Un pezzo di storia romana rimasto per decenni nell’ombra torna finalmente accessibile al pubblico. Sarà visitabile per la prima volta un nuovo settore del Sepolcreto della via Ostiense, presso la Rupe di San Paolo, uno dei complessi funerari più significativi dell’antica Roma. I lavori di messa in sicurezza, conservazione, restauro e musealizzazione, realizzati dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali nell’ambito del programma Pnrr-Caput Mundi, si sono conclusi in questi giorni, restituendo alla città un sito di grande valore storico e archeologico.
Un intervento complesso di restauro e valorizzazione. Il progetto ha puntato innanzitutto sull’eliminazione delle criticità conservative del sito: sono state consolidate le murature, restaurati gli straordinari intonaci antichi e rimossa la vegetazione infestante che si era sviluppata sulla rupe soprastante, restituendo piena leggibilità al complesso archeologico. Accanto agli interventi conservativi, è stato realizzato un nuovo percorso di visita pensato per il pubblico, arricchito da pannelli didattici e da riproduzioni in scala naturale degli affreschi originali, oggi conservati al Museo di Porta San Paolo. Completano l’intervento un moderno impianto di illuminazione scenografica e nuovi sistemi di sicurezza e videosorveglianza.
Le parole del sindaco Gualtieri. “Grazie al programma Caput Mundi e alle risorse del Pnrr, inauguriamo oggi una nuova area archeologica mai visitata prima, un luogo che racconta la storia di Roma con straordinaria autenticità”, ha dichiarato il sindaco Roberto Gualtieri. “Restituire la piena leggibilità di questo nuovo settore del sepolcreto della via Ostiense significa riportare all’attenzione dei cittadini e dei visitatori un patrimonio meno conosciuto, al di fuori dei consueti circuiti di visita, capace di arricchire l’offerta culturale della città in un’area di grande interesse storico e archeologico”. Il sindaco ha inoltre voluto sottolineare il valore del lavoro collettivo che ha reso possibile il risultato: “Il completamento dei lavori è il risultato dell’impegno condiviso della Sovrintendenza Capitolina, degli archeologi, dei restauratori, dei progettisti, delle imprese e di tutte le professionalità coinvolte”.
La Rupe di San Paolo: nove tombe e duemila anni di storia. Il settore interessato dai lavori conserva nove tombe, riportate alla luce tra il 1932 e il 1933, distribuite tra il fronte della via Ostiense e un cortile interno ricavato nel pendio della rupe. Il complesso documenta l’evoluzione delle pratiche funerarie romane lungo un arco temporale che va dal I secolo a.C. al IV secolo d.C., testimoniando il passaggio dall’incinerazione all’inumazione attraverso colombari, arcosoli, formae e tombe a tempietto.
Di particolare interesse è la camera sepolcrale scoperta nel 1953, decorata con affreschi risalenti al II-III secolo d.C., oggi custoditi presso il Museo di Porta San Paolo e riproposti nel sito attraverso fedeli riproduzioni. Le pitture raffigurano Prometeo nell’atto di plasmare l’uomo, affiancato da Atena che gli infonde la vita, insieme a un pavone e un fagiano: immagini che richiamano i temi della rigenerazione e dell’immortalità dell’anima, centrali nella cultura funeraria romana.
Il Sepolcreto della via Ostiense: una necropoli lungo l’antica strada per Ostia. Il sito riaperto fa parte del più ampio Sepolcreto della Via Ostiense, una delle testimonianze più importanti della necropoli che si sviluppava lungo l’antica via Ostiense, principale collegamento tra Roma e Ostia. Oggi il sepolcreto si trova all’interno del Parco Schuster, accanto alla Basilica di San Paolo fuori le mura, e rappresenta l’unico settore della vasta area funeraria conservato in maniera significativa.
La necropoli fu utilizzata dal I secolo a.C. al III secolo d.C. e si estendeva tra la Rupe di San Paolo e il Tevere. Proprio attorno a queste sepolture sorse il primo luogo di culto dedicato all’apostolo Paolo, da cui trae origine la basilica paleocristiana. Sebbene gran parte della necropoli sia ancora sepolta, le campagne di scavo condotte tra la fine dell’Ottocento e gli anni 1917-1933, in occasione dei lavori di ampliamento della via Ostiense, hanno restituito un’importante documentazione archeologica.
Tra le tipologie funerarie prevalgono i colombari, edifici destinati a ospitare urne cinerarie, caratterizzati da nicchie disposte su più livelli e decorati con affreschi, stucchi e mosaici. Nel tempo si diffusero anche tombe a camera, sarcofagi e sepolture a fossa. Le iscrizioni funerarie rinvenute indicano che la necropoli accolse soprattutto persone appartenenti ai ceti medi e popolari, tra cui liberti imperiali, militari e individui provenienti dall’Oriente mediterraneo.
Un patrimonio restaurato più volte nel tempo. In vista del Giubileo del 2000 il sepolcreto era già stato oggetto di un importante intervento di restauro, protetto da una copertura e integrato nel Parco Schuster per renderlo accessibile al pubblico. Negli ultimi anni la Sovrintendenza Capitolina ha inoltre avviato nuovi programmi di ricerca scientifica, dedicati allo studio dei resti umani cremati conservati nelle urne cinerarie e al monitoraggio dello stato di conservazione delle strutture, anche a seguito dei danni provocati dal terremoto del 2016. Le attività sono condotte in collaborazione con università e istituti di ricerca specializzati, tra cui l’Università di Valencia, l’ISPRA e l’ISCR, a conferma dell’attenzione scientifica che continua ad accompagnare la tutela di questo straordinario patrimonio archeologico della Capitale.