Largo Argentina, effetto lockdown. Quante erbacce

Erbacce incolte assediano i resti dell'area sacra e i vialetti piastrellati. Basterebbe poco per un po' di decoro

Uno dei luoghi simbolo di Roma moderna e antica che forse paga caro l’effetto lockdown. Il complesso archeologico noto come “area sacra” al centro di Largo Argentina, scoperto durante il Ventennio grazie ai lavori edilizi del 1926 per la risistemazione della Piazza e scavato fino al 1928, per essere inaugurato nel 1929 da Mussolini. Il foro di Largo Argentina è da sempre uno dei centri nevralgici dell’archeologia della Roma antica, seconda per bellezza forse solo ai Fori Imperiali.

Nella zona, 80 anni fa, sono stati ritrovati i resti di quattro templi, che rappresentano il complesso più importante di edifici sacri d’età repubblicana media e tarda, collocati nel Campo Marzio. La storia del complesso è molto complicata, con più strati sovrapposti, per i quali sono però state riconosciute la fasi principali, tutte databili con relativa esattezza. Ma oggi, putroppo, è il degrado a farla da padrone.

Non è tanto una questione di sporcizia, quanto di erbacce incolte (si veda foto la foto Radiocolonna) che fanno da cornice ai vialetti piastrellati e ai resti dei templi. Pensare che basterebbe poco, qualche colpo di decespugliatore qua e là. Ma invece nulla, il lockdown ha colpito anche lì.

Lo scorso ottobre, prima della pandemia, si sono conclusi gli interventi di restauro della pavimentazione antica nell’area archeologica. In quesll’occasione è stata ricomposta la pavimentazione di età domizianea di fronte al Tempio C, uno dei quattro templi della celebre area sacra risalente alla prima età della Repubblica. Riposizionata la pavimentazione, sono seguiti ultimi interventi a chiusura del cantiere.

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