Al padiglione cinese della 61ª Biennale di Venezia un robot scrive con un tradizionale pennello di calligrafia. L'installazione, insieme a opere digitali e a un'esperienza immersiva dedicata al videogioco “Black Myth: Wukong”, propone ai visitatori un incontro tra cultura millenaria e innovazione tecnologica nel cuore di Venezia.
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Un robot che impugna un tradizionale pennello da calligrafia cinese e traccia lentamente caratteri sulla carta è tra le attrazioni che stanno richiamando visitatori al padiglione della Cina alla 61ª Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia.
La scena, insolita anche per il pubblico abituato alle sperimentazioni dell’arte contemporanea, si svolge nel contesto della mostra “Dream Stream”, tema scelto quest’anno per il padiglione cinese. Il robot riproduce i movimenti necessari per realizzare due caratteri che significano “Sogno” e “Ruscello”, mettendo in relazione una pratica artistica tradizionale con le possibilità offerte dalla tecnologia contemporanea.
L’iniziativa si inserisce nel vivace clima culturale che caratterizza Venezia in questi giorni. La città italiana sta accogliendo visitatori provenienti da tutto il mondo anche in concomitanza con l’83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica, mentre la Biennale continua ad attirare il pubblico internazionale con le sue proposte artistiche.
Al padiglione cinese, la tecnologia diventa uno strumento per raccontare una cultura millenaria attraverso modalità accessibili e innovative. La mostra riunisce infatti calligrafia, video, arte digitale, installazioni multimediali e robotica, proponendo un percorso nel quale elementi della tradizione cinese dialogano con i linguaggi dell’arte contemporanea.
“Dream Stream” prende ispirazione dai “Saggi del ruscello dei sogni”, opera enciclopedica attribuita a Shen Kuo, studioso vissuto durante la dinastia Song. Il riferimento alla tradizione viene reinterpretato attraverso strumenti tecnologici e forme artistiche capaci di coinvolgere direttamente i visitatori.
La performance del robot è diventata così un momento di particolare curiosità. Una visitatrice austriaca, Andrea, ha raccontato di non aver mai visto prima un robot scrivere e di essere rimasta colpita soprattutto dalla combinazione tra il braccio meccanico e il pennello utilizzato nella calligrafia tradizionale cinese.
Il percorso espositivo propone anche un’esperienza immersiva legata a “Black Myth: Wukong”, videogioco cinese diventato noto a livello internazionale e ispirato alla mitologia tradizionale. Un grande schermo panoramico permette ai visitatori di entrare virtualmente nell’universo del gioco, mentre una scultura raffigurante il “Prescelto”, il protagonista, completa l’installazione.
Anche questa sezione mostra il tentativo di utilizzare la tecnologia come strumento per avvicinare il pubblico alla cultura cinese. Dopo aver provato il videogioco, alcuni visitatori hanno espresso interesse a conoscere meglio la mitologia che ne costituisce la base, dimostrando come l’intrattenimento digitale possa diventare un veicolo di conoscenza culturale.
Per gli organizzatori, il progetto presentato a Venezia nasce proprio dall’incontro tra tradizione e innovazione. Le opere non si limitano a riproporre elementi della cultura cinese, ma cercano di trasformarli in esperienze interattive e contemporanee.
La presenza del padiglione cinese si inserisce quindi nel carattere internazionale della Biennale di Venezia, uno degli appuntamenti più importanti del calendario artistico mondiale. Attraverso robotica, immagini digitali e installazioni interattive, la mostra punta a offrire ai visitatori una lettura della cultura cinese che parte dal patrimonio storico per arrivare alle nuove forme dell’arte e della tecnologia.
La mostra “Dream Stream” resterà aperta al pubblico fino al 22 novembre.