Il padre d’Italia, Fabio Mollo e i suoi attori presentano il film

Il film diretto dal regista sarà in sala il 2 marzo. Con Luca Marinelli e Isabella Ragonese. Da Torino a Reggio Calabria, un road movie all’insegna dell’amore

Il padre d'Italia, Fabio Mollo parla del film
Isabella Ragonese, star del film Il padre d'Italia, diretto da Fabio Mollo

Dopo Il Sud è niente (e il documentario Vincenzio da Crosia) Fabio Mollo torna alla regia: Il padre d’Italia arriverà in sala il 9 marzo. Il film con Luca Marinelli e Isabella Ragonese racconta una storia d’amore fra due sconosciuti che si “conoscono” attraverso un viaggio da Torino a Reggio Calabria passando per Napoli e Roma. Prodotto da Bianca e Rai Cinema, il film sarà distribuito in sala da Good Films. Il regista e i due protagonisti hanno presentato il film oggi a Roma.

Già nel primo film, Il Sud è Niente (ripreso in una battuta di Mia), si affrontava il tema della paternità: “L’avevo raccontato dal punto di vista della figlia, qui ne Il padre d’Italia, ho provato a raccontarlo dal punto di vista del genitore. Per me era importante provare a immaginare a raccontare una generazione, nel momento delicato in cui smette di essere figlio e prova a diventare genitore nonostante le difficoltà e la precarietà che caratterizzano la mia generazione. Volevo raccontare una precarietà economica e professionale che si riflette dal punto di vista emotivo. Paolo e Mia la vivono in modo diverso: Paolo in disparte, come se non fosse degno di essere felice. Mia, invece, è un’esplosione di felicità, che investe anche Paolo e lui si lascia trasportare in questo viaggio che lo porta a confrontarsi con il tema della paternità, un tema che aveva rimosso perché contro natura in quanto omosessuale. Grazie a questo viaggio e a Mia riesce a elaborarlo”.

La coppia di attori protagonista del film il padre d'italia
La coppia di attori protagonista del film

Secondo il film “I miracoli nel film sono contro natura”. Protagonisti del “miracolo” Luca Marinelli e Isabella Ragonese: “Ho sempre immaginato un film su due attori, una storia raccolta su due personaggi e volevo lavorare con due signori attori per realizzare questo tipo di film. Quando ho incontrato Luca e Isabella, che ho pedinato abbastanza, è stato bellissimo vedere come questo desiderio si stava realizzando. Il lavoro con loro è stato lungo, un annetto prima riprese, per me era fondamentale lavorare alla messa in scena quotidiana. Prima di iniziare, abbiamo passato interminabili giornate a Torino e sono nati così Mia e Paolo. Hanno dato vita a Mia e Paolo. Anche sul set quotidianamente, non c’era mai una battuta o una scena scontata. Ogni passaggio emotivo di questi personaggi, ogni incontro veniva discusso, vissuto, sbagliato. Solo una scena l’abbiamo fatta due volte e poi è stata tagliata. Questo per me è stato un regalo pazzesco, li ringrazio”.

Con Il Sud è niente Fabio Mollo aveva fatto il giro dei Festival (Berlino, Toronto e Roma), Il padre d’Italia è diverso: “È sempre una grandissima gioia andare ai Festival, per la Berlinale era perfetto. Il padre d’Italia è diverso da Il Sud è niente, che aveva fatto molti Festival e poca sala, mi piacerebbe che questo film arrivasse di più pubblico, non solo festivaliero, ma di sala. Vorrei che riuscisse a emozionare un pubblico più vasto”.

Ne Il padre d’Italia la musica gioca un ruolo importante, tre canzoni in primis (due di Loredana Berté, Non sono una signora e Il mare d’inverno) e una cover degli Smiths (There is a light that never goes out): “È un elemento a cui abbiamo tenuto tantissimo. Volevamo che il mondo musicale fosse raccontato da lei e investisse il mondo di Paolo. Abbiamo fatto una ricerca estenuante di canzoni, giuste per raccontare la storia e la generazione e giuste per le nostre tasche. Le due performance canore di entrambi hanno reso il film molto ricco. Non solo per Luca in versione Bertè, anche la cover di There is a light that never goes out che Isabella ha cantato live nel film”.

Il Padre d’Italia è anche un viaggio in Italia da Torino a Reggio Calabria: “L’on the road era un elemento importante perché vedo la storia d’amore in modo romantico, come un viaggio. A maggior ragione in questa caso perché è una storia d’amore intensa fra due sconosciuti che poi arrivano a essere vicini in modo toccante. Il viaggio aiutava questo percorso, attraversiamo l’Italia in modo emotivo e geografico. Al Sud i personaggi si spogliano, non solo a causa del caldo, di una corazza, di un credo, di un dogma e si lasciano andare alla vita soprattutto Paolo si lascia andare perché la vita è più forte di quello che pensa e quando c’è un’altra vita che sta nascendo è più forte di quello che si crede”, spiega il regista.

Il padre d'Italia, road movie
Il pullman con cui i due viaggiano da Torino a Reggio Calabria

Mia e Paolo hanno i volti di Isabella Ragonese e Luca Marinelli, l’attrice però non si è sentita molto corteggiata: “È un personaggio molto diverso da me, come energia, non solo ruolo. Anche se ha un bel cambio, più va al Sud e diventa sempre più materna prendendosi cura di Paolo. All’inizio è una squinternata, una senza regole, mi attraeva il pericolo, ma mi faceva paura“, aggiunge l’attrice.

Il padre d'Italia club
La scena del club di Il padre d’Italia

Per Ragonese, i due personaggi non si possono vedere l’uno separato dall’altro: “Li scopriamo dall’incontro che fanno, è bellissimo che siano due estranei, è vero che a volte c’è un’intimità con uno sconosciuto, sveli una parte di te che tieni nascosta ad amici o a familiari. È il classico colpo di fulmine, quando incontri la persona giusta nel momento giusto, loro si trovano davanti a un baratro, quindi si riconoscono in modo quasi animale. Soprattutto per Mia che è istintiva, riconosce in lui qualcosa: il suo punto di vista, mi piace pensare che ha la testa piena di pensieri strani, invece, istintivamente il suo viaggio potrebbe essere lo scoprire della bellezza dell’animo di Paolo, riconosce in lui una persona buona. Non le capita spesso di incontrare persone del genere e si sente di fare questo dono. L’ha visto e conosciuto attraverso i suoi occhi, ha visto qualcosa oltre la sua rigidità. Si completano a vicenda, mi piace pensare che sia il viaggio di due angeli custodi, l’amore che hanno è il prendersi cura di qualcuno. A ruoli invertiti”.

La coppia di sconosciuti Mia e Paolo ne Il padre d’Italia

A spingere Luca Martinelli ad accettare il ruolo è stata la sceneggiatura firmata da Mollo e Josella Porto: “La prima volta che l’ho letta mi è piaciuta subito. Mi sono sentito coinvolto, c’erano delle esplosioni emotive. L’ho letta e ho pensato, è qualcosa di nuovo. Un tema che fuori dall’Italia è normale, ecco in Germania al TG hanno parlato del Gay Pride per 30 secondi, ho chiesto lo fanno perché si vergognano? Mi è stato risposto: No, no è normale. Questa storia era tanto, è una storia d’amore gigantesco verso se stessi, verso le persone, verso la vita, l’amore che tu crei rispettando te stesso”.

Anche l’incontro con il regista ha giocato un ruolo per Marinelli: “È stato fondamentale. Ti deve piacere il regista con cui andrai a girare un film, è successo come fra Mia e Paolo, abbiamo iniziato a parlare di tutt’altro. Ed è successo anche con Isabella, si è instaurato un rapporto forte che ci ha permesso di lavorare, di scontrarsi. Anche l’elasticità di Fabio di mandare a quel paese una giornata di lavoro perché ci siamo interrogati su una scena, riprovata più volte e che poi non è entrata nel film”.

Il padre d'Italia Marinelli
Luca Marinelli interpreta Paolo, un ragazzo che abbraccia la maternità di Mia

Il tema del centrale del film per l’attore, indimenticabile Zingaro di Lo Chiamavano Jeeg Robot, è stato trattato con delicatezza: “È importante iniziare a parlare con grazia e amore di questo tema, senza puntare il dito contro nessuno. Senza far sentire scomodi, con grazia e delicatezza, questa è la cosa più bella di tutto il film”.

Per Paolo, Mia “è una parte della sua vita che non conosce o che non ha ancora percorso. Si trovano, sono due gemelli di paura, lei e lui hanno bisogno di qualcuno. Si riconoscono in qualche maniera, come ha detto Isabella: quando conosci qualcuno e ti pare di proteggerlo da sempre. E ti doni con l’altro”, completa l’attore.

Il padre d'Italia, Luca Marinelli
Luca Marinelli è la star del film di Fabio Mollo

La produzione del film, affidata a Bianca, non è stata facile anche dal punto di vista artistico come ha ricordato la produttrice Donatella Botti. In Il padre d’Italia si ascoltano due canzoni di Loredana Bertè. Il regista, ricordando Roberto Centrella che ha curato le canzoni, ha spiegato la sua scelta:

“Da calabrese l’ho sentito subito: Loredana Bertè è di Bagnara, dove abbiamo girato il film. Mia è un po’ la Bertè agli occhi di Paolo: è trasgressiva. Nell’immaginario, la Bertè è una Mia di oggi, ha cantato per se stessa e per gli altri. La colonna sonora richiama gli anni ’80, anche nei costumi, e nell’elettronica. C’è stato un pezzo, quello della dark room, della cantante dei Múm, composto per il film, gli altri sono di band italiane, ma cantano in inglese, come La Pringa che cantano il pezzo che si sente quando i due camminano in paese”.

Per quanto riguarda i riferimenti, Fabio Mollo li pesca in due film italiani: Una giornata particolare e Il ladro di bambini. Secondo il regista Il padre d’Italia non è un film sulla sessualità: “È un film poco sulla biologia, poco sulla religione, poco sulla società e più sull’amore. Volevamo raccontare una storia d’amore fra i due, di un genitore che non ha che fare con la genetica. Una storia d’amore puro e forte che supera tutte queste barriere. Per noi era questo il film e vorremmo che arrivasse questo al di là degli altri temi”.

La coppia di attori protagonista del film il padre d'italia
La coppia di attori protagonista del film

Arrivati in Calabria, Mia e Paolo incontrano le parenti della ragazza: un gruppo di donne che non li giudica. “Sul coro abbiamo lavorato molto, per noi era importante questo snodo narrativo. Non giudica i personaggi, però era un momento in cui si confrontano con la parte più remota e intima e con la famiglia tradizionale. Famiglia che si trova nel Sud, ma potrebbe essere ovunque”.

Il padre d'italita, Mia
Isabella Ragonese è Mia, la forza della natura che travolge Paolo

La famiglia accoglie Mia e Paolo in modo diverso: “Mia si sente esclusa, mentre Paolo ne vorrebbe fare parte, quindi vuole entrarci e vuole provare a costruirla. Anche lì si doveva trovare il giusto equilibrio, non doveva essere troppo drammatica e Anna Ferruzzo, nel ruolo della madre, è stato un grandissimo privilegio perché ha dosato il personaggio in modo pazzesco”.

“Il film è stato girato in sequenza – ricorda il regista – Abbiamo viaggiato insieme al film e siamo arrivati in Calabria, stanchi, sfatti e senza soldi, ma abbiamo assimilato Mia e Paolo. Questo ci ha aiutato a trovare il punto di svolta giusto”.

L’aspetto della commedia in Il padre d’Italia è stato anche dosato con gli stessi attori: “L’abbiamo fatto lavorando con Isabella e Luca, scena per scena”. Anche per l’attrice, il momento del ritorno a casa è stato particolare: “Si sfata un mito, un luogo da cui fuggire, chi vive in una città diversa da quella in cui è nato lo sa. Questo è fondamentale per Mia, ognuno si porta la voce della propria famiglia come una coscienza nella propria testa. È un passaggio bellissimo che spiega benissimo la difficoltà di Mia”.

“Siamo stati fortunati perché Fabio ha creato un gruppo di persone, un’adesione di tutto il gruppo alla lavorazione del film, anche al montaggio, seppure non stava lì con noi. È stato un gruppo, un viaggio che è stato fatto realmente. Io e Luca abbiamo portato il furgone in Calabria davvero, con 20 persone dietro. Mi sono trovata bene con Luca, è bello trovarsi con un attore che fa accadere qualcosa”, precisa l’attrice.

Per Luca Marinelli fondamentale l’elasticità del regista: “Da personaggio, la sceneggiatura è stata riscritta mettendola in atto e vivendola. Certe frasi, alcune volte, devono essere agite in modo diverso. La sceneggiatrice, Josella, mi ha sempre ringraziato e non si è mai arrabbiata. Questo abbiamo fatto. È bello quando si è in scena e si può giocare, improvvisando verbalmente e fisicamente, questo si fa quando si è ragionato sulla vicenda”.

Ad alcuni Fabio Mollo ha ricordato Drive (per la giacca di Mia) e anche Xavier Dolan, il regista si è ispirato a uno dei film del regista, Laurence Anyways: “Sul set mi chiamavano Saverio, Xaverio. Abbiamo visto vari film insieme, fra questi Laurence Anyways, e abbiamo insistito a dare il film questo taglio. Una cosa che fa bene Saverio è che segue molto gli attori ed è una cosa che ho sentito molto di fare. La mia regia è stata quella di lavorare con loro”.

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