Michelangelo Buonarroti e “le tartarughe Ninja”

Terminiamo il viaggio alla scoperta delle "tartarughe Ninja" con una biografia di Michelangelo. Pittore, architetto e scultore immenso

Terminiamo il ciclo delle “Tartarughe Ninja” (Donatello, Raffaello, Leonardo e Michelangelo) con una breve sintesi sulla biografia di Michelangelo Buonarroti (1475-1564).

Michelangelo fu scultore, pittore, architetto e già in vita fu riconosciuto come uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Il Buonarroti ci ha lasciato un patrimonio di capolavori, incredibilmente ricco ed articolato.

Di Michelangelo sono state dette tante cose, tutti conosciamo la sua storia, la sua biografia, e concludendo il nostro percorso con lui è straordinario pensare che le quattro “Tartarughe Ninja” hanno vissuto tutti nella stessa città.

Donatello il precursore del Rinascimento, Leonardo lo sperimentatore, Raffaello il virtuoso e Michelangelo il manierista. Quattro personaggi che in pochi decenni hanno segnato il punto più alto del Rinascimento ed hanno influenzato per sempre il mondo dell’arte.

Michelangelo nasce da una famiglia nobile fiorentina in decadenza.  Vista l’ attitudine del giovane all’arte. a 12 anni entra nella bottega del Ghirlandaio, uno dei più importanti artisti dell’epoca.

Per completare la sua formazione frequenta l’Accademia del giardino di San Marco sostenuta economicamente da Lorenzo il Magnifico. Le opere di Michelangelo colpirono a tal punto il “mecenate”  da ospitarlo a Palazzo.

Oltre a Lorenzo godette dell’appoggio di altri influenti mecenati come il cardinale Jacopo Galli, Papa Alessandro VI, Papa Giulio II. Attenzioni che lo portarono a vivere tranquillo e creativamente indipendente, realizzando così opere senza nessun committente.  Esse potevano  essere vendute a chi ne fosse interessato. Questo atteggiamento verso l’arte fu un’innovazione assoluta per l’epoca.

Michelangelo era un ribelle con un brutto carattere tanto che la sua fisionomia venne irrimediabilmente compromessa da un pugno che gli diede lo scultore Pietro Torrigiano. Sappiamo, anche, che con Agnolo Doni ebbe una lunga discussione per il prezzo di un dipinto (il celeberrimo Tondo Doni) che gli aveva commissionato ma che, a conti fatti, a lungo tirò sul prezzo. Si riprese indietro l’opera obbligando il committente a pagare il doppio per riaverla. Doni, a malincuore,  dovette accettare.

Tondo Doni

Come scultore era capace di vedere in un blocco di marmo l’opera “nascosta” dentro e il candore del marmo di Carrara lo aveva affascinato. La sua prima opera fu la Pietà Vaticana realizzata ad appena 23 anni. In seguito e sempre con la stessa tecnica ha poi realizzato il David tra il 1501 il 1504 che ancora oggi è considerata la scultura più famosa del mondo.

Un comitato guidato da Leonardo voleva porre la scultura sotto la loggia dei Lanzi al coperto, Michelangelo invece la voleva ai piedi di Palazzo Vecchio perché avrebbe avuto più visibilità.  Come tutti sappiamo  Michelangelo ebbe la meglio. Anche se oggi l’originale si trova alla Galleria dell’Accademia e ai piedi del Palazzo della Signoria c’è una copia.

Anche nella pittura raggiunse risultati di proporzioni colossali, come scrisse Goethe contemplando la Cappella Sistina si ha “un’idea completa di ciò che un uomo è capace di raggiungere“.

Nel 1546 ormai settantenne diresse i lavori da Architetto per la Basilica di San Pietro a Roma e lavorò molto come architetto e urbanista negli ultimi anni della sua vita non dimenticando mai l’amore per la scultura.

La Pietà Rondanini rimase infatti incompiuta, ultima opera a cui stava ancora lavorando.

Tiziana Todi per Galleria Vittoria

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