Insinna e Cannoletta con L’Eredità fanno bingo

Non finisce più il lungo brivido dell'Eredità trasmissione che riserva mille e una sorpresa

L’Eredità è una delle trasmissioni più seguite del nostro palinsesto TV. Va in onda prima del TG delle 20 e attraversa con tutta tranquillità il passare degli anni fin dal 2002.

Ha cambiato diverse modalità di gioco e diversi conduttori. L’ultimo, Flavio Insinna, è forse il più amato fra tutti quelli che l’hanno preceduto tanto da far totalizzare all’Eredità, generalmente, lo share più alto di tutti i programmi.

Ma lo sconcerto e il tormentone di notizie quotidiane arriva con la comparsa di un concorrente che sconvolge la logica dell’informazione: Massimo Cannoletta. Grande cultura generale e rara capacità logica. Con i suoi ricciolini e l’aspetto un pò “stropicciato” resta in trasmissione per 2 mesi, interpretando, spesso, vittoriosamente quel garbuglio fantasioso che è la Ghigliottina.

Con quel velato gioco di intesa amichevole palleggiato perfettamente fra Insinna/Cannoletta il gradimento dell’Eredità vola al top del consenso del pubblico. E così, lasciando tutti stupefatti, si impone, con astuzia nella rassegna stampa di ogni santo giorno. I titoli degli articoli, poi, sono sempre fulgidi esempi di richiami “civetta” costruiti sul doppio senso e sulla suspence. Ma non c’è alcuna parvenza di thriller nella trasmissione.

Il colpo di scena, però, arriva con l’abbandono volontario di Cannoletta. Una piccola piece costruita davvero bene che lascia tutti stupefatti e dispiaciuti. No, di più: commossi. Gli occhi si fanno lucidi e l’addio/arrivederci fra Flavio e Massimo dà quasi l’impressione di un legame tristemente interrotto.

Ma the show must go on. Cannoletta da illustre sconosciuto diventa illustre ospite voluto da ogni trasmissione. L’Eredità continua tra parole e paroloni, trielli e sfide. Il clou, naturalmente è la ghigliottina che diventa ogni sera più fumosa e ambigua. Ci impegniamo anche da casa ma, il più delle volte, non ci arriva nessuno.

Tanto che Vittorio Feltri dalle pagine di Libero si scaglia contro gli Autori accusandoli di nefandi, impossibili abbinamenti. E se si scomoda Feltri noi non possiamo che annuire.

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