Quella Villa cara a Mussolini che il Comune ora riqualifica

Dalla fine del 700 il polmone verde sulla Nomentana è proprietà dei principi Torlonia. Ma per 18 anni vi ha abitato il Duce

Da sempre i romani quando pensano a Villa Torlonia pensano a due cose. Un gran bel polmone verde da 13 ettari che abbraccia la via Nomentana, un chilometro dopo Porta Pia e a Benito Mussolini. Perché, l’area verde che il Comune intende riqualificare, almeno una sua parte, ha una lunga storia.

Originariamente proprietà agricola della famiglia Pamphilj venne acquistata alla fine del Settecento dal banchiere e nobile Giovanni Torlonia che commissionò a Giuseppe Valadier il progetto di trasformazione della proprietà agricola in propria residenza, attraverso la realizzazione del Casino Nobile e del Casino dei Principi.

Nel 1832, l’erede Alessandro Torlonia proseguì i lavori di abbellimento, attraverso la costruzione di altri fabbricati, tuttora visibili come il Tempio di Saturno, le finte rovine di gusto neo-classico, una Tribuna con fontana, un Anfiteatro e la caratteristica Caffè-House. La sistemazione del verde, nell’area meridionale del parco, si legge sul sito della Soprintendenza, ricalcava il gusto dei giardini romantici, con l’inserimento di laghetti, viali irregolari e nuovi edifici concepiti secondo lo spirito eclettico

Dopo un lungo periodo di abbandono, la villa divenne negli anni Venti, precisamente nel 1925, la residenza della famiglia Mussolini, fino al 1943. I principi Torlonia offrirono al Duce e capo del fascismo, la piena disponibilità della villa, al prezzo simbolico di una lira all’anno. Mussolini amava la Villa e con la sua famiglia si trasferì al Casino Nobile, mentre il principe si trasferì alla Casina delle Civette.

Il Duce dormiva nella stanza del principe sita al primo piano, mentre la moglie Rachele Guidi nella stanza opposta a questa, invece i figli di Mussolini ed il personale dimoravano al terzo piano. Lo studio di Mussolini era attiguo alla camera da letto mentre i salottini al piano terra venivano usati da tutta la famiglia per le attività di studio e per ricevere gli ospiti anche se raramente veniva ospitata gente di fama dato che, come affermava Romano Mussolini, quartogenito del Duce, Mussolini desiderava una certa riservatezza ed intimità entro la propria abitazione.

La sala da ballo, oltre a qualche ricevimento (degno di nota di quello di Mahatma Gandhi del 1930), fu utilizzata anche per delle proiezioni cinematografiche private. La notte, nella villa si aggiravano numerosi agenti della polizia presidenziale, mentre spesso, di buon mattino, il Duce si concedeva una cavalcata.

Non è tutto. Il Duce effettuò anche degli interventi. Per esempio la realizzazione due bunker anti-aerei, oggi visitabili dal pubblico. Nel 1940 Mussolini, preoccupato per l’intensificarsi dei bombardamenti alleati, fece allestire nella cantina sotto il laghetto del Fucino (dall’omonima piana abruzzese bonificata grazie all’impegno economico dei Torlonia, tra la fine dell’800 e gli anni 20) un ricovero, presto ritenuto inadeguato.

L’anno dopo fece approntare nel piano seminterrato del Casino Nobile un rifugio antiaereo e alla fine del 1942 fu progettato e costruito ex novo un bunker sotto il piazzale esterno del Casino Nobile. Nel giugno del 1944 tutto il complesso fu occupato dalle truppe del comando anglo – americano che vi rimase fino al 1947. La guerra fini è, nel 1977, la Villa fu acquistata dal Comune di Roma e dal 1978 è aperta al pubblico.

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