Quei pini di Corso Trieste testimoni silenziosi da 90 anni

Piantati nel 1930 dal regime fascista, ora rischiano l'abbattimento. Nel 1936 l'inaugurazione del liceo Giulio Cesare

A guardarli, forse, non si direbbe che quei pini stanno lì da 90 anni. E invece sì.

A Corso Trieste ci sono dei testimoni silenziosi sotto le cui fronde sono passati nove decenni di storia romana. Piantati nel 1930 per volere del regime fascista, che in quello stesso anno inaugurò l’arteria che collega via Nomentana a Piazza Annibaliano dopo 5 anni di lavori e simbolo dell’omonimo quartiere, il Trieste, oggi quei pini potrebbero sparire.

Su 169 pini di corso Trieste infatti 60 sono considerati a rischio. Questo almeno emerge dallo studio condotto dalla Commissione ambiente del Comune sulle piante dello storico boulevard del quartiere e presentato  martedì 28 gennaio, a II Municipio, comitati di quartiere e residenti nella sede della circonvallazione Ostiense.

Sui 60 pini che destano preoccupazione (ben il 35,5% delle alberature prese in esame), saranno svolte ulteriori indagini alla fine delle quali il Campidoglio promette una decisione condivisa con la cittadinanza. La quale sembra essere non proprio contenta del loro potenziale abbattimento.

Proprio a metà della via, davanti ai pini, il primo ottobre del 1933 viene fondato il Regio liceo ginnasio Giulio Cesare che però ha la sua prima sede in piazza Indipendenza. Ma la data che viene ricordata nel quartiere Trieste-Salario è quella di tre anni dopo.

Sempre in ottobre, precisamente il 28 ottobre 1936, si aprono per la prima volta i cancelli del grande edificio di corso Trieste, progettato da Cesare Valle e inaugurato da Benito Mussolini in persona e dall’allora ministro dell’Educazione Nazionale, Giuseppe Bottai. È il risultato degli sforzi del primo preside dell’istituto, Guido Rispoli, che ha più volte insistito con il Governatore di Roma perché la scuola avesse un nuovo edificio, adatto a ospitare i tantissimi alunni iscritti.

 

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