Il grande salto, l’esordio alla regia di Giorgio Tirabassi al cinema

L’attore romano recita a fianco dell’amico Ricky Memphis un film agro-dolce che ricorda le vecchie commedie all’italiano

Ricky Memphis e Giorgio Tirabassi perfetti nei ruoli di Nello e Rufetto

Il grande salto segna il debutto alla regia di Giorgio Tirabassi, l’attore romano ha interpretato, co-scritto e diretto il suo collega e amico Ricky Memphis. Il film sarà in sala da domani 13 giugno.

I due interpretato Nello e Rufetto due rapinatori di terza serie che cercano di compiere il colpo del secolo e aspettano ancora il grande salto.

Tirabassi ha diretto nel film altri dei suoi “amici” presenti in alcune comparsate come Valerio Mastandrea, Marco Giallini, protagonisti di Domani è un altro giorno, ma l’ispirazione per le storie di Nello e Rufetto arriva dal teatro:

“Sono nati in teatro, ma sono personaggi da cinema. Li abbiamo portati sullo schermo abbassando i toni, andando verso una recitazione realistica, a loro succedono delle cose che fanno pensare al destino”. 

A guardarli i due protagonisti sembrano costantemente vivere sotto una “cattiva stella”, Rufetto e Nello sono appena usciti di prigione dopo aver terminato una condanna di quattro anni per una rapina, l’ennesima finita male. Per il ruolo di Nello, Tirabassi ha sempre pensato a Memphis, già al teatro e nel film fra i due c’è una complicità pazzesca. Per il teatro però Memphis non si sentiva pronto, mentre al cinema è stato diretto dal suo amico Giorgio:

“Sono troppo emotivo per il teatro, al cinema mi sento a casa, senza neanche a pensarci. Ho accettato subito, volevo fare il film con Giorgio, l’ha anche scritto lui, l’avrebbe poi diretto, è stata una spinta in più”.

A colpire ne Il Grande Salto è l’equilibrio in una sceneggiatura molto chiara con un gruppo di attori ben diretti e mai sopra le righe, come spiega anche Tirabassi:

“I protagonisti sono due disperati con una serie di disavventure, non c’è molto da ridere. Ho usato la colonna sonora di Battista Arena e ho diretto Roberta Mattei, Gianfelice Imparato, un gruppo di attori con tempi comici in grado di saperli dosare. Mia Benedetta, poi, Salvatore Striano, Valerio Mastandrea, Marco Giallini e poi è scritto da Mattia Torre”.

Torre ha scritto il film insieme a Tirabassi e a Daniele Costantini, con il quale l’attore romano aveva ideato Nello e Rufetto in teatro. Il Grande Salto è ambientato nella periferia romana, ma potrebbe trattarsi di quella di qualsiasi città, il regista non voleva che si desse molta attenzione al degrado:

“Non volevamo riferimenti abusati, i palazzoni di Tor Bella Monaca, anche perché i due personaggi sono due malviventi vecchio stile, non sono gli Spada o Mafia capitale, abbiamo cercato due disperati, due disgraziati che hanno l’esigenza della svolta, un’esigenza presente in tutti noi, in tutti i campi”.

Due rapinatori di “fascia C, influenzati da documentari sul destino” sono i protagonisti del film, una commedia agro-dolce che ricorda quelle di Sergio Citti, un complimento che Tirabassi incassa e spiega che c’è un legame fra lui e lo sceneggiatore di Accattone:

“Daniele Costantini era aiuto di Citti e io ci ho lavorato. Citti è un riferimento nobile, non si ride a tavolino, è una storia con questo gusto. I cinema che ci ha toccato di più è quello di Risi, Monicelli e Scola, il genere che abbiamo preferito, ed è quello che andrebbe preso come punto di riferimento piuttosto che scimiottare il cinema USA”.

Ricky Memphis e Giorgio Tirabassi avevano lavorato insieme a Distretto di Polizia, ma l’amico Memphis si è ritrovato a essere diretto da Tirabassi:

“Non è stata una sorpresa, Giorgio è una persona preparata sul cinema e arte, sapevo che voleva fare il regista. Sul set s’interessava dietro le quinte, è un regista che gira quello che monterà, ha orecchio e occhio, poesia in immagini e cose scritte. Nel film c’è molto non detto e sono cose che ha messo lui”.

Il grande salto è un’opera prima che non delude né la critica, né il regista Tirabassi che già pensa al prossimo film soprattutto perché l’ha divertito la scrittura. Nel film c’è una scena particolare, il più classici dei fulmini a ciel sereno, che cambia completamente il ritmo della commedia:

“Non è stata scelta a tavolino, abbiamo seguito le vicende dei personaggi. Sono riconoscente della libertà che mi è stata data e ai produttori che hanno creduto in me. Anche se alle prime proiezioni mi dicevano tutti che era molto triste”.

Girato a Roma e in Abruzzo, la scena in questione è stata proprio realizzato al Lago Campotosto e per farla Tirabassi ha perso moltissimo tempo: “Due mesi e mezzo solo per quella scena”. Quanto al finale del film – che non sveleremo – Tirabassi lo difende:

“Farlo finire in un altro modo sarebbe stata una cattiveria inutile, ci doveva essere il grande salto… Volevo girare la scena finale che avevo scritto, ci doveva essere un cambio d’umore”.

Il delizioso Il grande salto vi aspetta domani al cinema, distribuito da Medusa Film.

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