Street Art: Le favole di Esopo con Lucamaleonte a Vigne Nuove

L’artista romano spiega la sua ispirazione legata all’insegnamento degli animali che tiene sempre conto del territorio e dello spazio. Il progetto di rigenerazione urbana di “Another World” continua al TSMREE III della ASL Roma 1

La street art torna protagonista nel quartiere Vigne Nuove. Con le opere Gola Hundun, Solo e Diamond, Il progetto di rigenerazione urbana “Another World. Arte in città per immaginare il futuro” organizzato dall’Associazione Eco dell’Arte, e realizzato con il TSMREE III della ASL Roma 1, continua con la nuova fase chiamata “In Fabula Salus”. L’artista romano di fama internazionale Lucamaleonte è il protagonista di questo progetto che comprenderà tre opere che metteranno in scena tre famose favole dello scrittore greco Esopo.

Il primo dipinto realizzato rappresenta una scena della favola “La lepre e la tartaruga”, una scelta non casuale spiega la curatrice del progetto Elena Paloscia.  «Oltre a evidenziare l’insegnamento della favola di Esopo – rileva – la scelta di mettere in scena il momento in cui la lepre dorme delinea anche una lettura tra le righe. La lepre dormiente rappresenta in un certo senso anche il disinteresse di coloro che si possono crogiolare del loro agio rispetto alle visibili difficoltà attorno a loro, non curanti dei disagi del quartiere».

Diverse le chiavi di lettura che Lucamaleonte ha messo in scena negli spazi adiacenti all’ingresso TSMREE e che l’artista illustra in questa artista.

Per quale motivo hai scelto di strutturare il disegno in questo modo?

Quello che faccio è disegnare l’archetipo dell’animale e non un animale specifico, quindi cerco di rappresentarlo sempre nella posizione in cui è più riconoscibile. Solitamente animali come la tartaruga e la lepre vengono rappresentati in uno spazio orizzontale, in questo caso avendo un muro quadrato mi sono adattato. Inoltre, in passato avevo già realizzato un murales in orizzontale con la lepre e la tartaruga, ho voluto evitare di ripetere la stessa impaginazione. Questo formato mi piace, non mi trovo a mio agio a fare cose troppo grandi, queste sono dimensioni che funzionano meglio per i miei lavori. È una questione di come si incastrano le figure rispetto al muro, è compromesso giusto per ciò che riguarda le dimensioni e le proporzioni.

Quali saranno le altre due fiabe che verranno rappresentate?

Le prossime due fiabe sono “La gru e il pavone” e “La volpe con la pancia piena”. Sono state scelte dalla curatrice del progetto Elena Paloscia. Personalmente ci vado a nozze, perché mi interessa il discorso allegorico e simbolico dell’animale utilizzato per raccontare qualcosa dell’uomo. È proprio quello che faccio con i lavori legati alla natura, cioè di raccontare un lato, un aspetto dell’essere umano attraverso l’idea che l’uomo ha degli animali. Le favole fanno la stessa identica cosa, raccontano e insegnano tramite gli atteggiamenti degli animali.

Con quale animale ti identificheresti?

Non lo so perché non so bene come sono, avere un’idea così chiara non è facile. Non semplice per nessuno trovare un elemento chiave del proprio modo di essere, ci sono dei giorni in cui sono più lupo e altri in cui sono più pavone, e questo cambia da situazione a situazione.

Come sei arrivato a questo progetto?

Elena me lo ha proposto e ho detto subito sì. Vivo non lontano da qui, in questa ASL porto i miei figli a fare i vaccini e sono sempre rimasto veramente colpito dallo stato in cui versa questa zona. Mi sembra assurdo che un punto di ritrovo così importante sia circondato da una situazione di notevole difficoltà, e di come le istituzioni non siano state così efficaci nel trovare delle soluzioni funzionali.

Cosa ti ha spinto ad accettare?

Mi sento di partecipare proprio perché questo lavoro, così come quelli realizzati dagli altri artisti qui all’ingresso del TSMREE, può avere una funzione sociale forte. Secondo me il compito primo della street art è proprio quello di evidenziare delle situazioni e metterle in luce, per far sì che poi chi di dovere si possa muovere in funzione di questo e cambiare le cose. La riqualificazione urbana non è un disegno sul muro, ma un disegno sul muro può essere un piccolo volano che può portare ad una serie di riflessioni. Un murales non cambia la vita, ma può generare nelle persone un senso di appartenenza che va oltre, che li rende più partecipi ad una vita comunitaria, di rispetto e di scambio. Se questo accade, la funzione sociale dell’arte urbana ha senso, altrimenti rimane un disegno sul muro.

Intendi che diventa un’arte fine a sé stessa?

No, è un’arte che esprime sempre qualcosa, che però non è efficace poi a lungo termine. Servono progettualità che permettono di andare oltre. Un esempio virtuoso è stato fatto tanti anni fa a San Basilio per un progetto che si chiamava “Samba”, in cui sono stati fatti anche laboratori e serie d’incontri con chi le opere le vive tutti i giorni. Un disegno può diventare un punto focale anche per l’attenzione al territorio, ad esempio, quel signore che faceva fare qui i bisogni al cane non lo farà più, perché magari ci potrebbe essere rispetto per il lavoro o per la bellezza dell’opera.

Il territorio o il quartiere in questo caso, ispira anche i tuoi lavori all’estero?

Dipende dai progetti. Cerco sempre un po’ di sapere quello che c’è intorno, dove sto lavorando. Cerco di intervenire sul territorio in maniera sensata, un disegno come questo non è detto che stia bene anche a New York per esempio. Ogni luogo ha un linguaggio, una sua sensibilità, e in base alla mia cerco di portarli sulla stessa frequenza usando un linguaggio più simile a quello del territorio in cui vado a lavorare.

Cosa pensi della situazione attuale della street art a Roma?

Non ho tanto un’idea precisa. Però penso che non ci sia stato ricambio generazionale quantitativo e qualitativo, non so per quale motivo. Magari ci sono ragazzi bravissimi che stanno iniziando ed io non me ne sono accorto, ma a me sembra che gli artisti non riescano a emergere, sembra siano sempre meno, mentre c’è spazio per tutti e una grande consapevolezza di quel che è la street art.

Cosa pensi di “Cabin Art”, il bando del comune riguardo la trasformazione delle cabine della Polizia Municipale in opere d’arte urbana?

È un bene che ci siano soldi per queste cose. Parto dal presupposto che a me le scritte sui muri piacciono, mi dà l’impressione di stare in una città viva, fatta da persone che hanno voglia di esprimere e raccontare un pensiero, anche il più sciocco. Mi offre una mappa mentale della città, mi aiuta a leggere i vari contesti sociali. Il detto “muri puliti popoli muti” è vero. I muri permettono alle persone di manifestare anche un dissenso. Tag e graffiti sono comunque un aspetto sociale che va considerato. Il tag non mi toglie il gusto di godermi uno spazio, un luogo e il romanticismo di Roma, anzi, posso leggerli in altro modo.

Come hai trovato il tuo attuale stile?

Ho sempre disegnato per conto mio, ma ho iniziato facendo gli stencil. Però mi sentivo costretto, riuscivo a fare troppi pochi muri perché gli stencil di grandi dimensioni, per come li faccio, sono veramente lavori complicati e lunghi. Ad un certo punto ho deciso di abbandonare gli stencil, mi sono reso conto che non erano utili a raccontare quello che volevo, lasciando spazio al disegno. Da quel momento in poi ho liberato la mano e sono riuscito ad evolvere rispetto una tecnica che mi vincolava troppo. Ora lavoro con molta più libertà, posso interpretare bene lo spazio e cambiare i progetti anche in corso d’opera.

Pensi che potremmo vedere un giorno una mostra che racchiude tutti i tuoi lavori su carta?

Penso di aver fatto troppo poco ancora per poter raccogliere tutto in un in una mostra o un libro. Secondo me è ancora presto e mi sento ancora all’inizio, un esordiente per certi versi, anche dopo 20 anni d’esperienza.  Spero che a un certo punto qualcuno avrà voglia di raccontare il mio lavoro, ma penso che non debba essere io a farlo, sarebbe troppo autoreferenziale. Il mio compito è raccontare sempre cose nuove, guardo ai miei lavori passati solo per acquisire consapevolezza nel futuro. E poi quello dei disegni non è un percorso concluso ancora, fare una raccolta di tutti questi con gli animali è ancora presto secondo me.

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