Terry Gilliam presenta L’uomo che uccise Don Chisciotte, il film finalmente in sala 

Da quasi 30 anni il regista lavora al suo Don Chisciotte che sarà al cinema dal 27 settembre con Adam Driver e Jonathan Pryce

Dopo 30 anni, arriva in sala L'uomo che uccise Don Chisciotte, la visione di Terry Gilliam del capolavoro di Cervantes © Diego López Calvín

L’attesa è finita: L’uomo che uccise Don Chisciotte, il film infinito di Terry Gilliam sarà finalmente in sala il prossimo 27 settembre. Già questa da sola è una notizia, visto che il regista ha lavorato a questo film per quasi 30 anni. Il regista ha presentato il suo film oggi alla stampa. 

Al centro di L’uomo che uccise Don Chisciotte, Toby un giovane regista che sta lavorando a un film ispirato al Chisciotte, una storia che aveva realizzato dieci anni prima; nella Mancha ritrova il suo anziano protagonista, il calzolaio Javier convinto ancora di essere Don Chisciotte.

Dopo 30 anni di lavorazione, Gilliam ha rinunciato ai “protagonisti” Jean Rochefort e John Hurt, entrambi scomparsi nel 2017. A interpretare Toby, il regista “intrappolato” nel suo Chisciotte, Adam Driver:

“Ho deciso che Adam avrebbe fatto il protagonista perché l’ho incontrato in un pub a Londra e non avevo visto nulla di suo e ho pensato che fosse completamente diverso da quello che avevo in mente. È stato una partenza fresca, ero annoiato dalle mie precedenti idee: Adam è unico, non sembra una star del cinema, non si comporta come tale: è una persona reale ed è per questo che l’ho scelto”.

Nel film ritroviamo il binomio del capolavoro di Cervantes, fantasia e ragione rappresentati da Don Chisciotte e Sancho Panza. Due anime che non convivono nel cinema, secondo il regista:

“Quindi gli Avengers sono Sancho Panza? Penso che questi film giochino sulla fantasia senza connessioni con realtà e hanno creato il mondo dei sogni giovanile. A me interessa la lotta fra sogno e realtà, sono così Don Chisciotte e Sancho Panza, si tratta sempre di questi due atti e temo che gli Avengers sia un film solo di fantasia. I film che non possono permettersi molti soldi sono realistici e quindi banali”. 

L’uomo che uccise Don Chisciotte è stato girato in Spagna, in esterni, rendendo un film che è un elogio alla fantasia e alla follia molto reale:

“Non abbiamo creato dei set, abbiamo girato in posti reali, eravamo ancorati alla fantasia, ma giravamo in un mondo reale che ci limitava e che ci lasciava con i piedi per terra”. 

Il fotografo del film Nicola Pecorini ha spiegato che ci si è “adattati” alla realtà, proprio come ha fatto il vero Chisciotte. L’uomo che uccise Don Chisciotte ricorda moltissimo la filmografia del regista e il personaggio del gitano per alcuni ricorda Johnny Deep:

“Il tuo film è più interessante del mio, è questo che amo del fare i film e sentire le vostre domande. Ognuno fa dei film differenti, probabilmente il mio è pessimo, ma riusciamo a prendervi in giro e convincervi del contrario. Questa è la scusa che utilizzo, quando qualcosa non funziona, dico che è colpa vostra. Il nome del gitano, poi, è Díaz Ex Machina”. 

L’uomo che uccise Chisciotte è un film che parte dal capolavoro di Cervantes:

“Abbiamo 29 e rotti anni per parlarne? Ho letto il libro per la prima volta nel 1989, ho pensato che fosse impossibile trarne un film perché era così originale e ricco. Ho pensato di basarlo sugli ultimi fuochi di un uomo anziano che dice: ah, se solo l’avessi fatto e decide finalmente di fare qualcosa e muore felice. Il cambio più recente è stato di quattro anni fa: ho pensato all’idea di Toby che realizzasse un film su Chisciotte dieci anni prima, un’idea che rappresentava come i film hanno un impatto sulle persone. I film sono come i libri che leggeva il Chisciotte e sono stati quelli a renderlo folle. Mi interessava scrivere come fosse Toby prima di diventare famoso e le persone del villaggio che erano delle persone semplici prima di partecipare al film”. 

Idee che il regista ha avuto nel corso di questi lunghissimi 30 anni:

“Scrivere tante volte un film aiuta, perché sei hai tempo ti annoi delle idee che avevi all’inizio e ne hai alcune che sono meno interessanti. Sono un mistico e penso che il film si scrivano da soli, questo era uno scrittore molto lento”.

Il making of del film è stato raccontato dal doc Lost In La Mancha, cosa è cambiato da allora?

“Nella versione d’allora, Toby sbatteva la testa e si ritrovava nel 16° secolo e incontrava Don Chisciotte: è molto meno interessante. Adesso c’è un uomo che tradisce il suo talento per denaro, per realizzare spot di cibo spazzatura. Lui è il creatore di quest’uomo che è intrappolato nel ruolo di Chisciotte: è colpevole, un po’ come il Dottor Frankenstein, per me questo è importante, molti cineasti non accettano la responsabilità di quello che fanno e gli effetti sulle persone. Devi far riflettere le persone, portarli a comportarsi in modo appropriato, o ancora più interessante, in modo inappropriato”.

Il regista Toby diventa Sancho Panza nel film, la voce della ragione nel film, fra le tante cose che ha fatto Gilliam la regia dell’opera. L’uomo che uccise Chisciotte dimostra anche la sua perseveranza:

“La ragione per la quale ho continuato è perché tutte le persone ragionevoli mi dicevano di smettere, ma non credo alle cose ragionevoli, credo all’irragionevole. Penso che il Chisciotte sia un personaggio che vive dentro la tua testa e devi continuare finché quasi… non muori, ho fallito anche in quello!”.

“La mia vita è vuota, sono un morto vivente”, scherza in italiano, la “mancata” morte si riferisce al malore che non gli ha permesso di presentare il film a Cannes. La versione in sala è un film diverso da quello che sarebbe potuto essere realizzato nel 1989 e nel 2000:

“Ogni film vive in uno specifico periodo della tua vita e con delle persone specifiche: Adam è diverso da Johnny, Jonathan è diverso da Jean. Questo film è un prodotto di tanti elementi insieme, il film del 2000 non sarebbe stato così divertente, forse era più ambizioso… qualsiasi cosa voglia dire”.

Il film che andrà in sala è però costato molto di meno, anche se il cachet di Adam Driver era più alto di quello di Deep:

“Abbiamo speso metà del budget e ci siamo concentrati di più ottenendo un risultato migliore”. 

Terry Gilliam era uno dei Monty Python, il gruppo comico geniale che ha rivoluzionato il modo di ridere negli anni 60 e 70, per il regista però non c’è al mondo nessun erede:

“Ci sono moltissimi comici interessanti, ma non c’è nessun gruppo: i Monty Python erano in sei ed era l’alchimia che portava la loro comicità. Ai tempi c’erano solo tre canali e tutti parlavano di noi: ci sono ottimi comici, ma sono timidi: noi non avevamo paura di nulla, non pensavano al politically correct. Oggi non si sarebbe mai stata fatto La vita di Brian”.

A 77 anni, Gilliam è ancora un sognatore come il suo Don Chisciotte:

“Invecchiando si può diventare sia Don Chisciotte che Sancho Panza, più rigidi o più bambini. Va ricordato che nel Don Chisciotte, si deve parlare di tutti e due, dipende da quello che la vita ti dà… sta a voi decidere”.

Sul set c’era anche la nipotina di Gilliam, figlia di Amy, produttrice del film:

“La sua presenza mi ha aiutato a sopravvivere alle riprese, faceva parte di tutto: potevo giocare con lei, una bimba di un anno che era più anziana di me”.

Nel film Don Chisciotte ha il volto dell’attore Jonathan Pryce, il cavaliere vive in funzione dei suoi sogni, come Gilliam:

“Li amo, mi aggrappo a ognuno di essi, la vita può essere ripetitiva, i miei sogni non lo sono. Non rinuncio a niente. Jonathan ha voluto fare questo film per 50 anni e non l’ho mai assunto, quando è successo, ci ha regalato una performance pazzesca, ha fuso nel Chisciotte tutti i suoi personaggi shakespeariani”. 

I sogni di Gilliam continuano a farlo vivere, mentre Chisciotte è immortale:

“Don Chisciotte non muore mai, passa la sua conoscenza e l’esperienza, come per l’arte. Nulla è originale, copiamo sempre da chi è venuto prima di noi: il Chisciotte continuerà a vivere, Cervantes è stato davvero bravo. Esistono solo sette storie, continuiamo a raccontare la stessa storia, le buone storie continuano a vivere”.

“La testardaggine di Don Chisciotte nel vivere la sua fantasia” è per il direttore alla fotografia Pecorini la chiave degli ultimi due film di Gilliam, il regista che pensa al suo prossimo film: “L’uomo che uccise Don Chisciotte non sarà il mio ultimo film, o almeno questo spero”. E lo speriamo anche noi. 

L’uomo che uccise Don Chisciotte sarà in sala il 27 settembre, distribuito da M2 Pictures.

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
Radio Colonna