Pigneto Film Festival, intervista a un protagonista

Al Pigneto si lavora h24 ai corti del Festival che hanno come soggetto il quartiere e che verranno presentati al pubblico sabato 6.

Tra un ciak e l’altro e quasi travolti da un attivismo frenetico riusciamo a incontrare e intervistare Alan Lorwhen, attore, impegnato in uno dei cinque corti in gara al Pigneto Film Festival.

1) Come sei arrivato al Pigneto Film Festival?
Sono approdato al Pigneto Film Festival quasi per caso. Da 6 anni vivo e lavoro in Germania nel mondo dello spettacolo. Casualmente un amico, gallerista di via Margutta, ha notato la casting call del PFF su Instagram e mi ha consigliato di inviare la mia candidatura (curriculum e breve video di presentazione). Ho pensato fosse un’ottima scusa per una vacanza romana in cui combinare qualcosa di creativo e rivedere cari amici. Sono stato quindi scelto da Sophie Clavaizolle, giovane regista francese dallo stile sperimentale, abituata a girare film in 48 ore.

2) E che impatto hai avuto dal Pigneto?
Una volta arrivato al Pigneto, che conoscevo ben poco, sono stato piacevolmente sorpreso dall’atmosfera frizzante e dall’organizzazione impeccabile del Festival da parte di Waldo Event Network, un connubio spesso non facile da trovare. Ad accogliere i 5 registi (esclusivamente di nazionalità straniera) e il relativo cast (tutto italiano) un party d’apertura in cui è stato svelato il tema che tutti i corti avrebbero dovuto seguire.
Interessante è vedere come i diversi registi interpretano il tema dell’anno e come questo tema possa assumere accezioni diverse a seconda delle diverse culture.

3) C’è molta tensione durante le fasi di lavorazione?
Anche se si tratta di una competizione, non si è mai avvertita la pressione di una gara, anzi. È una collaborazione vera e propria anche tra team sfidanti, in cui tutti vogliono dare il meglio nelle 144 ore a disposizione. I registi convivono nella stessa casa. Spesso si scambiano consigli, accessori per le telecamere, sostenendosi a vicenda nei momenti più duri di tutta la catena di lavorazione. Una comunità creativa in cui si crea la complicità di una compagnia teatrale.

4) Il Pigneto è un quartiere problematico. Come vi hanno accolto gli abitanti?
Tutti si sono dimostrati calorosi, curiosi e disponibili, hanno aperto le loro case alle crew nel caso servissero location per gli shooting, mentre molti si sono reinventati comparse.
Un aneddoto che tutti ricordano dalla prima edizione è quando, durante le riprese del corto del regista inglese Alfie Barker in cui una carrozzina viene strappata dalle mani della madre, l’attrice ha cominciato ad urlare in mezzo alla strada “il mio bambino!!!”, mentre la telecamera registrava da un balcone sovrastante. A quel punto alcuni passanti ignari si sono precipitati per impedire il “rapimento”. Grandi risate e riconoscenza per questa solidarietà di quartiere quando si è capito che era un film!

5) Le ore di lavoro sono 144. Com’è possibile realizzare un’opera?
È un compito arduo tra scrittura del soggetto, assegnazione dei ruoli, organizzazione delle riprese e supervisione durante gli shooting.
La comunicazione nel team è fondamentale, proprio perché il controllo da parte dei registi sugli attori è relativo, una volta che viene dato il ciak. Gli attori recitano in italiano, ma i copioni sono scritti nella lingua madre del regista! Scatta il meccanismo della fiducia e del “mestiere” per avere una buona fedeltà al copione La regista tedesca Ariane Döhring, vincitrice della prima edizione col cortometraggio “Mann!”, ha superato questo ostacolo con la geniale idea di un “film muto” e si è servita solo dell’espressività di immagini e colonna sonora. La libertà di improvvisazione è per noi attori molto stimolante, ma si improvvisa anche nel campo costumi e oggetti di scena (props, in gergo). Tutti i film sono a “budget 0”. Questo va assolutamente ricordato! L’impegno è tanto e sempre si fanno le ore piccole. Ma alla fine, davanti alla carbonara del ristorante Necci, si risorge! I confronti sul lavoro che resta da fare si semplificano e, così, ne guadagna anche il copione.

6) E su questa tua seconda esperienza cosa ci racconti?
Per l’edizione in corso sono stato riselezionato. Una grande emozione! anche perchè le candidature sono arrivate a fiumi!! Sarò diretto dal giovane pluripremiato regista e produttore canadese Kent Donguines.

7) Ci sveli il tema di questa edizione?
Il tema è “Paura e Coraggio” ed è stato annunciato Domenica 30 Giugno. Un tema che si presta a tantissime “letture”

A darci una mano sul set avremo un tutor artistico d’eccezione e per me molto speciale: Sarah Maestri (“Notte prima degli esami”, “Centovetrine”), originaria come me del Lago Maggiore (con cui ho già condiviso il set per il suo lungometraggio “Il Pretore” nel 2013.) Sarah si presterà per un cameo e ci darà, sicuramente, importanti suggerimenti per una buona recitazione.

Alla fine dei lavori TUTTI sono invitati SABATO 6 LUGLIO ore 21 a L.go Venue per la presentazione gratuita dei 5 corti in gara. Madrina della serata sarà Carolina Crescentini.

PFF vuole e sa essere profondamente innovativo, tanto da aver istituito due premi: uno deciso dalla giuria ed uno votato dal pubblico presente.

Ecco, forse è anche questo il significato profondo di questa manifestazione: aprire gli occhi e l’anima oltre gli orizzonti del limite urbano e riscoprire la città stessa attraverso una collaborazione “totalizzante” che punta i riflettori su un quartiere per regalare all’arte nella Capitale un’identità sorprendentemente fiera e senza confini.

 

 

foto (non di repertorio): Alessandro Settegualtieri.

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