Neve a Roma: momento magico immortalato anche nei dipinti

L’Urbe innevata è un evento da sempre considerato eccezionale che i romani, pur tra mille difficoltà, hanno sempre accolto con grande stupore. La scorsa notte è stata attesa invano. Ma eccola, col Colosseo imbiancato nel quadro di Panini della Fondazione Sorgente, fondata da Valter Mainetti

Notte e risveglio gelido nella Capitale che in alcune zone del quadrante est, oggi tra le ore 4 e le 5 del mattino si è risvegliata imbiancata. Ma troppo breve è durato il momento magico per essere immortalato, se non fosse per alcuni scatti veloci sui social. Ancora si ricordano le giornate innevate del 2012 quando tutti i monumenti furono coperti da un fitto manto bianco.

 

La magia di Roma innevata ha da sempre suscitato emozione nei suoi abitanti e, così, fin dall’antichità, tale evento venne descritto dagli autori o dipinto dagli artisti. Dionigi di Alicarnasso nel lontano 400 a.C. fu il primo a raccontare del congelamento del Tevere e della “città” imbiancata, quando ancora le abitazioni erano in legno e molte mandrie e greggi morirono per il freddo. Certamente sono i dipinti, anche se molto rari, a darci l’immagine più suggestiva dei monumenti innevati in epoche passate.

Così il dipinto di Andre Giroux, “Santa trinità dei Monti imbiancata” del 1825 e ancora quello di Ettore Roesler Franz, “Isola Tiberina imbiancata” del 1890, ma il più antico con questo soggetto è proprio l’opera di Giovanni Paolo Panini, “Veduta di Roma innevata”, della Fondazione Sorgente Group. “Osservare in questo dipinto” – afferma Valter Mainetti, presidente della Fondazione – “i monumenti imbiancati, con il Colosseo che maestoso osserva i mutamenti della città, e i personaggi allegri in un momento di spensieratezza, fa comprendere appieno l’eccezionalità del momento raffigurato.”

Il pittore ha voluto fermare nel tempo la nevicata di Roma del 1730, mostrando le case e le dimore vicino alla colonna Traiana e risultando una preziosa testimonianza di quella parte di “Roma sparita” a causa delle imponenti costruzioni avvenute tra l’Unità d’Italia e le Grandi guerre: in primo piano si vede la costruzione con cortile adiacente dell’”Ospedale per i fornai infermi”, che venne costruito nel 1564 con approvazione di Pio IV per assistere i fornai poveri malati residenti in Roma e fuori, ma fu poi raso al suolo nel 1871 per la sistemazione di Piazza Venezia. Così come accadde alla Casa di Michelangelo nella vicina Via Macel De’ Corvi. In fondo, ma al centro del dipinto si scorge maestoso il Colosseo, baluardo della città, con alle spalle i monti innevati.

Nel ribadire l’eccezionalità della neve a Roma, bisogna ricordare anche la rievocazione della nevicata miracolosa nella notte tra il 4 e il 5 agosto del 352 d.C. sul luogo dove poi sorgerà la Basilica di Santa Maria Maggiore, nota inizialmente come Santa Maria “Liberiana” dal nome di Papa Liberio, che avendo sognato il miracolo, lo esaudì facendo costruire la chiesa dedicata alla Madonna “ad Nives”, con l’aiuto economico dei coniugi patrizi romani, che non avendo figli decisero di offrire i propri beni alla Santa Vergine per la costruzione di una chiesa a lei dedicata. Ancora oggi i romani si incontrano il 5 agosto davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore per assistere allo spettacolo che ricorda la prodigiosa nevicata.

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