23 Giugno 2021
Il meteo a Roma

P.zza Venezia: anche la lupa/orsa è un flop del verde

Arte topiaria allo sbaraglio. P.zza Venezia e il simbolo di Roma "intarsiato" nel ligustro non piacciono. La rete insorge, i cittadini anche.

Sembra di farlo apposta. Ma tutto quello che succede in p.zza Venezia, anno dopo anno, progetto dopo progetto, non finisce mai bene. Anzi è quasi sempre una caduta di stile e di risultato.

Senza passare per la lunghissima storia della Piazza, così centrale e imponente, crocevia primario della Capitale, arriviamo direttamente ai giorni nostri. Prima ci furono le ruspe e le motoseghe che, abbattuti gli alberi secolari, “dissodarono” il terreno cambiando completamente la geometria del verde. Poi ci furono i lavori di ripavimentazione (anni durissimi per il traffico e fonte di ogni possibile invettiva).

Da quei lavori nacque la famosa aiuola. Che sicuramente apre ad una visione complessiva e maestosa della grande piazza ma, che è diventata anche palestra per varie e decantate nefandezze. Si è provato con il verde, che nella siccitosa estate scorsa in poco tempo è diventato landa giallastra e completamente secca. Qualcuno invocava “passate” mietiture…Ripulita che fu dal fieno rimase in bilico in attesa della soluzione eclatante. Nell’intervallo ci fu il breve periodo delle rose.

Ed ecco il fervido orgoglio verde destinato a profumare l’aria Romana e a sorprendere cittadini e turisti: apparvero 2500 ciclamini (a ricordare il tricolore). Il popolo insensibile, nemmeno questa volta, condivise appieno,  la fierezza capitolina.

L’apice del successo fu però raggiunto con il grande albero di Natale. Molto atteso e decantato. Arrivò e da subito apparve indegno. Si disse che non aveva superato lo stress del viaggio. E i romani che non se ne lasciano scappare una, subito lo ribattezzarono “Spelacchio”. L’abete/Spelacchio resterà nella storia della Città anche per gli euri sborsati dal comune! E perchè deriso da tutto il mondo. Comunque, iperilluminato e iperdecorato finì il suo compito e sparì.

Ora il Campidoglio ha scelto una struttura buona per tutte le stagioni. Un’installazione di arte topiaria che rappresenta la “lupa che allatta Romolo e Remo“. Simbolo della romanità in centro a Roma. Ma scivolone, anche questa volta! La rete si ribella e i cittadini anche (mai contenti ‘sti romani!)…la lupa pare un orso, è tozza, i lattanti sono a mala pena abbozzati, l’artista non valeva niente…e via così.

Non entriamo nel dibattito artistico. Ammettiamo, umilmente, di non essere architetti del verde ne’ giardinieri esperti. Solleviamo, però e per l’ennesima volta, la questione del verde cadente e decadente di TUTTA ROMA.

Giorni fa si cianciava di “chippare” tutti gli alberi della Capitale per monitorarne lo stato di salute. Due domande all’Assessore alla sostenibilità ambientale di Roma, Pinuccia Montanari: 1) quanti sono gli alberi a Roma? 2) quanti chip occorrono? 3) quanto costa l’iniziativa? 4) chi farà da centro di raccolta dati?  A questo punto non sarebbe il caso di intervenire direttamente, SERIAMENTE e RIGOROSAMENTE strada per strada, quartiere per quartiere, alla cura, potatura e sostituzione del già esistente?. Tanto rumore per una lupa/orsa e intanto gli schianti delle piante cadenti non si contano più.

 

foto: roma. corriere.it

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