacevano i lavori precedenti di Pippo Mezzapesa, il suo sguardo, mi piaceva il personaggio perché abbiamo deciso di farne un eremita sui generis: un uomo sempre in attività, con degli amici, ho fatto il personaggio molto fisico. C’erano tanti registri nel personaggio, molti che avrei voluto interpretare, abbiamo lavorato bene, mi piace la sua estetica che non è estetizzante, ma è frutto del suo sguardo. Siamo invasi di estetica vacua mentre Mezzapesa ha uno sguardo autentico, dolce e saggio, tutto questo mi ha affascinato e guidato nell’interpretazione”.

Al centro di Il Bene Mio c’è l’immaginaria città di Provvidenza, un paese abbandonato dopo un sisma, ma Mezzapesa l’ha usato solo come “escamotage”:

“Il terremoto ha un valore fisico e metaforico, si parla di crolli e dolore, ognuno ha le sue ragioni. Elia ha un modo di elaborarlo: rimanere perché è convinto che non possa esistere un domani senza la memoria di chi c’è stato e la coscienza di quello che si è. Ognuno è in fondo animato da ragioni comprensibili: il sindaco che vuole rimuovere tutto quello che è stato, lo fa perché non riesce a sostenere il peso del dolore. L’elaborazione del lutto ha delle strade contrapposte, ma alla fine la comunità si ritrova. Elia è il pastore di questa comunità, colui che cerca di ricucirla attraverso la memoria, quei piccoli pezzettini di vita di ognuno che permettono di andare avanti”.

Sulla sua strada, il personaggio di Elia incontra Noor, una migrante che si è nascosta nella deserta Provvidenza:

“Noor, come Elia, fugge dal dolore, il loro incontro rientra nell’idea del confine: Il Bene Mio è un film fatto di confine. Elia non lascia il paese, ma allo stesso tempo non riesce ad aprire il cancello della scuola dove ha perso la moglie. Elia però vuole aprire questi confini, sono due persone che fuggono dal dolore, uno lo elabora con la staticità, l’altra con la mobilità”.

Mezzapesa ha trovato la sua “Provvidenza” dopo una lunga ricerca e ha girato Il Bene Mio in alcuni paesini fantasma: Apice, Recchia, in provincia di Benevento, e Gravina in Puglia.

“Ho visitato tutti i paesi fantasma da Roma in giù, e poi alla fine mi è apparsa Apice, la location principale del film. Quando mi sono trovato lì ho trovato che fosse la location ideale: è un paese chiuso. Il silenzio e la voce dei paesi abbandonati sono difficilmente riconducibili ad altre realtà”.

Il film, prodotto (insieme a Rai Cinema) e distribuito da Altre Storie, avrà la sua premiere questa sera ad Amatrice nel Cinema Paradiso, Cesare Fragnelli ha spiegato questa scelta:

“È stata una scelta naturale, ci sembrava più giusto riservare la proiezione ad Amatrice, la nostra preoccupazione sembrava dettata dal marketing e per dieci giorni anche Rai Cinema si è posta questa domanda. Dal disastro di Amatrice, Rai Cinema ha riaperto il cinema dando titoli in prima visione. Volevamo che il messaggio di speranza del film arrivasse ai paesi che sono stati condannati dalla natura”. 

Sergio Rubini, protagonista di La stoffa dei sogni un film che ricorda in alcune scene Mezzapesa, ha ricollegato il film al crollo del ponte Morandi:

“A me è venuta in mente una riflessione, dopo il crollo di Genova, gli sfollati avevano un grandissimo desiderio che venisse liberata l’aria per ritornare nelle proprie case a prendere i propri oggetti. Il film ha tanti registri, un registro sociale che riguarda anche gli sfollati del ponte Morandi”.

Il regista è molto soddisfatto della scelta dei suoi attori:

“Gli attori, per me, sono perfetti. La sfida era raccontare un passato senza mai vederlo e la comunità di Nuova Provvidenza senza mai vederlo. Ogni personaggio che cerca di convincere Elia a lasciare Provvidenza è un pezzetto di una nuova vita che si è ricostruita. Il sindaco con una profonda dolcezza e sensibilità; la maestra Teresa, ispirata a una di cui ero innamorato; Gesualdo, il personaggio di Dino Abbrescia quello più ironico, ma che ha in sé il contrasto che ho voluto dare al film”.

Teresa Saponangelo è la seconda volta che viene diretta dal regista pugliese:

“Ci sono due o tre punti del film che mi commuovono, è un film su un lutto di un’intera comunità, chi si trasferisce in queste nuove città non si ritrova”. 

Nour, invece, è interpretata da Sonya Mellah, l’attrice parigina di origine algerina:

“Nour vuol dire luce in arabo, l’ombra di Elio e la luce di Nour fanno parte della stessa medaglia. Per preparare il ruolo sono andata a prendere nel racconto silenzioso dei miei: i migranti non raccontano molto, ma c’è sempre la nostalgia negli occhi. Ho capito cosa ha voluto dire per i miei lasciare l’Algeria per un mondo migliore, il film dà un colore multiculturale e cancella i confini dell’Italia con altri Paesi del Mediterraneo”.

Francesco De Vito è il sindaco di Provvidenza che fa di tutto per far sì che Elio lasci il paese:

“È un personaggio interessante e lo proteggo: non è cattivo, ha perso la sorella, un pezzo di cuore che gli viene tolto. C’è una scena in cui un oggetto lo riporta al suo passato, auguro a tutti di trovare quell’oggetto”. 

Il nome del paese ricorda quello della barca de I Malavoglia, ma per Mezzapesa non c’è un parallelo con il capolavoro del Verga:

“All’inizio non mi convinceva il nome, ma poi l’ho trovato adatto: la Provvidenza è una forza tellurica che stravolge tutto, c’è un parallelo con la barca dei Malavoglia: il naufragio e lo sgretolarsi, ma in questo film la visione non è pessimista”.

Il Bene Mio riesce a dare speranza, a mostrarci con sentimento cosa succede alle persone di fronte al dolore e ci mostra una realtà sconosciuta: cosa ci lasciamo dietro dopo un disastro come un terremoto, ci mostra come siamo rimasti dentro. Il film di Pippo Mezzapesa vi aspetta al cinema dal 4 ottobre, distribuito da Altre Storie.

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