Trap, dilaga la cultura del male

Il fenomeno trap dilaga e travolge tanto quanto uno tsunami e i trapper sono i nuovi eroi negativi. A rischio ondate di hikikomori fra i nostri giovani

Degrado, volgarità, droga, soldi, dissacrazione, cinismo, decadenza culturale, consumismo, ostentazione dello street wear che spacca, stravolgimento di valori e sentimenti, negazione e sbeffeggio del passato e delle tradizionie, ricchezza e tanto altro ancora caratterizzano quello che potremmo definire il mondo trap.

Non è un fenomeno musicale/esistenziale nato all’improvviso. Ha quasi 20 di vita, anche se in Italia, pur capovolgendo ogni canone, è “di moda” da relativamente poco tempo.

E’ nato negli USA sulle macerie di ghetti fatiscenti, sostenuto dal riciclaggio del denaro sporco di droga e nutrito da una voglia di essere “contro”. Contro tutto e tutti con il fermo proposito di demonizzare tanto la povertà quanto il “non apparire”.

Non per niente i trapper sono diventati degli uomini sandwich per i grandi brand della moda. Vien  da supporre che siano gli stessi marchi del lusso che, cambiati i canali di comunicazione pubblicitaria, sostengano e “pompino” gli artisti all’estremo. Difficile trovare un trapper senza griffe, senza tatuaggi, piercing e denti coperti d’oro e pietre preziose (i cosiddetti grillz).

La nostra meglio gioventù (soprattutto teen) non ascolta altro ma, purtroppo questi giovani non hanno altri idoli e non si staccano, per nessuna ragione, da queste cantilene, dove sia la musica che la voce hanno pochissima importanza e anche l’uso delle parole scivola quasi sempre nella volgarità più bieca e nello stravolgimento della lingua italiana.

Il trap nasce dal rap e dall’hip hop (anche se rinnega le proprie origini), spesso sono pezzi autoprodotti fatti di basi elettroniche, sintetici. Ritmi rapidissimi, senza regole linguistiche e nel più profondo disprezzo della vita e del mondo.

La vita vera del trap è su youtube, e sui filmati virali. Il trapper parla e si muove in maniera nuova, scioccante per alcuni, da replicare per i più. Il trap è un inno alla droga, allo sballo, alla negazione del vivere comune. Il trapper si ama così com’è: solitario, sfatto, senza doveri, sfigato ma pieno di lira. I teen (e non solo) si ritrovano in questo mondo popolato di noia, trasgressione e spudorata adorazione del dio denaro.

Possiamo dire che mai come con il trap si sono raggiunti punti di disvalore inimmaginabile. Tra i trapper pochissimi sono i veri musicisti e lo zoccolo duro è fatto da falsi artisti che, senza arte nè parte, sono saltati sul carro dell’ultima alienazione  di una generazione debole e in cerca di se stessa

 

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